“Aida in Aspendos: Un ponte fra Oriente e Occidente”, articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile” in “L’Opera International Magazine” di Novembre 2019

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Un filo sottile unisce l’antico Egitto con le coste dell’Asia Minore, così che il remoto porto di Aspendos, nell’attuale Turchia, era meta di attracco delle navi all’epoca dei Tolomei. Certamente Aida di Giuseppe Verdi, in cartellone al 26esimo Festival Internazionale di Aspendos, non prende spunto dalla mitica Cleopatra, ultima della dinastia tolemaica, tanto meno l’egizio Radamès è riconducibile al romano Giulio Cesare o al generale Marco Antonio, come qualche sprovveduto turista/spettatore avrebbe voluto immaginare, eppure nella nuova produzione di Aida appositamente realizzata per l’Antico Teatro greco-romano di Aspendos, s’intravede l’impronta del passato. Se nella seconda metà dell’Ottocento l’archeologo francese Auguste Mariette volle ricondurre la sua storia ben mille anni prima della Nuova Era, ai tempi della XVIII dinastia egizia, ispirandosi a  Hachepsuth, Nefertiti  e forse anche a Ramses II, vicenda da cui prenderà spunto Giuseppe Verdi per il suo lavoro, ebbene in questa Aida ad Aspendos a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Antalya, vi è la consapevolezza di un’appartenenza del tutto propria, di tradizioni e ritualità anatoliche. Le scene e i costumi si confanno a memorie antiche, proprie di un territorio che guardando all’Egitto mantiene salde a tutt’oggi le proprie radici. L’impianto scenico è all’apparenza tradizionale, ma nella sua realizzazione sembra voler riproporre la celebre frase di Verdi: “torniamo all’antico, sarà un progresso”. Non solo … se le figure impresse nella scenografia, colonnati grandiosi e costumi dalle tinte di sapore medio-orientale, ci riportano al fastoso passato di congiunzione tra Oriente e Occidente, vi è visibilmente trasmesso anche quel simbolismo che nella sua ritualità si ricongiunge, idealmente, con l’Egitto  di Mozart/Schikaneder ne Die Zauberflöte. Scene di Özgür Usta, costumi di Savaş Camgöz e Gürcan Kubilay.

Direttore Fabrizio Maria Carminati che della partitura di Aida ha esaltato le pagine di magniloquente spettacolarità, per nulla sacrificando, con raffinata minuzia, l’interiorizzazione di ogni ogni singolo personaggio, nella sfida irrealizzabile dell’uomo con un destino inesorabile. Un percorso omogeneo, di una visione condivisa tra podio e palcoscenico, regia di Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ricerca storica di Sisowath Ravivaddhana Monipong. Disegno luci di Giovanni Pirandello. Di grande suggestione il fuoco sacro che si sprigiona dal remoto pertugio del tempio, da dove Ramfis in ripetitivo ternario segna la condanna a morte di Radamès, nel reiterato conflitto tra potere temporale e spirituale.

Nel ruolo del titolo il soprano russo Anna Nechaeva di solido  impatto in un ruolo del quale ha certezza, di timbratura scura e suggestiva, con spiccato senso scenico; nella replica la debuttante Francesca Tiburzi. Radamès è il tenore turco Murat Karahan, dopo i consensi areniani, qui si conferma dalla voce ferma e squillante, ha riscosso un personale, vibrante successo; nella seconda recita Efe Kışlalı. Ancora dalla Russia, ma con una sensibilità tutta italica, l’Amneris di Anastasia Boldyreva, principesca nella sua arroganza, disperata nel suo sentimento di donna, cinicamente disumanizzata nel conclusivo: “Pace t’imploro … “.

 

 

 

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Dall’espressione tonante e autorevole presenza l’imperioso Amonasro di Eralp Kıyıcı. La marcata voce di basso, d’innnata autorevolezza ha delineato l’interpretazione di Safak Guç, quale Ramfis. Completano la compagnia: Ozgur Savas Gencturk, il Re, Nihan Inan e nella replica Ceyda Maral, Sacerdotessa, Emrah Sòzer Un Messagero. Coro dell’Opera di Antalya e dell’Opera di Ankara, maestri, rispettivamente, Mahir Seyrek e Giampaolo Vassella. Corpo di ballo e ballo bambini (Moretti) dell’Opera e Balletto di Antalya, coreografo  Armağan Davran.

La prima serata è stata trasmessa in diretta nazionale su TR2, il secondo canale della Televisione di Stato Turca, dedicato a notiziari ed eventi culturali.

La produzione di Aida ha trovato la sua collicazione ideale all’interno dell’Antico Teatro di Aspendos, eppure a quasi un mese di distanza ha saputo “rigenerarsi” in ben altra situazione in una serata di “gala” nel contemporaneo edificio del Congresuim di Ankara, capace di oltre tremila posti, a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara. Di base l’allestimento è lo stesso di Aspendos,eppure con sostanziali modifiche a conferma che non esistono recite, una eguale all’altra, ma bensì la capacità di rinnovarsi nell’aderenza a un concetto, più che a una pura estetica. Nel ruolo di Radamès s’impone e si conferma Murat Karahan, cosi come Eralp Kiyici, Amonasro, e il basso Safak Guç, Ramfis. Per Aida il debutto nel ruolo del soprano Feryal Türkoğlu che cesella il personaggio con raffinatezza e precisione. Amneris è la convincente e appassionata Ezgi Karakaya; Erdem Baydar, il Re, Cem Akyuz, il Messaggero e Nihan Inan, Sacerdotessa. Direttore d’orchestra il giovane e già affermato Can Okan al suo debutto nel titolo; maestro del coro Giampaolo Vessella. Significativa la presenza dell’eccellente Corpo di ballo e per i Moretti della Scuola dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara con coreografie di Sergei Terechenko. Prevista inizialmente una sola recita al Congresium, vi si replica per soddisfare le molte richieste di pubblico, oltre la capienza della grande sala.

Photo credits: Yusuf Emre Turan & Sisowath Ravivaddhana Monipong

 

 

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“Le ali della fatalità”, articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile”L’Opera International Magazine” di Ottobre 2019

L’emozione di un appuntamento con la storia nell’antica Anatolia in un
incontro di culture, tra le imponenti vestigia di un passato glorioso
e un presente dalle dinamiche vivaci, che in un’unica Direzione
generale raccoglie il patrimonio di ben sei Teatri d’Opera e Balletto
di Stato della Repubblica di Turchia; Direttore generale Murat
Karahan.
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L’occasione è il Festival Internazionale di Aspendos, antica città
fondata nel primo millennio A.C., che conserva al suo interno il
magnifico Teatro greco-romano del II secolo D.C., con la facciata
rinforzata dai Turchi Selgiuchidi, che utilizzarono la costruzione
quale caravanserraglio e nel XIII secolo ne modificarono la struttura
frontale in quello che appare oggi internamente quale parete del
palcoscenico. Rinforzi costitutivi che ne hanno permesso la
straordinaria conservazione, luogo tra i più affascinanti al mondo.
Cornice ideale, anzi magica, per la nuova produzione di Carmen che ha
inaugurato la 26esima edizione del Festival Internazionale il cui nome
ci riporta al passato: alla mitica Aspendos.
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Un allestimento spettacolare realizzato dall’Opera e Balletto di
Istanbul per il Festival, curato nei minimi dettagli dal regista
Vincenzo Grisostomi Travaglini, con scene di Zeki Sarayoğlu
appositamente pensate per l’interno dell’antico teatro, in un tutt’uno
con le maestose strutture architettoniche. Colori smaglianti, vivaci e
allo stesso tempo misurati nell’equilibrio cromatico di ogni singola
scena nei costumi di Ayşegül Alev e di Gizem Betil. Suggestivi gli
interventi del ballo, dal Preludio agli Entr’act, che hanno donato a
questa produzione un sapore del tutto originale, con coreografie di
Ayşem Sunal Savaşkurt dal carattere spagnoleggiante, ma con
un’eleganza rivolta a quella Francia da dove Bizet avrebbe chiesto ben
altri riconoscimenti, oltre il limite stilistico dell’Opéra-Comique,
con aspirazioni da Grand-Opéra. Disegno luce di Giovanni Pirandello
con tinte e suggestioni che interpretavano della musica emozioni e
tormenti. L’approfondimento della drammaturgia da Mérimée a Meilhac e
Halévy, negli intrecci storici e letterari, di Sisowath Ravivaddhana
Monipong.
Alla direzione dell’orchestra dell’Opera di Stato di Antalya il
maestro bulgaro Zdravko Lazarov, dal gesto misurato e partecipe. Coro
dell’Opera di Istanbul con elementi dall’Opera di Antalya, maestri
Paolo Villa e Mahir Seyrek. Corpo di ballo dell’Opera e Balletto di
Istanbul.
Art 2
Compagnia di canto in gran parte dai Teatri d’Opera e di Balletto di
Stato della Turchia, con ospite il mezzo-soprano russo Yulia Mazurova,
quanto mai sensuale, partecipe, coinvolgente. La sua Carmen ha sì le
tinte della zingara che si erge a vessillo della libertà, filtrata e
interpretata dal gusto di un’epoca di una Francia avvilita dalla
sconfitta da quei Prussiani che Verdi nella sua Aida denominò “barbari
etiopi”, quanto nobilitata dal nascente impero di Napoleone III, con
atmosfere suggestionate dalla consorte imperatrice Eugenia, originaria
spagnola; ancora, da un’estetica che prende sostanza nella “grandeur”
di un popolo orgoglioso, nel segno di una fatalità incombente, oltre
ogni volontà! Nella seconda recita il ruolo di Carmen è stato
interpretato dal mezzo-soprano anch’esso di origine russa Anastasia
Boldyreva, ribelle e affascinante; due caratteri, due diverse visoni
per un unico destino! Compagnia di canto formata perlopiù da artisti
di canto turchi, dal tenore Efe Kıslalı dalla voce ferma e
stilisticamente flessuosa, applaudito Don José, nella seconda recita
il tenore Ali Murat Erengül. Micaëla disegnata al di fuori della
convenzionalità di contrapposizione dei personaggi, bensì protagonista
nel dualismo inconciliabile: il soprano Bilge Yılmaz, nella replica
Gülbin Günai. Il torero di Granada Escamillo lo spontaneo Murat Güney.
Completavano la compagnia artisti dell’Opera di Istanbul, in una
sincronizzazione musicale e scenica di ruoli tra commedia e tragedia:
Anna Sirel Yakupoğlu (Frasquita) ed Elif Tuba Tekışık (Mércèdes); Alp
Köksal (Le Dancaïre) e Onur Turan (Le Remendado); Göktuğ Alpaşar
(Zuniga) e Utku Bayburt (Moralés). Coro di voci bianche dell’Opera di
Antalya preciso e attento (maestro Sinem S. Baddal), nel primo atto ha
meritato appieno il lungo applauso loro attribuito da un pubblico
folto ed entusiasta.
Francesco Germinario
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Antalya (Turchia): 1 – 2 settembre 2019
Foto: Yusuf Emre Turan
Foto: Murat Dürüm

XXVth Aspendos International Festival: An absolute triumph for Turandot of Giacomo Puccini

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Photo credits: Yusuf Emre Turan

On Tuesday 4th September 2018 was released a marvellous “Turandot” at XXVth Aspendos International Festival in Turkey.

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Photo credits: Yusuf Emre Turan

Following the impulsion of the newly nominated Director General of Turkish Opera Theatres and Ballet, young and already famous Tenor Murat Karahan, “Turandot” has come back on Aspendos stage after eighteen years.

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“Nessun dorma” by Tenor Murat Karahan, Director General of the Opera Theatres of Turkey (Photo credits: Yusuf Emre Turan)

Last time, in 2000, Ankara’s Opera called Maestro Antonio Pirolli to be the conductor and Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini to assume the stage direction with the fantastic Nilgun Akkerman as Turandot and it was already a success.

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This year, the choice of Maestro Alberto Veronesi as conductor, united with the return of Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini for the stage direction, indicates clearly the will of the Director General of the Turkish Opera to express with magnificent emphasis his taste for the genuine essence of art and music at its utmost level.

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Maestro Alberto Veronesi
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Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

In the grandiose settings of Aspendos Antique Theatre, the best singers of Turkey were called to give life to the ultimate characters of Giacomo Puccini. The brilliant cast included Perihan Diana Nayir Artan as Princess Turandot, Murat Karahan as Prince Calaf, Lorenzo Mok Arranz as Emperor Altom, Teyfik Rodos as Timur, Seda Araci Ayazli as Liu, Murat Duyan as Ping, Tankut Esber as Pang, Serkan Teylan as Pong, Nejad Begde as one Mandarin and Serkan Sarikaya in the role of the Prince of Persia.

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Photo credits: Yusuf Emre Turan

The lovely sets were signed by Ozgur Usta and the beautiful costumes by Savas Camgoz. To be noted the elegant choreography of Amagan Davran and the inspiring light designing of Fuat Gok.

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Photo credits: Yusuf Emre Turan

The combination between the brio and sensitivity of Maestro Veronesi together with the supreme harmony of the royal court, rendered in a rich and colourful manner by Maestro Grisostomi Travaglini has reached its climax in this particularly difficult opera of Puccini. The audience was definitely convinced and the long ovation at the end of the performance was just the confirmation of the enthusiasm, already expressed when Murat Karahan was warmly invited to sing “Nessun dorma” a second time !

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Photo credits: Yusuf Emre Turan

Last but not least, the incredible honour the artists were granted by His Excellency Mehmet Nuri Ersoy, Minister of Culture and Tourism of Turkey, when he went on stage to congratulate all of them with a bunch of white flowers in sign of gratitude for their art and work.

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Final Curtain Call (Photo credits: Yusuf Emre Turan)

Many thanks to Official photographer Yusuf Emre Turan who did marvellous pictures of this enchanting evening.