20 Maggio 2019, intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong di Tiziana Primozich in Dailycases: Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia.

Intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong che con l’aiuto della Fondazione Marianna ha saputo stabilire un ponte tra occidente ed oriente in aiuto alle tante vittime rese disabili dalle mine disseminate nel suo Paese nel periodo tra il ’71 ed il ‘79. Il 29 maggio alla Casa dell’Aviatore

di Tiziana Primozich

Principe Ravivaddhana Monipong Sisowath da quanto vive in Europa e qual è da Roma l’impegno per il suo paese?

Sono nato a Phnom-Penh nel 1970 e vivo dal 1997 prevalentemente in Italia. Mio padre era il primo cugino di re Norodom Sihanouk, e mia madre la seconda cugina e io sono cugino del re attuale. Sono nato  all’inizio anni ‘70 e dopo breve tempo dalla mia nascita siamo usciti dalla Cambogia per il ruolo di  addetto militare di mio padre che nel ‘71 si recò con la nostra famiglia in Francia.  Nel ‘75 siamo rimasti bloccati lì a causa della presa del potere dei Khmer Rossi, così io ho studiato in Francia, una condizione ‘fortunata’ visto che mio nonno materno, zii e cugini sono stati uccisi già al secondo giorno di rivoluzione . Mi sono iscritto e poi laureato in letteratura inglese all’università francese,  ed in quel periodo  mi sono appassionato ai temi dei diritti umani. Era il periodo della protesta in Cina di  Tienammen, quando la fotografia di uno studente da solo e disarmato davanti a una colonna di carri armati  fece il giro del mondo.  Ecco, quella immagine legata alla protesta degli studenti cambiò qualcosa in me. Mi feci partecipe da giovane studente di una nuova  associazione fondata da colui che ora è ministro dell’Educazione francese e ho partecipato nell’89 a Strasburgo alla stesura di una nuova dichiarazione dei diritti umani legata al mondo dei giovani. Da quel momento è nato in me l’impegno che ancora oggi perseguo: la difesa dei diritti umani. Ovviamente ho svolto lavori come tutti ed il primo incarico è stato con la Ibm. Capii subito che non era la mia strada ma grazie alla mia preparazione mi offrirono di lavorare nel settore del turismo in  Kazakistan. Il destino ha i suoi percorsi e per svolgere al meglio il lavoro proposto mi sono dovuto trasferire a Roma per uno stage di sei mesi.   Roma è stata una sorpresa perché incredibilmente sono stato preso dalle Nazioni Unite per il World Food Program, all’interno del quale mi sono occupato dei paesi caucasici, e l’occasione è stata propizia perché nel 2000 per la prima volta sono tornato in Cambogia per lavoro e per dare il mio contributo finalmente alla mia patria. Volevo fare qualcosa di utile dopo tante sofferenze subite dalla popolazione  nel mio paese, noi all’estero avevamo un grande peso per tutto quello che la mia gente aveva dovuto affrontare. Ricordo che  per mia madre il mondo è finito il 17 aprile del ’75 e mai più si riprese dall’orrendo destino che segnò la Cambogia.

Dal 2 Maggio 2016 lei è stato nominato Ambasciatore della Real Casa di Cambogia con rango di Sotto-Segretario di Stato da Sua Maestà Norodom Sihamoni, Re di Cambogia. Dopo i drammatici eventi degli anni ’70 quali sono le prospettive di sviluppo per il suo paese?

La Cambogia è un paese agricolo, con una prevalenza di produzione di riso, ma di recente anche sede di industrie manifatturiere  di abiti, con  grandi marchi americani, come Nike, Zara, e Mango. Siamo in grande crescita per  il turismo, in Cambogia esistono i più antichi insediamenti di templi  della civiltà Khmer, con un turismo più di 5milioni di utenti all’anno, cinesi e coreani oltre al turismo occidentale. Una realtà che conosco bene per essere stato per molti anni rappresentante del ministero del Turismo per l’Italia. Un settore che va organizzato e pianificato, la Cambogia non è ancora pronta per l’ingente turismo che attira, grazie alla sua storia ed agli insediamenti di templi millenari come Angkor, il sito archeologico più visitato con il suo “parco archeologico di Angkor”, istituito per decreto reale nel 1994, che si estende su 400 km² con centinaia di templi induisti e buddisti. Il più famoso l’Angkor Wat, il più grande edificio religioso del mondo.

Il 29 maggio ci sarà un grande evento alla Casa dell’Aviatore sostenuto dalla Fondazione Marianna in supporto alle persone colpite dalle mine antiuomo nel periodo più difficile della Cambogia. Come nasce questa sinergia?

Su questo punto devo fare una premessa, io sono stato battezzato anni fa due giorni prima del mio arrivo in Italia, una scelta dettata da motivazioni profonde. Come tutti sanno la Cambogia è un paese buddhista, con una spiritualità legata alla natura, una ritualità antica, e mi ferisce il cuore vedere la deforestazione in molte zone del mondo attuata solo per motivi economici. Come cattolico sono molto legato e devoto a Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, per noi semplicemente Padre Kikè, un uomo che, nella sua missione a favore dei disabili in una delle provincie della Cambogia maggiormente martoriate dai residui di mine antiuomo disseminate nel territorio nel periodo dei Khmer Rossi, ha scelto  di dimostrare che un persona menomata e costretta su di una carrozzina non è una persona inutile, bensì che il suo apporto può dimostrarsi essenziale nell’odierna società. Questo suo impegno ha trovato l’appoggio di Pinuccia Pitti, che nel contesto della Fondazione Marianna ha costruito La “Carta Artistica Universale” Arte per la divulgazione dei Diritti Umani che si avvale di un’opera pittorica, di una poesia di e di un commento di una personalità autorevole, inerente all’argomento dell’anno,  e viene presentata ufficialmente in una prestigiosa serata con importanti relatori. Nello stesso contesto vengono conferiti dei riconoscimenti:Il premio “Intercultura” a due studenti di diversa nazionalità per un elaborato sul tema dell’anno; Il premio “Una Vita per Amore” ad una persona che si è distinta per particolare dedizione ed umanità; Infine un riconoscimento ad una personalità il cui operato è inerente all’argomento dell’anno. Quest’anno il 29 maggio, la Fondazione Marianna, in collaborazione con l’Academia Ariadimusica del Maestro Gianni Maria Ferrini, organizza un concerto di beneficenza alla Casa dell’Aviatore, Viale dell’Università 20. Ed io ringrazio per l’attenzione dedicata al mio paese, la Cambogia, che vedrà un grande aiuto per i suoi invalidi vittime del più grande genocidio nella storia dopo la seconda guerra mondiale, sotto il regime dei Khmer rossi si conta che più del 20% della popolazione fu vittima di una pulizia etnica tra il ’75 ed il ’79. Senza contare i massicci bombardamenti Usa che subito dopo la guerra del Vietnam videro quasi tremilioni di tonnellate di bombe sganciate in Cambogia, una volta e mezzo quelle lanciate dagli alleati durante la seconda guerra mondiale.

La Cambogia si pone tra i paesi più tristemente famosi  per turismo sessuale

La Cambogia sta facendo molto contro il turismo sessuale, Somaly Mam , cambogiana e fondatrice di una onlus a tutela di donne e bambine, con una storia orribile alle spalle di abusi e molto coraggiosa, è fortemente impegnata in questa lotta. Il governo sta facendo di tutto per evitare il fenomeno. Si stanno attuando  misure drastiche su pedofilia, anche se per antica tradizione quando una bimba ha il menarca,  al secondo ciclo mestruale  si può sposare. In virtù di questo c’è una sorta di  indulgenza su questo argomento. Il vero problema in realtà è la povertà, quando lavoravo al World Food Program aiutavamo la onlus di Somaly,  che difendeva i diritti delle bambine  e delle donne. Ma i problemi da affrontare sono tanti, ad esempio la credenza cinese che l’Aids si vince andando a letto con una vergine. Padre Kikè ha gestito un villaggio dove c’era un matto che diceva di essere un medico e ha inoculato volontariamente a più di 300 persone l’ Aids. Un’altra realtà sottaciuta è che quando la Cambogia è stata sgomberata dai Khmer rossi la popolazione era ormai talmente decimata dal lato maschile che si potevano contare 5 donne per ogni uomo rimasto vivo. Vi lascio immaginare le difficoltà ed il dolore di queste povere donne, madri e mogli, rimaste spesso vedove e con i figli ammazzati. Siamo stati l’unico caso al mondo di auto genocidio, con una intera popolazione che si ribellò alla repubblica comunista e fu in gran parte sterminata.

Principe, lei è cambogiano nel cuore e nell’anima, cosa può dire descrivendo il meglio del suo paese?

Il mio impegno per il mio paese punta tutto sulla cultura, ho imparato molto vivendo in Europa e sono determinato a portare la mia conoscenza a servizio del mio paese. Lo scorso anno, ne ho scritto io il testo di presentazione, sono riuscito a portare la prima mondiale della Cavalleria Rusticana in Cambogia, con il valente aiuto del maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ma a parte l’arte devo dire che il mio paese è intriso di spiritualità da tempi remoti. Noi diamo valore ad ogni espressione del Creato, a partire dagli alberi e da tutto quello che la natura ci ha regalato. Vale la pena venire da noi ed immergersi in questa energia che contribuisce a dare un senso anche all’ultima delle creature di Dio.

E per il suo impegno futuro?

Pinuccia Pitti ha ideato un format dal  titolo ‘Abbiamo rubato la luce alle stelle’, che raggruppa artisti di tutto il mondo, collaboriamo con l’ Accademia  AriadiMusica che ha sede a Torre Maura, con il maestro Gianni Maria Ferrini, che era all’Opera di Roma, e che ha ideato dei masterclass con artisti eccellenti, e un concerto di musica classica una volta al mese di lunedì.  Sembra davvero incredibile citare il quartiere periferico  di Torre Maura, eppure è tutto vero. Lì si è sviluppata una realtà artistica dove ci si sente  in comunione,  una modalità carica di arte che ci collega al divino.

Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia del periodo dei Khmer Rossi

 

Advertisements

Article de Christophe Gargiulo publié sur Cambodge Mag le 21 janvier 2016

12557112_10153328525922876_1686145208_o

http://cambodgemag.blogspot.it/2016/01/prince-ravivaddhana-monipong-sisowath.html

Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath : De la vie et des nuances
jeudi, janvier 21, 2016

Le Prince Ravivaddhana Monipong Sisowath fait partie de ces gens qu’on pourrait interviewer pendant de longues heures sans s’ennuyer une seconde, un peu comme un livre d’histoires qui ne veut pas se refermer tant chaque époque marquante de sa vie est contée avec une précision et un nombre incroyable d’anecdotes et de détails. L’homme est élégant dans tout les sens du terme, dans son apparence, soignée, dans son élocution, fluide et précise, dans sa connaissance, incroyablement étendue tant dans l’histoire du Cambodge que dans celle des arts en général. Khmer par sa naissance et son éducation, Français par filiation (grand-mère) et Romain de cœur, le prince se définit ainsi comme un personnage de contradictions, un concept qui lui plait car, dit-il, la contradiction et les nuances fontt la richesse d’un personnage …

Né en 1970 au Cambodge, le jeune prince ne grandira pas sur sa terre natale et, ce fut probablement une chance au regard des années noires qui endeuilleront le royaume avec la guerre civile et l’avènement des Khmers Rouges un peu plus tard. C’est une blessure de son père, Le prince Neak Ang Mechas Sisowath Samyl Monipong, alors officier de l’armée royale qui va provoquer le départ de la famille vers Paris en 1972. Nommé ensuite attaché militaire à Paris après sa guérison, le Prince Sisowath Samyl Monipong installe définitivement sa famille dans la capitale française. De ces jeunes années françaises, Ravivaddhana garde le souvenir de deux univers qui ne se croisent pas : le Cambodge et la France. Le Cambodge, raconte-t-il, commence dans sa maison, posée comme un précieux et délicat fragment de royaume que sa mère, la princesse Neak Ang Mechas Norodom Daravadey, préserve, chérit et dont elle transmet l’histoire et la culture à son fils alors sous la tutelle d’une gouvernante chinoise, bien occupée avec un enfant incroyablement éveillé et curieux de savoir. De ce Cambodge qu’elle ne souhaitait peut-être pas quitter, la princesse Norodom Daravadey veut lui en inculquer le meilleur : le jeune Ravivaddhana apprendra ses prières en Pali, se familiarisera avec l’écriture khmère, et bien sûr avec l’histoire, les coutumes et traditions de son pays de naissance. De cette époque, le prince raconte : ‘’Ma mère tenait précieusement à mon éducation cambodgienne, c’était un souhait fort, mais, paradoxalement, alors qu’avançait la destinée tragique du pays, j’ai aussi vécu les traumatismes de ma mère et, quelque part, le Cambodge me manquait profondément car je le vivais intensément sans y vivre physiquement’’.

A l’extérieur de la maison, à cette époque, commença plus tard une autre histoire, plus française, celle d’un jeune prince exilé qui, fort de l’érudition précoce initiée par ses parents, abordera ses études comme un loisir utile. Et dehors de la maison, raconte-t-il avec un petit sourire, c’était une sorte de jeu, je m’amusais, avec ma sœur, princesse Sisowath Ubbolvadey Monipong, à être aussi intelligent et brillant que possible à l’école, d’être un bon élève et de réussir mes études. Ravivaddhana fera hypokhâgne et khâgne et s’orientera ensuite vers un Masters d’anglais qu’il réussira sans grande difficulté. Mais la maîtrise des langues ne lui suffit pas, il passera aussi quelques modules d’ethnologie, devenant au passage l’un des étudiants de Charles Meyer l’auteur du livre ‘’Derrière le sourire khmer’’ (1971). Mais, pour des raisons familiales, le jeune étudiant va, plus tard, embrasser une carrière commerciale au sein de plusieurs grands groupes comme IBM et Accor, carrière commerciale mais ponctuée ensuite de consultances pour les médias, les institutions, de grands organismes caritatifs, C’est en 1997, au cours d’un voyage professionnel qu’il découvre Rome et l’Italie et en tombe totalement amoureux, ressentant quelque part de subtiles similitudes avec la culture cambodgienne…Cela peut sembler quelque peu insolite, explique le prince, mais il y a de nombreux dénominateurs communs entre ces deux pays. Il y a bien sur la beauté, l’art, le climat, le coté chaleureux mais, ce qui m’a frappé, c’est cette même relativité concernant la notion de vérité et les nuances de liberté, de souplesse et de cohérence qui entourent cette notion. En clair, la vérité n’est pas toujours le meilleur argument, elle est parfois malléable et jamais absolue. Et, de retrouver une même approche chez ces deux peuples est un détail intéressant.

De ces années romaines durant lesquelles Ravivaddhana fait le plein d’émotions artistiques et littéraires, et se passionne pour l’opéra, il ne perd pas contact avec le Cambodge : ‘’ De par mes fonctions, j’ai accueilli plusieurs fois le Ballet Royal à Rome, je recevais beaucoup de visites amicales et familiales. Mais il m’a fallu du temps pour envisager de revenir, je ne me sentais pas prêt durant les années 1990, et je ne souhaitais pas revenir au Cambodge comme un touriste, il fallait, à mon sens, que mon retour soit une démarche constructive et surtout utile’’. Je ne me sentais pas non plus capable de franchir le pas comme l’a courageusement fait mon cousin le prince Tesso Sisowath, c’est-à-dire revenir vivre complètement vivre et travailler au pays avec toutes les difficultés que cela suggère, difficultés d’adaptation pour ceux qui sont partis depuis très longtemps, nostalgie de la deuxième patrie qui peut nous ronger ou parfois la mémoire de ceux qui sont disparus. Quant à sa perception du génocide, elle diffère quelque peu du sentiment généralement ressenti par la diaspora khmère profondément meurtrie et horrifiée de cet épisode traumatisant de l’histoire du Cambodge : ‘’ J’ai essayé de comprendre, comme beaucoup, la période des Khmers Rouges. A travers une approche puis une étude des structures sociétales khmères et de la colonisation de la péninsule indochinoise, finalement je me suis dit que cela n’était pas une surprise. J’oserais même affirmer que cela était prévisible. Par contre, je voudrais vraiment préciser que je reste horrifié par les massacres d’enfants. Que les adultes se fassent la guerre ou entre-tuent est une chose profondément triste, mais qui correspond malheureusement à un ordre des choses, des événements, des cycles de l’histoire. Mais pour moi, le massacre d’enfants n’est pas acceptable….’’

Ce n’est qu’en Avril 2000 que le prince a donc l’occasion de revenir au Cambodge. Il est alors en mission pour la FAO. Dans l’avion qui le mène vers son pays de naissance, jamais peut-être le prince n’aura autant ressenti les contradictions de ce qu’il appelle cette génération sacrifiée. Il se rappelle alors des larmes de sa mère liées aux disparus, aux familles séparées, aux tristes nouvelles qui se succédaient ces matins de 1975 alors qu’un rideau de noir et de rouge se fermait sur un royaume autrefois de lumières. Cambodge je te hais pour mes souffrances, Cambodge, je t’aime pour ta beauté que me contait ma chère mère, se disait Ravivaddhana alors que l’avion se posait sur le tarmac de Pochentong. ‘’…Effectivement, c’était très émouvant, j’ai beaucoup pleuré en pensant aux disparus…’’. En arrivant, je suis allé voir la maison de mon grand-père à Phnom Penh, qui existe toujours mais qui a bien changé…puis je suis tout de suite parti pour la campagne cambodgienne dans le cadre de ma mission avec la FAO. Mon contact avec les gens de Takéo a été rude, franc, difficile et finalement sincère, c’est ce type de contact que j’aime au Cambodge. Depuis, je reviens régulièrement, sous des pressions amicales bien sûr, pour des raisons professionnelles ou protocolaires également ; mais chaque voyage est l’occasion de nouvelles rencontres et de découvertes, donc c’est enrichissant. Si je devais me remémorer un instant fort depuis que je reviens au Cambodge, ce serait sans conteste le couronnement de sa majesté Norodom Sihamoni. Ce fut intense, un grand moment historique, j’étais placé au même endroit que le fut mon père lors du couronnement de sa tante. Ce fut important pour moi, je me suis senti à ma place, je me suis senti légitime. Il y a eu aussi ces dernières années beaucoup d’autres moments agréables, en particulier avec la princesse Buppha Devi, merveilleuse icône et héroïne du Ballet Royal khmer. Par contre, je ne vais pas au Cambodge en ‘’vacances’’, j’ai mon jardin secret en Grèce pour mes vacances.

‘’…Vous me le faites remarquer, oui j’aime la vie et les bonnes choses de la vie…explique le prince, je ne me définirais pas comme un épicurien, plutôt comme un hédoniste. J’ai eu la chance, hors le contexte des conditions de l’exil et de la tristesse liées au sort de mon pays durant mes jeunes années, d’avoir été merveilleusement entouré, par des gens qui m’ont inculqué l’amour du beau, du bon et de l’élégance. J’avais un grand-père très au fait des arts de la table et j’y ai pris goût, tout comme j’adorais les plats khmers que me préparait ma mère. Enfant, j’ai pris quelques cours de musique mais, au-delà de ces détails autobiographiques, je crois que le fait d’avoir été entouré par des gens raffinés, tant au sein de ma famille que dans mes relations amicales et même professionnelles, a largement contribué à mon attirance pour les arts et les plaisirs de la vie. Pour conclure, et cela est très personnel, je pense tout simplement que la vie est un cadeau merveilleux et qu’elle vaut la peine d’être vécue. Quant à mes loisirs, ils sont à mon image, j’adore l’opéra et, c’est une passion très occidentale, tout comme je suis passionné par l’astrologie, un art tout asiatique…”