“La potenza dell’arte italiana” Lucia di Lammermoor in scena al Main Theatre di Manila, un’articolo di Francesco Germinario in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2020

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La cultura musicale italiana nel mondo, così a Manila per iniziativa della Philippine-Italian Association con presidente la signora Zenaida Tantoco e la partecipazione dell’Ambasciata Italiana, per una produzione di Lucia di Lammermoor nell’ampia sala del Main Theatre del CCP (Cultural Center of the Philippines) con presidente Arsenio J.
Lizaso, rispettivamente co-produttore e produttore della nuova proposta.
Creative Projet Coordinator: Giampaolo Lomi.
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L’apprezzato progetto aveva preso avvio due anni or sono con L’elisir d’amore di
Gaetano Donizetti ed è stato rafforzato quest’anno dall’impegno creativo di Lucia dello stesso compositore, nell’incontro tra realtà di diversi Paesi: dalle Filippine, con la partecipazione del tenore Arthur Espiritu, il mezzosoprano Camille Lopez-Molina, i tenori Ivan Nery e Nomher Nival; dall’Italia, sul podio il maestro Alessandro Palumbo e il regista Vincenzo Grisostomi Travaglini; il soprano francese di origine armena Melody Louledjian; il baritono coreano Byeong In Park naturalizzato filippino e il basso cinese Shi Zong.
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L’orchestra è la prestigiosa Philippine Philarmonic Orchestra ed il coro Viva Voce and Friends.
L’iniziativa, articolata su diversi settori musicali e produttivi, ha voluto il coinvolgimento di forze locali, così che le scene e i costumi, firmati dallo stesso Grisostomi Travaglini, sono stati realizzati nei laboratori e sartoria di Manila con l’apporto di Eric Gabat cruz  per le scene, di Bonsai Cielo per i costumi e di Winter David per gli accessori. Disegnatore luci Giovanni Pirandello, in stretta collaborazione con la nutrita squadra del CCP, di cui ricorre il cinquantesimo dalla fondazione.
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Giovani gli assistenti, per una formazione professionale, in previsione di una stagione lirica di più ampio respiro e già si lavora nell’individuare il proseguo dell’iniziativa con un titolo del repertorio italiano, da presentare quale novità assoluta a Manila.
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Ad arricchire tanto entusiasmo e unità d’intenti la collaborazione del Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong, che nella sua qualità di Ambasciatore della Real Casa di Cambogia s’impegna per avviare scambi culturali tra l’Europa e il Sud-Est Asiatico.
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Sin dall’avvio delle prove l’attenzione per l’iniziativa è stata rilevante e dalla conferenza stampa i mezzi di comunicazione hanno riservato all’evento la massima attenzione. Una conferma di quanto l’arte musicale italiana sia apprezzata in tutte le nazioni e sempre con interesse crescente.
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Lo spettacolo, allestito sull’ampio palcoscenico del Main Theatre, com’è stato scritto: “ha fatto sognare”, per la cura del risultato musicale, con particolare riferimento all’impegno di Alessandro Palumbo per trasmettere a solisti, orchestra e coro quel messaggio di
universalità che è racchiuso nel capolavoro neo-romantico donizettiano.
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Una messa in scena attenta e ricca di suggestioni, concentrata e rendere fluido quanto immediato lo svolgersi delle diverse scene dell’opera, senza mai trascurarne l’effetto visivo e l’intrinseco significato del dramma.
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Di particolare intensità e distinzione il raffinato disegno luci di Giovanni Pirandello.
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Il successo è stato appassionante, per il tenore filippino Arthur Espiritu che tornava a cantare a Manila dopo anni di assenza, dalla voce calda ed espressiva, ha riservato particolari emozioni quale Edgardo ricevendo una vera e propria ovazione al termine dell’Aria e Finale: Fra poco a me ricovero …
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Non minori emozioni dal soprano Melody Louledjian, al suo debutto nel ruolo, emotiva e musicalmente avvincente. Una compagnia nel suo insieme così svariata, eppure omogenea nel risultato, frutto di un’attenta preparazione e approfondimento di ogni singolo personaggio.
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Una menzione al giovane coro Viva Voce and Friends con maestro Camille Lopez-Molina
(interprete nel ruolo di Alisa), formato da giovani musicisti che con il loro entusiasmo fanno presagire un brillante futuro per lo sviluppo di organismi stabili a Manila.
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Successo per la serata di gala ed euforia per la successiva recita, con spettatori in gran parte giovani, che quanto mai numerosi al termine dello spettacolo si sono soffermati per lungo tempo negli ampi spazi antistanti alla sala teatrale, in una particolare tradizione che vuole tutti i partecipanti alla produzione unirsi al pubblico in una grande festa e abbraccio senza confini.
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Un ringraziamento particolare a Pablo Molina per i due belli ritratti di Arthur Espiritu e di Melody Louledjian

“The power of Italian art” Lucia di Lammermoor at Manila Main Theatre, an article of Francesco Germinario in “L’Opera International Magazine”, March 2020

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“The power of Italian art”
Lucia di Lammermoor at Manila Main Theatre,
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an article of Francesco Germinario in “L’Opera International Magazine”, March 2020
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“The Italian musical culture is present world wide, for instance in Manila  thanks to the initiative of the Philippine-Italian Association with Mrs. Zenaida Tantoco as President and the participation of the Italian Embassy in the production of “Lucia di Lammermoor” in the wide hall of the CCP (Cultural Center of the Philippines) Main Theatre, whose president is Arsenio J. Lizaso, respectively co-producer and producer of this new proposal. Creative Project Co-ordinator: Giampaolo Lomi.
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The appreciated project was launched two years ago with “L’elisir d’amore” of Gaetano
Donizetti and was reinforced this year with the creative involvement of Lucia of the same composer, which gave the opportunity to gather many countries: from the Philippines, with the participation of tenor Arthur espiritu, mezzo-soprano Camille Lopez-Molina, tenors Ivan Nery and Nomher Nival; from Italy, conductor Alessandro Palumbo and Director Vincenzo Grisostomi Travaglini; the soprano Francese, of Armenian origins Melody Louledjian; Corean baritone Byeong-In Park, naturalized Filipino and the Chinese bass Shi Zong.
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The orchestra is the prestigious Philippine Philarmonic Orchestra and the Choir Viva Voce and Friends.
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The initiative, structured on several production and musical levels, has involved local high skills, as the sets and costumes, which were deisgned by Grisostomi Travaglini himself, were realised in the workshops and ateliers of Manila, with the contribution of Eric Gabat Cruz for the sets, of Bonsai cielo for the costumes and Winter David for the props. The lighting designer was Giovanni Pirandello, in tight collaboration with the numerous CCP equipe; CCP, of which was celebrated the 50th Anniversary.
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All assistants were very young, as they were searching for a “live” professional experience, looking forward to a lyric programme of wider dimensions and the CCP directors were already thinking of the next opera to be staged, within the Italian repertoire, which will be an absolute new show in Manila next time.
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To enrich such enthusiasm and union of intentions, the collaboration of Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong, who, as Ambassador of the Royal Household of Cambodia, brought all his energy to enhance the level of cultural exchange between Europe and South-East Asia.
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From the very beginning of the rehearsals, the attention for the initiative was at its utmost level, and since the press conference, the medias have given the largest place to the event. A confirmation of how appreciated is Italian musical art world wide and always with increasing interest.
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The performance, which took place within the CCP Main Theatre, “made people dream” as it was written thanks to the utmost care of the musical result, with particular reference to the work of Alessandro Palumbo, who gave his soul to transmit to the soloists, orchestra and choir the message of universality, which is hidden in the heart of this neo-romantic “donizettiano” masterpiece.
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A careful staging, rich with suggestive details, concentrated to render fluid the succession of the opera scenes, leaving essential the visual effects and the deep meanings of the drama.
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Of particular intensity, the refined lighting design of Giovanni Pirandello. The success was full of passion for the Filipino tenor Arthur Espiritu, who came back on a Manila stage after years of absence. His voice, warm and expressive, gave particular emotions which caused Edgardo to receive an actual and proper ovation at the end of the Aria and Finale Fra poco a me ricovero …
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The emotions given by soprano Melody Louledjian, at her debut in the role were not least, so sentimentally arousing and convincing. The cast could seem heterogenous in its whole but the result was harmonious, the fruit of the careful preparation and the deep reflection on each single character.
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One special mention to the young choir Viva Voce and Friends with Maestro Camille Lopez-Molina (who interpreted Alisa in the opera as well), which gathers young musicians and singers who, thanks to their enthusiasm, leads the future of music to be bright in Manila’s heaven.
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Success for the gala evening and euphoria for the following matinée, with a young audience, so numerous to wait for the artists at the end of the performance for the traditional CCP “Meet and Greet” in the foyer of the theatre, which united all the participants of the production with the audience in a big embrace and celebration without borders.”
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Our gratitude to photographers Alex van Hagen and Domingo Gannaban for the beautiful pictures.

“Aida” of Giuseppe Verdi at the Congresium of Ankara on 19th October 2019, with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini as Director.

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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                                              Photo credits: Emre Turan for Genel DOB

 

The opera “Aida,” one of the major productions of the State Opera and Ballet, was presented to art lovers in all of its magnificence at the Congresium Stage for the first time in the capital Ankara on Oct. 19, 2019.

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The opera “Aida,” which is about the impossible love of the brave commander Radames and the captive Abyssinian Princess Aida, was staged at the Ancient Theatre of Aspendos last month. “Aida,” which has gone down in history as the “most beautiful opera” by Giuseppe Verdi, the famous Italian composer from the 19th Century School of Italian Opera, captivated audiences with its magnificent decor and costumes at the Congresium Stage in Ankara for the first time.

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Directed by famous Italian director Vincenzo Grisostomi Travaglini, “Aida” received great acclaim from the audience at the Ancient Theatre of Aspendos. That time, it was performed by the cast of the Ankara State Opera and Ballet with magnificent decor and costumes.

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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                        Photo credits: Emre Turan for Genel DOB

In turn, Feryal Türkoğlu, Nurdan Küçükekmekçi and Burçin Savıgne took on the role of “Aida,” Murat Karahan, Efe Kışlalı and Koray Damcıoğlu will play “Radames,” Ferda Yetişer, Ezgi Karakaya and Zeliha Kökçek will play “Amneris,” and Eralp Kıyıcı and Gürgan Gürgen took on the role of “Amonasro.” Again, alternately, the artists of the Ankara State Opera and Ballet Orchestra, under the direction of conductor Antonio Pirolli and conductor Can Okan, accompanied the performers.

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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                              Photo credits: Emre Turan for Genel DOB

At the Congresium on the evening of Oct. 19, art lovers had the opportunity to watch the “Radames” performance of “Aida” staged by State Opera and Ballet’s general manager and general art director, tenor Murat Karahan, at Italy’s historical Arena Di Verona and Antalya’s Ancient Theatre of Aspendos last summer. Feryal Türkoğlu sang “Aida” in the show.

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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                        Photo credits: Emre Turan for Genel DOB

The decor for the work was designed by Özgür Usta, the costumes by Savaş Camgöz and Gürcan Kubilay, and the lighting by Giovanni Pirandello; the choir was led by Giampaolo Vessella. Sergei Terechenko choreographed the production, which also featured ballet and children’s ballet performers from Ankara State Opera and Ballet.

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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                        Photo credits: Emre Turan for Genel DOB
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“Aida” of Giuseppe Verdi at Ankara Congresium, 19th October 2019                     Photo credits: Emre Turan for Genel DOB

Last but not least, grateful thanks to General Director Murat Karahan who wished fom the bottom of his heart the return of the grand operas in Turkey and gave the right means to achieve this important decision.

 

“Pagliacci Impresses Audience at Sofitel”, an article of Taing Rinith in Khmer Times, 14th October 2019

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On Friday 12th and Saturday 13th October 2019 evenings, hundreds of people from all nationalities laughed and cried and gave big rounds of applause in Sofitel Phnom Penh Phokeethra’s ballroom where an Italian opera performed, under the direction of Masetro Vincenzo Grisostomi Travaglini.

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Kicking off the second Sofitel Phokeethra Classical Music Festival, Pagliacci, an Italian opera by Ruggero Leoncavallo, a tale of romantic entanglements, was organised by Cambodia Opera Project.

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According to HRH Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath, the Artistic Supervisor of the performance, the concert was a “melting pot” with artists from Cambodia, Japan, Italy, Cameroon, France and Germany.

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A group of acrobats from Phare Ponleu Phare Ponleu Selpak also featured on stage. “We decided to perform Pagliacci, which is deliberate and putting together fiction and reality,” said the Prince. “We have artists performing on the stage for the ‘villagers’ in their village.”

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At the end of both nights, the concert was a success, as the audience expressed their love for the performance, and the orchestra directed by Jun Lisaka.

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Photo credits: Helmut Stampfli & Michael Klinkhammer

 

Pagliacci Impresses Audience at Sofitel

 

“Pagliacci in Cambogia, fra acrobati e maschere”, un’articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile “L’Opera International Magazine” di Dicembre 2019.”

Le leggende millenarie della cultura Khmer, che si perpetuano nei riti
delle danzatrici Apsara, simolicamente festanti nell’immortalità dei
magnifici bassorilievi del monumentale perimetro di Angkor in
Cambogia, l’area sacra più vasta del mondo, si perpetuano all’oggi tra
balli, suoni, canti e più popolarmente in acroboazie vertiginose di
quelli che nell’antichità erano giovani guerrieri.
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Photo of Michael Klinkhamer, of Neang Heng Kong Daravich from Battambang Phare Ponleu Selpak
Una cultura mai sopita che si rinnova a ogni istante nei modi e nelle forme,
come seil tempo non dovesse passare. Un rituale senza soluzione di continuità
nei secoli, trasmessa negli insegnamenti dei Maestri e nell’entusiasmo
di giovani e giovanissimi. Una società, la cambogiana, che si vorrebbe
chiusa a qualsiasi contaminazione esterna e il farvi penetrare forme
d’arte dal lontano Occidente potrebbe figurare quale impresa
azzardata. Ancor più quando la scelta è prepotente, con un titolo
quale Pagliacci dove Ruggero Leoncavallo, librettista e compositore,
si erge a sostenitore di quelle tendenze letterarie che dalla Francia
all’Italia e in particolare nel Sud della penisola, s’impongono a alla
ricerca del vero che nella musica si tramuta in un illusorio
ribaltamento di valori, nella corrente chiamata “Verismo” , il cui
termine è ancor oggi soggetto di discussione ed equivoci.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Il progetto di opera in Cambogia era stato avviato non più tardi di un anno fa
nella capitale Phnom Penh con Cavalleria Rusticana, da Verga con
musica di Mascagni e se la scelta di Pagliacci nella consuetudine
dell’Occidente potrebbe sembrare conseguenziale, la riuscita
dell’abbinamento nel lontano Sud-Est Asiatico, sia pure a distanza di
un anno, era tutt’altro che scontata. L’intreccio di concetti
diversamente enunciati in Pagliacci, il “manifesto” concettualmente
rimarcato di una realtà con accenti di assoluta desolazione umana e di
dualità che dalla tradizione italica di commedia si tramuta in
tragedia di vita, tutto ciò all’impresa appariva lontano dal potersi
rappresentare a un pubblico eterogeneo, formato in gran parte da
cambogiani e da tutto quel mondo senza confini che ha eletto l’antico
Regno quale propria residenza.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Mondi distanti, dall’Europa mediterranea di Sicilia e Calabria a quel Regno Khmer che viene soprannominato “la terra del sorriso”. Ed è stata proprio quest’ultima
analisi di molteplicità la chiave di lettura per la produzione che ha
amalgamato le tante realtà, trainate dal “Cambodia Opera Projet”
voluto e realizzato da Ai Iwasaki, giapponese residente a Phnom Penh,
iniziativa che come detto prese il via corraggiosamente l’anno scorso
con Cavalleria rusticana, primo titolo operistico in assoluto
rappresentato in Cambogia e oggi a seguire con Pagliacci.
L’inizio dello spettacolo è pirandelliano e tutti i partecipanti si
presentano in scena con gli abiti di appartenenza, kimono per il
Giappone, abito tradizionale per la Cambogia,tuniche variopinte per
l’Africa, indumenti disinvolti per l’Australia e così via.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Nessuno dei partecipanti ha contezza del proprio ruolo, una massa indistinta di
colori senza un autore (e qui Pirandello) che ascolta il Prologo tra
“antiche maschere”, arlecchino e una pierrette/pagliaccio, ignari di
una realtà incombente, astrattamente librante nell’aria e
simboleggiata con poesia dagli artisti del circo di Battambang,
depositari dell’antica disciplina acrobatica del Regno dei Khmer, che
coniuga eleganza a esercizi spericolati. Questo gruppo circense con
sede a Battambang è una ONLUS, fondata nella provincia nel Nord della
Cambogia agli inizi degli anni ’90, che si rifà alle forme più antiche
di atletica del passato impero, così come mirabilmente tramandato, ad
esempio, nei magnifici bassorilievi del Tempio di Bayon degli inizi
del XIII secolo. Ragazzi sottoposti a una disciplina inflessibile e a
ragione alcuni dei partecipanti sono stati chiamati a collaborare in
Canada con il Cirque du Soleil.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Le sollecitazioni, inoltre, sono molteplici, da una danzatrice del Balletto Reale che interviene nella ricorrenza ferragostanna del villaggio, ma potrebbe trattarsi di una
qualunque altra ricorrenza in ogni luogo, ai giovani del teatro
popolare con mimiche contenute e simboliche, come l’aver sostituito i
citati nel testo zampognari in musicisti con strumenti tipici
orientali e nel corale “Don, din don” rappresentato da attori come un
tipico matrimonio cambogiano. Nella Canzone: “ guardando in cielo /
Oh! che volo d’augelli” accompagnano il canto i due fratelli Nem, veri
artisti dell’acrobazia che con mani e braccia sospesi nel vuoto
seguono il volo degli uccelli, nell’illusorio desiderio di libertà di
Nedda: “Lasciateli vagar per l’atmosfera, / questi assetati d’azzurro
e di splendor”. La Serenata di Arlecchino è su una scala da acrobati
del circo, sorretta da atleti, affiancati da un’ingenuo, romantico
quarto di luna.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Cosa c’entri tutto questo con Pagliacci, questa è la sorpesa, perché
nella sua originalità tutto aderisce e scorre lineare in una tanto
propria, quanto specifica coerenza.
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Photo credits: Helmut Stampfli
La “commedia” ha inizio sin dall’apertura del sipario e il connubio
tra “antiche” maschere e acrobazie ne è la costante. Il Prologo
assegnerà a ognuno il proprio ruolo perché nulla è realmente definito;
tuti sono ignari personaggi, veicolo di una storia già scritta. La
musica e l’azione scenica sembrano voler andare oltre la parola tanto
che il numeroso pubblico, per lo più, non presta attenzione ai grandi
schermi laterali, dove scorrono le traduzioni in lingua khmer e
inglese, avvinti dalla vicenda che si svolge in palcoscenico, con
stupore per esercizi spericolati, nel più assoluto silenzio
nell’intrecciarsi di finzione e realtà e sino alla tragedia conclusiva
dell’uccisione di Nedda e di Silvio.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Come inebetiti alla frase “la commedia è finita” con impetuoso finale,
il pubblico rimane per qualche secondo, che è sembrato interminabile, come paralizzato, prima dello scrosciante applauso. Ottima l’orchestra formatasi appositamente
per l’evento, formata da professori in prevalenza giovano musicisti,
provenienti dal Giappone, Thailandia e dalla stessa Cambogia, dove
sempre più si stanno sviluppando valide professionalità; direttore il
giapponese Jun Lisaka del New National Theatre di Tokyo. Coro
amatoriale, così come il coro di voci bianche, tutti di diversi Paesi
e per lo più residenti a Phnom Penh, provenienti dalla Francia,
Olanda, Regno Unito e Paesi asiatici, tutti impegnati nello studio per
mesi, coordinati dai responsabili del “Cambodia Opera Projet”.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Nei ruoli principali si sono alternati per Nedda/Colombina i soprani
giapponesi Ai Iwasaki e Miki Maesaka; per Canio/Pagliaccio Hiroshi
Mochiki del Fujiwara Opera e il tenore cambogiano Khuon Sethisak.
Compagnia per lo più giapponese con Hideya Masuhara per Tonio/Taddeo e
con presenza italiana per il Silvio di Diego Savini al suo debutto nel
ruolo: i contadini: San Chi Nith e Nieng Kanol.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Particolarmente apprezzato il Peppe/Arlecchino Yasuhito Shinkai che con il mimo di
origine israeliana, come lei stessa ama definirsi cittadina del mondo,
Glenda Sevald in arte Pierrette, hanno formato una coppia
comico/tragica che ha avuto la funzione di legante drammaturgico
nell’arco dell’intera esecuzione.
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Photo credits; Helmut Stampfli
Scenografia essenziale, ravvivata da un gioco emozionale di colori, nel disegno luci di Giovanni Pirandello.

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Regia di Vincenzo Grisostomi Travaglini.
Supervisione artistica di Sisowath Ravivaddhana Monipong, della Famiglia Reale di
Cambogia, al quale si deve l’elaborazione del progetto tra Istituzioni
italiane e cambogiane di uno sviluppo di collaborazione tra i due
Paesi.
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Photo credits: Helmut Stampfli
Degna di nota, a tal proposito, la formazione nel 2018 a
Bangkok della Thai-Italian Youth Orchestra, un esperimento che sarebbe
augurabile si potesse estendere a tutto il Sud-Est Asiatico.
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Photo credits : Helmut Stampfli

“Aida in Aspendos: Un ponte fra Oriente e Occidente”, articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile” in “L’Opera International Magazine” di Novembre 2019

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Un filo sottile unisce l’antico Egitto con le coste dell’Asia Minore, così che il remoto porto di Aspendos, nell’attuale Turchia, era meta di attracco delle navi all’epoca dei Tolomei. Certamente Aida di Giuseppe Verdi, in cartellone al 26esimo Festival Internazionale di Aspendos, non prende spunto dalla mitica Cleopatra, ultima della dinastia tolemaica, tanto meno l’egizio Radamès è riconducibile al romano Giulio Cesare o al generale Marco Antonio, come qualche sprovveduto turista/spettatore avrebbe voluto immaginare, eppure nella nuova produzione di Aida appositamente realizzata per l’Antico Teatro greco-romano di Aspendos, s’intravede l’impronta del passato. Se nella seconda metà dell’Ottocento l’archeologo francese Auguste Mariette volle ricondurre la sua storia ben mille anni prima della Nuova Era, ai tempi della XVIII dinastia egizia, ispirandosi a  Hachepsuth, Nefertiti  e forse anche a Ramses II, vicenda da cui prenderà spunto Giuseppe Verdi per il suo lavoro, ebbene in questa Aida ad Aspendos a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Antalya, vi è la consapevolezza di un’appartenenza del tutto propria, di tradizioni e ritualità anatoliche. Le scene e i costumi si confanno a memorie antiche, proprie di un territorio che guardando all’Egitto mantiene salde a tutt’oggi le proprie radici. L’impianto scenico è all’apparenza tradizionale, ma nella sua realizzazione sembra voler riproporre la celebre frase di Verdi: “torniamo all’antico, sarà un progresso”. Non solo … se le figure impresse nella scenografia, colonnati grandiosi e costumi dalle tinte di sapore medio-orientale, ci riportano al fastoso passato di congiunzione tra Oriente e Occidente, vi è visibilmente trasmesso anche quel simbolismo che nella sua ritualità si ricongiunge, idealmente, con l’Egitto  di Mozart/Schikaneder ne Die Zauberflöte. Scene di Özgür Usta, costumi di Savaş Camgöz e Gürcan Kubilay.

Direttore Fabrizio Maria Carminati che della partitura di Aida ha esaltato le pagine di magniloquente spettacolarità, per nulla sacrificando, con raffinata minuzia, l’interiorizzazione di ogni ogni singolo personaggio, nella sfida irrealizzabile dell’uomo con un destino inesorabile. Un percorso omogeneo, di una visione condivisa tra podio e palcoscenico, regia di Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ricerca storica di Sisowath Ravivaddhana Monipong. Disegno luci di Giovanni Pirandello. Di grande suggestione il fuoco sacro che si sprigiona dal remoto pertugio del tempio, da dove Ramfis in ripetitivo ternario segna la condanna a morte di Radamès, nel reiterato conflitto tra potere temporale e spirituale.

Nel ruolo del titolo il soprano russo Anna Nechaeva di solido  impatto in un ruolo del quale ha certezza, di timbratura scura e suggestiva, con spiccato senso scenico; nella replica la debuttante Francesca Tiburzi. Radamès è il tenore turco Murat Karahan, dopo i consensi areniani, qui si conferma dalla voce ferma e squillante, ha riscosso un personale, vibrante successo; nella seconda recita Efe Kışlalı. Ancora dalla Russia, ma con una sensibilità tutta italica, l’Amneris di Anastasia Boldyreva, principesca nella sua arroganza, disperata nel suo sentimento di donna, cinicamente disumanizzata nel conclusivo: “Pace t’imploro … “.

 

 

 

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Dall’espressione tonante e autorevole presenza l’imperioso Amonasro di Eralp Kıyıcı. La marcata voce di basso, d’innnata autorevolezza ha delineato l’interpretazione di Safak Guç, quale Ramfis. Completano la compagnia: Ozgur Savas Gencturk, il Re, Nihan Inan e nella replica Ceyda Maral, Sacerdotessa, Emrah Sòzer Un Messagero. Coro dell’Opera di Antalya e dell’Opera di Ankara, maestri, rispettivamente, Mahir Seyrek e Giampaolo Vassella. Corpo di ballo e ballo bambini (Moretti) dell’Opera e Balletto di Antalya, coreografo  Armağan Davran.

La prima serata è stata trasmessa in diretta nazionale su TR2, il secondo canale della Televisione di Stato Turca, dedicato a notiziari ed eventi culturali.

La produzione di Aida ha trovato la sua collicazione ideale all’interno dell’Antico Teatro di Aspendos, eppure a quasi un mese di distanza ha saputo “rigenerarsi” in ben altra situazione in una serata di “gala” nel contemporaneo edificio del Congresuim di Ankara, capace di oltre tremila posti, a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara. Di base l’allestimento è lo stesso di Aspendos,eppure con sostanziali modifiche a conferma che non esistono recite, una eguale all’altra, ma bensì la capacità di rinnovarsi nell’aderenza a un concetto, più che a una pura estetica. Nel ruolo di Radamès s’impone e si conferma Murat Karahan, cosi come Eralp Kiyici, Amonasro, e il basso Safak Guç, Ramfis. Per Aida il debutto nel ruolo del soprano Feryal Türkoğlu che cesella il personaggio con raffinatezza e precisione. Amneris è la convincente e appassionata Ezgi Karakaya; Erdem Baydar, il Re, Cem Akyuz, il Messaggero e Nihan Inan, Sacerdotessa. Direttore d’orchestra il giovane e già affermato Can Okan al suo debutto nel titolo; maestro del coro Giampaolo Vessella. Significativa la presenza dell’eccellente Corpo di ballo e per i Moretti della Scuola dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara con coreografie di Sergei Terechenko. Prevista inizialmente una sola recita al Congresium, vi si replica per soddisfare le molte richieste di pubblico, oltre la capienza della grande sala.

Photo credits: Yusuf Emre Turan & Sisowath Ravivaddhana Monipong

 

 

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“Le ali della fatalità”, articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile”L’Opera International Magazine” di Ottobre 2019

L’emozione di un appuntamento con la storia nell’antica Anatolia in un
incontro di culture, tra le imponenti vestigia di un passato glorioso
e un presente dalle dinamiche vivaci, che in un’unica Direzione
generale raccoglie il patrimonio di ben sei Teatri d’Opera e Balletto
di Stato della Repubblica di Turchia; Direttore generale Murat
Karahan.
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L’occasione è il Festival Internazionale di Aspendos, antica città
fondata nel primo millennio A.C., che conserva al suo interno il
magnifico Teatro greco-romano del II secolo D.C., con la facciata
rinforzata dai Turchi Selgiuchidi, che utilizzarono la costruzione
quale caravanserraglio e nel XIII secolo ne modificarono la struttura
frontale in quello che appare oggi internamente quale parete del
palcoscenico. Rinforzi costitutivi che ne hanno permesso la
straordinaria conservazione, luogo tra i più affascinanti al mondo.
Cornice ideale, anzi magica, per la nuova produzione di Carmen che ha
inaugurato la 26esima edizione del Festival Internazionale il cui nome
ci riporta al passato: alla mitica Aspendos.
Art 1
Un allestimento spettacolare realizzato dall’Opera e Balletto di
Istanbul per il Festival, curato nei minimi dettagli dal regista
Vincenzo Grisostomi Travaglini, con scene di Zeki Sarayoğlu
appositamente pensate per l’interno dell’antico teatro, in un tutt’uno
con le maestose strutture architettoniche. Colori smaglianti, vivaci e
allo stesso tempo misurati nell’equilibrio cromatico di ogni singola
scena nei costumi di Ayşegül Alev e di Gizem Betil. Suggestivi gli
interventi del ballo, dal Preludio agli Entr’act, che hanno donato a
questa produzione un sapore del tutto originale, con coreografie di
Ayşem Sunal Savaşkurt dal carattere spagnoleggiante, ma con
un’eleganza rivolta a quella Francia da dove Bizet avrebbe chiesto ben
altri riconoscimenti, oltre il limite stilistico dell’Opéra-Comique,
con aspirazioni da Grand-Opéra. Disegno luce di Giovanni Pirandello
con tinte e suggestioni che interpretavano della musica emozioni e
tormenti. L’approfondimento della drammaturgia da Mérimée a Meilhac e
Halévy, negli intrecci storici e letterari, di Sisowath Ravivaddhana
Monipong.
Alla direzione dell’orchestra dell’Opera di Stato di Antalya il
maestro bulgaro Zdravko Lazarov, dal gesto misurato e partecipe. Coro
dell’Opera di Istanbul con elementi dall’Opera di Antalya, maestri
Paolo Villa e Mahir Seyrek. Corpo di ballo dell’Opera e Balletto di
Istanbul.
Art 2
Compagnia di canto in gran parte dai Teatri d’Opera e di Balletto di
Stato della Turchia, con ospite il mezzo-soprano russo Yulia Mazurova,
quanto mai sensuale, partecipe, coinvolgente. La sua Carmen ha sì le
tinte della zingara che si erge a vessillo della libertà, filtrata e
interpretata dal gusto di un’epoca di una Francia avvilita dalla
sconfitta da quei Prussiani che Verdi nella sua Aida denominò “barbari
etiopi”, quanto nobilitata dal nascente impero di Napoleone III, con
atmosfere suggestionate dalla consorte imperatrice Eugenia, originaria
spagnola; ancora, da un’estetica che prende sostanza nella “grandeur”
di un popolo orgoglioso, nel segno di una fatalità incombente, oltre
ogni volontà! Nella seconda recita il ruolo di Carmen è stato
interpretato dal mezzo-soprano anch’esso di origine russa Anastasia
Boldyreva, ribelle e affascinante; due caratteri, due diverse visoni
per un unico destino! Compagnia di canto formata perlopiù da artisti
di canto turchi, dal tenore Efe Kıslalı dalla voce ferma e
stilisticamente flessuosa, applaudito Don José, nella seconda recita
il tenore Ali Murat Erengül. Micaëla disegnata al di fuori della
convenzionalità di contrapposizione dei personaggi, bensì protagonista
nel dualismo inconciliabile: il soprano Bilge Yılmaz, nella replica
Gülbin Günai. Il torero di Granada Escamillo lo spontaneo Murat Güney.
Completavano la compagnia artisti dell’Opera di Istanbul, in una
sincronizzazione musicale e scenica di ruoli tra commedia e tragedia:
Anna Sirel Yakupoğlu (Frasquita) ed Elif Tuba Tekışık (Mércèdes); Alp
Köksal (Le Dancaïre) e Onur Turan (Le Remendado); Göktuğ Alpaşar
(Zuniga) e Utku Bayburt (Moralés). Coro di voci bianche dell’Opera di
Antalya preciso e attento (maestro Sinem S. Baddal), nel primo atto ha
meritato appieno il lungo applauso loro attribuito da un pubblico
folto ed entusiasta.
Francesco Germinario
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Antalya (Turchia): 1 – 2 settembre 2019
Foto: Yusuf Emre Turan
Foto: Murat Dürüm

A sparkling “Carmen” for the opening of the XXVIth Aspendos Opera International Festival, 1st September 2019

The Istanbul State Opera and Ballet opened the XXVIth edition of Aspendos Opera International Festival on 1st September 2019 wth a new production of French masterpiece “Carmen” of Georges Bizet, under the direction of Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini.

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With the help of set designer Zeki Sarayoğlu, who created on purpose an inspiring view of a “plaza” in Seville, the somptuous costumes of Ayşegül Alev and Gizem Betil, the Italian director has set up a dynamic and very rich staging to offer us a very special re-visitation of the myth of Carmen.

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The exceptional participation of the first dancers of the Istanbul State Ballet, with a special choreography by Maestro Ayşem Sunal Savaşkurt has given to this production a touch of glamour and elegance which has definitely convinced the international audience of Aspendos Festival.

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The Antalya Orchestra was put under the direction of young and talented Bulgarian Conductor, Zdravko Lazarov, who casts a spell on the audience with his lightness and subtle way of rendering the difficult scores of Bizet into a very delightful and personal expression.

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The cast gathered the best artists of Istanbul Opera together with guest singers, whose beauty and charms were as fascinating as their ability to act and sing at the utmost level. Yulia Mazurova interpreted Carmen with such powerful sensuality and wild carnal appetite, whereas Anastasia Boldyreva offered us a more rebel image of the gypsy lady, a mysterious witch with a clear feeling of superiority towards her poor male victims.

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Don José was well served by both Efe Kislali and Ali Murat Erengül in two different but always elegant and emotioning interpretations. The rest of the cast was absolutely at the same level of participation and enthusiasm, which is a clear sign of optimism for the future of lyric art in Turkey.

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Micaela, sober and romantic as ever, by both Bilge Yılmaz and Gülbin Günai and a spontaneous and youthful Escamillo by Murat Güney. The rest of the cast, Anna Sirel Yakupoğlu (Frasquita) ed Elif Tuba Tekışık (Mércèdes); Alp Köksal (Le Dancaïre) e Onur Turan (Le Remendado); Göktuğ Alpaşar (Zuniga) e Utku Bayburt (Moralés): all tremendously beautiful and gifted either for singing, acting or dancing.

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The choir was magistrally directed by Maestro Paolo Villa from Istanbul, having included some elements of Antalya Opera Choir, who studied under the direction of Maestro Mahir Seyrek.

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A special mention for the lovely children of the choir of the Antalya Opera, precise and so cute, under the direction of  Maestro Sinem S. Baddal.

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Last but not least, the fabulous lighting design by Giovanni Pirandello, who expressed with colourful and intense brightness the passionate states of mind through which Carmen led us soflty and swiftly towards the tragic end, announced since the beginning with the theme of fate, so dear to Bizet’s heart.

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My grateful thanks to Emre Turan and Murat Durum for the beautiful pictures.

Concerto della Fondazione Marianna: “Abbiamo rubato la Luce alle stelle” in favore delle opere di Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, Prefetto Apostolica di Battambang in Cambogia.

Roma, Casa Dell’Aviatore Circolo Ufficiali Dell’Aeronautica Militare
La Fondazione Marianna ha organizzato il 29 Maggio 2019 il
Concerto tradizionale: “Abbiamo rubato la Luce alle stelle”, ospitato
nella prestigiosa sede de “La Casa dell’Aviatore” a Roma.
groupe K Gianni Lorenzo
L’opportunità è la visita di Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo
Alvargonzalez Prefetto Apostolico di Battambang, conosciuto quale il
“Vescovo delle sedie a rotelle” per il suo impegno umanitario in
Cambogia, in occasione della sua partecipazione in Vaticano al
Congresso mondiale della Caritas.
Vinny good
Il Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini presenta le ultime attività della Fondazione Marianna.
L’evento è stato annunciato nel corso della promulgazione della “Carta
Artistica Universale” 2019 della Fondazione Marianna, Fondatrice e
Presidente Pinuccia Pitti. La “Carta Artistica Universale”, lo
ricordiamo, ha tra i suoi molti scopi ha quello di promuovere la
comunicazione e il dialogo fra tutte le Nazioni, nella consapevolezza
dei Diritti e dei Doveri che questo comporta. I diritti umani sono il
fondamento della nostra società, ma la nostra società sarebbe ben poca
cosa se, a questi nobili concetti, non ci confrontassimo con il
diritto all’arte e alla cultura ed è per questa ragione che la
Fondazione Marianna, sempre restando ancorata ai suoi valori fondanti,
ha voluto aprire alla promozioni di giovani talenti nel campo
artistico.
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Il saluto del Presidente della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo, Dott. Eugenio Ficorilli
Ensemble
In prima fila: Signora Fiammetta Geddes Ungari, il Marchese Loredano Luciani Ranier, il Comandante Marco Sciarretta, il Dottore Alessandro Stacchini, Amm. Del. HC Welth
Da questo progetto l’evento del 29 maggio, in collaborazione con La
Casa dell’Aviatore e con il contributo dell’Accademia di Ariadimusica,
direttore il maestro Gianni Maria Ferrini.
Ospite d’onore S.A.R. il Principe Ravivaddhana Sisowath Monipong
Ambasciatore della Real Casa di Cambogia, coordinatore il maestro
Vincenzo Grisostomi Travaglini.
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Il Maestro Leonardo Angelini accompagna il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong (Photo credits: Helmut Stampfli)
Nel corso della serata si esibiranno giovani allievi dell’Accademia,
sicure promesse del mondo della musica, gli stessi docenti e un ospite
d’eccezione, una tra le tante sorprese che riserverà la serata che si
è voluta dedicare alle missioni umanitarie di Monsignor Enrique
Figaredo Alvargonzalez.
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La Délégazione della Caritas Cambogia, insieme a Sua Eccellenza Enrique Figaredo Alvargonzalez, Prefetto Apostolico di Battambang ed al Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong
Lo scopo di padre Kike, questo il soprannome
con cui è conosciuto Mons.Figaredo, nella sua missione a favore dei
disabili in una delle provincie della Cambogia maggiormente martoriate
dei residui di mine antiuomo disseminate nel territorio nel periodo
dei Khmer Rossi, è di dimostrare che un persona menomata e costretta
su di una carrozzina non è una persona inutile, bensì che il suo
apporto può dimostrarsi essenziale nell’odierna società.
Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza per le attività
di Mons. Figaredo Alvargonzalez.
Ringrazio con affetto il grande fotografo Svizzero, Helmut Stampfli che è venuto da Lausanne, malgrado l’influenza.
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Dott.ssa Pinuccia Pitti, Presidente della Fondazione Marianna, insieme a Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez
Attore
L’attore Salvatore Puntillo
Adriano
Il giovane Adriano Pirandello, in una parodia di Jerry Lewis
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Sokhema Di Croce (Photo credits: Helmut Stampfli)
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Akané Makita (Photo credits: Helmut Stampfli)
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Lorenzo Boccia (Photo credits: Helmut Stampfli)
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Roberto Vallini (Photo credits: Helmut Stampfli)
Trio fiato Pinuccia
Giacomo Crestacci (oboe), Oscar Zuddas (clarinetta) e Salvatore Terracciano (flauto) salutando la Presidente della Fondazione Marianna.
Glenda
L’attrice e regista Glenda Sevald
Martina
Il Soprano Martina Gresia
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Con il mio “fratello di palcoscenico”, il disegnatore luci, Giovanni Pirandello (Photo credits: Helmut Stampfli)
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Padre Kiké, Pinuccia Pitti, Vincenzo Grisostomi Travaglini e me !
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Articolo di Lucilla Quaglia in “Il Messaggero” del 5 Giugno 2019

“L’elisir d’amore” of Gaetano Donizetti in Manila: the memories of the setting up of an Opera in the Philippines with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

The project for a new production of an opera in the Philippines is in itself an adventure.
A challenge into the unknown in a country, which is far, not only geographically but also
culturally. Among lessons learnt out of numerous travels abroad, there is one prevailing
principle: never give a universal meaning to what was already experienced, but one should remain conscious that some precise emotions should be translated not into words, but above all, into thoughts. This is how all began, with an assessment trip to the populous capital city of the Philippines, in Manila.
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Ravi (who kindly hosts me on his Blog) and I were thus involved in a long, but quite usual, trip towards new constructive adventures. Ravi was born in south-east Asia, in Cambodia and in spite of his rational convictions due to his French roots, he still owns the egnimatic turn of mind, typical of Orient. He, a member of the Khmer Royal Family, was the one who pushed me in the enthusiasm of this new challenge, for a major involvement in South-East Asia and in memory of his grandfather, Prince Norodom Monissara, who led the cambodian diplomatic representation in Manila from 1963
to 1965. It is with pride that we wore the precious Barong, the traditional formal philippine shirt, a gift of Mrs. Tantoco.
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As far as I was concerned, in order to proceed with method, I had to convince myself once again that Asia is huge continent and that the Philippines were far away from industrious Japan, where I had so many work satisfactions, from borderless China from Beijing to Shanghai or even from creative Cambodia. The Philippines was a specific reality, as each territory owns its proper identity.
Our reference spot in Manila was the CCP, Cultural Center of the Philippines, built in the 1960s under President Ferdinand Marcos, counselled in the cultural field by his wife, Imelda Marcos. I have always been fascinated by the involvement of Orient in musical culture, especially the italian one: One more reason to reflect on how such far countries with so different traditions could receive the message of our classical composers with sensibility. In Manilla, in the last decades, some very famous soloists sang on the CCP stage, from Luciano Pavarotti to Montserrat Caballé. Legendary Palcido Domingo did an unforgettable “Turandot” with Eva Marton, under the direction of Giampaolo Lomi, who was essentially known in the field of cinema and who has been, thanks to his tightly-knit relationship with the Philippines, the main promoter of our participation to this initiative. He was the one to receive the proposal of Mrs. Tantoco, President of the
Philippines-Italia Association, to set up an opera to celebrate the 70th anniversary of bilateral relations between the two nations.
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After the official backgrounds arose the numerous emotions: the tumultuous arrival after a long and tiring trip, the tangling roads in a tropical heat, scarcely mitigated by a supposedly refreshing breeze; and, above all, the curiosity of this immense CCP building, headquarter of a lively activity, with unexpected theatre spaces. An efficient stage staff, with absolute and heartfelt collaboration. One evening, Mrs. Tantoco invited us to a concert of the PPO, Philippine Philarmonic Orchestra, which benefited from the teachings of Maestro Franco Ferrara in the mid 1960s, after his stay in Japan. To put it in a nutshell, a fascinating reality was opening itself to our eyes, inviting us to build up a project, which should have an Italian signature !
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The idea was to involve friends, esteemed professionals, such as Maurizio Varamo of the Opera of Rome for the sets and Otello Camponeschi for the costumes; both fellows, always available, began to work at once to provide me with sketches, renderings and models. The choice of the opera was made by Mrs. Tantoco who preferred “L’elisir d’amore” of Gaetano Donizetti, “melodramma giocoso” which had been never staged in the Philippines. Eugène Scribe chose to virtually set the action in Spain, in Asturias province, but it is well known that the “librettista” Felice Romani and above all, Donizetti himself, wanted the opera to take place in Lombardy.  We were here in the Pacific Ocean and to give a special expression to the action, I chose to set it in the Roman countryside with its pinetrees, in the 19th century, mostly inspired by the designs of Bartolomeo Pinelli.
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The set maker was Mio Infante: From Florence, where he was staying, he came to Rome to be initiated to the treasures of the Eternal City, in occasion of a visit to the workshops of via dei Cerchi, led by Maurizio Varamo with eloquence and many stories, all testifying with wit of the secrets of the Italian School of Opera set designing.
For the costumes, Bonsai Cielo was called and her collaboration gave birth to a beautiful interpretation of the original designs with the bright colours and materials of Philippine traditions.
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Such a new and ambitious project demanded concrete supports and the encounter with Executive Producer Nestor O. Jardin was fundamental. Nes, as we all call him friendly, is such a rich personality, who, from the beginning, welcomed us with professionality and sharpness, even when our requests became so complex and overflowing, understanding the targets and the necessity to have the right means to achieve them. With him, Professor Raul Sunico, a great musician, fanous for his prestigious teachings, full of wiseness.
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To complete the whole creative team, we were missing the key person, the magus who would be able to render the marvels of lights on stage: the challenge was accepted by Giovanni Pirandello, the great-grandson of the Nobel Prize fro Literature: a concentrate of professionality to be proud of !
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Last but not least, the whole cast of singers was to be chosen with the utmost care, in order to give the right connotations to the voices. The Philippines has asked for a significant italian participation but to materialise the actual spirit of collaboration, we needed definitely to give space to the local artistic excellency expressions.
In Manila, together with Ruggero Barbieri, the conductor chosen by Mrs. Tantoco for his solid reputation in the city for several years, we heard many young singers, most of whom were students of soprano Rachelle Gerodias-Park. The ideal that we were longing for and achieved was to have Rachelle herself bringing her special participation as
Giannetta, who perfectly knows how to “cantare all’italiana”, thanks to the teachings of famous diva Mirella Freni. Together with her, for the role of Belcore, Corean Baritone Byeong-In Park, who happened to be Rachelle’s husband, with his solid voice and reliable stage presence. For Adina, the choice was indicated by the Philippine sponsors who noted Elena Monti in Manila in a concert last year which was quite a success thanks to the art of this young and almost charming soprano.
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We were still missing tenor and “buffo”. This was an admirable opportunity to open up towards young talents of lyrical art and our absolute reference in finding them was Mrs. Giovanna Lomazzi, vice-president of As.Li.Co. She was coming back from Sant Cruz de Tenerife, after listening to Costa Rican tenor, David Astorga, who won immediately
the first prize of the Salice d’Oro: who else could be a better Nemorino? From Trapani, the baritone, for the occasion in the role of “buffo”, the histrion charlatan Dulcamara would be Francesco Vultaggio, a brilliant student of Simone Alaimo.
The cast was finally done !
Gruppo
This is when the alchemy begins to come true, the stage got animated and the project to get realised. No experience could leave someone indifferent at the very moment of a production birth; a show which will be always different, of which each repetition will never resemble another one and of whom, emotions will be unique because unable to be repeated.
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Rehearsals are synonymous of quality and each production is for all, conductor and director included, an opportunity to gain a different conscience. This availability of spirit is a fundamental condition to guarantee the quality of a performance.
One should be opened to what is going to emerge on each very moment, flexible enough to change mind on the spot, following the stream of ideas, motions and gestures which would arise all of a sudden. It is the necessary sine-qua-non to the creative process, the source of enriching surprises, as, for instance, the ones born from the collaboration with the young singers of the Coro Tomasino: our first encounter was under the sign of prudence: “Are they aware that this very special opera needs their constant presence all along the performance” was the question I brought to myself. “How can we render the French manner drama style, although we have to obey some theatrical tricks from the Naples traditions” was another one. The young singers were very attentive and followed every single indication given by Ravi, who is actually gifted to interpretate and translate
my concepts and direction with simple words and efficient phrases. The art of talking to crowds is more than a job, it is a gift!
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Day after day, the participants got transformed into characters, following their very own personal motivation to be rendered in deeds and expressions throughout singing and acting. Here, in the Philippines,  there is no need for a director to beg for extra hours of rehearsals – absolulety impossible in Europe – because in Manila, all of the coro members, with their kind Maestro Ronan Ferrer, were always ready and grateful for all that they could be able to learn from these precious staging lessons. The emotion would be at its utmost point when, at the end of the performances, the expression of all the young singers would reach its most sincere expression when greeting Prince Ravi, each of the young students of the Conservatory would rise Ravi’s hand towards each one’s forehead in sign of gratitude and respect, from Asians to another Asian, in a universal embrace.
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The rehearsal venues in the heart of CCP got animated day after day, following the natural metamorphosis of the progress done in the flowing experiences of an opera setting up. The stage got alive all at once and the music got free from the melody, in which it was jailed. The following surprises came from the extras; all, students of the UST Conservatory, got so deeply involved in their acting, that they gave me the clear impression to become real interpreters of the highest level of drama, always with good mood and smiles.
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Last but not least, the marvellous collaboration of elements of the Philippine Ballet
Theatre, for whom I had in mind only two little interventions, at the beginning of the two acts, but, as the dancers got passionately immerged in this sparkling profusion of colours and sounds, from time to time, reported to one’s personal sensitivity, the same dancers brought to life the scenes of Pinelli’s Rome, with mandolines and tamburins, with vivid moves, reflecting elegant poetry in an original interpretation. My grateful thanks to the choreographer Anatoly Panasyuokov, from the Bolchoi ! Our farewell greetings were very emotioning.
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The theatrical machine was on its way and no one was left on its own, thanks to the professionality, doubled with witty humour of our stage manager, fairly known as the best of the Philippines, Ed Murillo. In all the show “within the show”, Ravi and I appreciated some litlle privileges such as the (hidden) permission to take a coffee backstage, for instance.
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So, then,…. our hearts were beating hard on that very “Gala” evening of the 7th October 2017. One could be prepared and done it for hundred times, but whenever the curtain is opening, words are really lacking to describe the feelings.
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Even more after the greetings of CCP President  Arseno J. Lizeso, of our ambassador Giorgio Guglielmino recently arrived in Manila, who definitely wants to increase the level of the cultural collaboration, in this case, in the field of opera, between the two countries, and of the President of the Association Philippine-Italy, Zenaida Tantoco. The
execution of the two national anthems, philippine and italian, with the respective flags on both sides of the stage, the prestigious attendance of so many ambassadors, among whom Her Excellency Mrs. Tuot Panha, ambassador of the Kingdom of Cambodia to whom goes my heartfelt gratitude for her encouraging words and presence from
the beginning of this adventure. In synthesis, an honour evening, which weigh its importance on our shoulders with a final result so satisfactory !
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The day after, sentiments and feelings were even stronger in occasion of the “matinée”. For the Gala evening, the prices of the tickets were voluntarily high to gather funds for the construction of a new church in the apostolic parrish of Tondo, Manila; on the following sunday, the prices were more accessible and surprisingly, most of the 1.800 seats were occupied. A heterogeneous audience and the new Philippine generation was invading the theatre with its refreshing and exulting strength, during the warm, always accurate applause; a sign of a real involvement  in what was going on on stage, as when the audience asked for a “bis” of the famous aria “Una furtiva lagrima”. I was in the light control cabin at the moment of the litteral “invocation” of the “bis” and during the endless applause, the technician launched the following light effect. Generous David Astorga made a sign to the conductor to grant the “bis” and at the same moment, with my approximative English, I tried to have the technician go back to the previous lighting effect. It was a real effort for him: never in his life had he had to do such a thing ! This is when I definitely realised that how all our “rituals” were so different: having an “aria” repeated for us is a clear sign of success and I understood all of a sudden how intense and interesting for both parts were these days spent together, trying to assemble competences and talents to the service of art for art’s sake, a great sentiment of reciprocal progress.
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At the end of the performance, when all the soloists, with the conductor and the guest director, were invited to an informal encounter with the spectators on the stairs of the “Foyer”, like 1930s divas. Twinkling flashes of cellphone cameras were telling us not to go, which I personally translated into a “one more time” and “arrivederci” !
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