17 – 23 Maggio 2019: Medina Roma accoglie la mostra personale dell’artista francese Valérie Honnart

Sisifo Felice mostra personale di Valerie Honnart a cura di Lucia Collarile, dal 17 al 23 Maggio 2019 negli spazi Medina Roma, a cura di Palma Costabile e di Michele Nibaldi. Valérie – artista francese – ha viaggiato a lungo ed ha vissuto a Hong Kong e Roma. In questa personale ci presenta la sua reinterpretazione del mito di Sisifo in chiave contemporanea e con ispirazione alla cultura orientale.

In sinergia e con la promozione dell’INSTITUT FRANÇAIS – CENTRE SAINT-LOUIS

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Cosa dire di Valérie Honnart? è una bellissima donna francese, con il fascino specifico delle native del Scorpione con il fuoco del cavallo, il suo segno cinese. Più seriamente, ho incontrato Valérie molti anni fa a Roma, quando eravamo appena arrivati da mondi totalmente diversi, lei dalla cosmopolita Hong Kong ed io più vicino, da Parigi. Mi ha subito colpito la sua sensibilità differente, la sua maniera tutta felina di osservare il mondo senza mai svelare il fondo del suo pensiero ma lasciando l’interlocutore nel desiderio perpetuo di saperne di più…

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Dopo numerose mostre all’estero, Valérie torna a Roma con un tema molto particolare: il mito di Sisifo, che, secondo lei, diventa felice quando incontra la Cina. Lasciamo la parola alla curatrice della mostra, Lucia Collarile, che ci accompagna con le sue parole profonde ed oniriche per portarci nell’universo eurasiano della nostra artista.

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“Il mito di Sisifo di Valerie Honnart: la trasposizione in Cina del mito classico, divenuto pensiero filosofico contemporaneo, applicato all’analisi di una società apparentemente così distante dalla genesi di quello stesso pensiero.”

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“L’immagine, la rappresentazione di quel mito parla invece la lingua dell’oriente, ed è presentata da Valerie con tecniche artistiche rigorose e, solitamente, nel pieno rispetto della tradizione pittorica cinese.”

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“La pietra è la materia, la forma e la sostanza, intorno alla quale gira tutto il pensiero di Valerie riguardo al suo mito, quella che lei chiama “la via della creazione”: la pietra nostalgia della natura e dell’armonia che l’uomo aveva con essa; la pietra corpo, pelle e carne pietrificata; in un antropomorfismo che ne rivela i segni lasciati dal tempo e dalla vita; la pietra immobile che l’uomo trascina quotidianamente, con uno sforzo titanico, verso una vetta irraggiungibile; la pietra che rotola spinta da forze sovrumane, per tornare da dove era partita, dall’inizio.”

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“Sisifo e le pietre divengono il mezzo per raccontare visivamente la nuova Cina, il suo “comunismo capitalista”; e l’insensatezza della condizione cinese moderna, specchio dell’assurda condizione dell’uomo moderno in generale ma se possibile anche più dolorosa che in altri paesi. Valerie ha vissuto la trasformazione della società cinese di questi ultimi anni; l’allontanamento dell’uomo dalla natura, la presenza di un inquinamento devastante.

Eccoli i nuovi Sisifo trascinare enormi pietre sulle loro biciclette ed eccoli ancora meditare di fronte alla pietra caduta; aspettare pazientemente lo svolgersi del destino ai piedi della montagna; osservare le tracce che le pietre rotolando lasciano sui diversi terreni dell’esistenza; caricarsi sulle spalle il peso enorme di quella pietra, fondersi con essa in un contatto che si trasforma in abbraccio. Perché l’aspetto folle e per certi versi salvifico di questa metafora; è che Sisifo ama la sua pietra e lo dimostra sorridendo, nell’accettazione consapevole della sua condizione umana quotidiana.”

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“Nella mitologia cinese esiste un personaggio simile a Sisifo…

…è Yugong Yishan, un vecchio folle impegnato da solo nell’impossibile ostinato lavoro di creare con le sue mani un varco tra due montagne. Il vecchio è premiato dagli dei colpiti dalla sua caparbietà che, per lui, creeranno quel varco. Una sfida impossibile vinta con un lavoro piccolo e costante, nel qui e ora, senza coscienza di un futuro.”

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“La filosofia orientale è incentrata su questa sfida che è quella di vivere il presente con consapevolezza e amore, con cuore aperto; accorgendosi delle “piccole cose”. La sfida è di adattarsi sempre alla situazione presente; prendendo coscienza e consapevolezza del valore di ogni singolo momento della vita. Una vita che può avere luogo solo nel momento presente.

Un idea per noi occidentali più difficile da comprendere; poiché senza futuro noi perdiamo il concetto di redenzione verso una esistenza migliore e tutto sembra assurdo e inutile; resta solo la certezza della morte.

Quindi, ecco la sfida di Sisifo come ci spiega Camus nel suo libro: il lavoro, il castigo, la pietra; è un movimento che nell’eternità della ripetizione, prolunga il tempo di un’esistenza altrimenti assurda perché segnata dall’inevitabile morte. Ogni volta Sisifo ci crede nel suo lavoro e ogni volta Sisifo; seppur consapevole dell’assurdo della sua condizione; ricomincia da capo. Ecco che Sisifo, come ogni uomo, ha uno scopo: sfidare il suo destino, nel quotidiano, coraggiosamente. E paradossalmente sorride (come il Sisifo cinese). Per questo Camus termina il suo saggio scrivendo che “bisogna immaginare Sisifo felice”.

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“Valerie vince la sfida perché la sua pietra, quella che porta sulle spalle, le permette di essere creativa. La sua pietra traccia le linee della sua arte. Valerie ama la sua pietra. Valerie è felice lungo la sua via della creazione.

Il messaggio per noi è chiaro: non è l’assoluta ricerca del successo proiettata nel futuro a coincidere con la ricerca della felicità; non è il progresso l’assoluta felicità e non è nemmeno la continua ricerca di quella felicità a renderci felici; anzi è solo la conferma di una trappola invisibile, di un’esistenza assurda.

Nessuno potrà levarci dalle spalle la nostra pietra, che è la realtà; la natura, l’affetto; la fatica di vivere. Nessuno ci libererà da lei se non la morte ed è perciò che essa stessa è la nostra salvezza: il nostro scopo di vita.

Per questo Sisifo ama la sua pietra; per questo Sisifo è felice.

Lucia Collarile, Aprile 2019″

 

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