Vincenzo Grisostomi Travaglini, Marquis and Opera Stage Director: a life dedicated to Beauty and Music

Vincenzo Grisostomi Travaglini, born in Ripatransone, lived first in Fermo (Marche), the town of origin of his family, and then in Rome where he obtained the School-leaving Certificate (Science) and proceeded studying Law and Psychology at La Sapienza University of Rome and piano as a hobby.

pbrc

The journalist

As a young journalist in the mid 1970s, he began his career with Vatican Radio and Radio Lugano (Italian Switzerland). Between 1977 and 1993, he directed very popular broadcasts for the three main radio channels of RAI. Meanwhile, he started writing for local newspapers and magazines and has been a frequent contributor to “Il Mattino” ,“Il Corriere della Sera” and also for the weekly magazine, “Gente” as well as for numerous specialized music publications. He also wrote specialist articles not only in Italy but also in Spain, England, France, Austria, Germany, the Soviet Union, Switzerland, Tunisia, Egypt, Iraq, Canada, Greece, China, Japan, and Turkey. He is a member of the Italian Musical Critics Association and the Journalists’ Association . He has written texts for the covers of records and for theatre programmes (San Carlo Theatre of Naples, Ente Arena of Verona, Festival of Asolo, Monte-Carlo Opera House, etc.). In the 1980s, he extended his experience becoming Press Office Head for important festivals, such as Maggio Musicale Fiorentino, Sagra Musicale Umbra, Festival delle Nazioni di Città di Castello, Festival Pucciniano di Torre del Lago and the Sagra Malatestiana of Rimini. In 1989 he was appointed head of the press office of the Teatro dell’Opera of Rome where he also established and managed the Publications Office and had several cultural publications printed. He remained a member of the Art Direction Team until 1997.

The Art Adviser and Art Director

In 1987 he returned to his hometown as Art Adviser at the Festival di Fermo where he promoted cooperation with the principal events in Italy and abroad until 1991. He planned the “first performances in modern times” of musicians of 1700-1800, including Cimarosa, Rossini, Donizetti and Cherubini (“première”) and commissioned works by the most famous modern composers, launching the event at an international level. In 1993-1994, he was appointed to the Teatro dell’Opera as assistant to the Art Director, Maestro Gian Carlo Menotti, and put in charge of some sectors of the “Il Teatro dell’Opera per la Città” project. For the Opera of Roma he was in charge of the art direction for the theatre’s tournée in Nagoya, Japan. In 1994 by Government Decree, he was appointed as a new member of the first Board of Experts at the Dipartimento dello Spettacolo della Presidenza del Consiglio dei Ministri for the three-year period from 1994 to 1996. From 1994 to July of 1996 he was Art Adviser to the restored Teatro Ventidio Basso in Ascoli Piceno which re-opened after fifteen years of work on October 15, 1994. There he organized seasons of opera, ballet, symphony performances, and chamber music concerts. In 1995 and 1996 he was Art Secretary of the Festival delle Nazioni in Città di Castello.

The International Artistic Consultant

During the 1997-1998 season, he was also appointed as Artistic Consultant of Production of “Aida,” directed and staged by Franco Zeffirelli, and performed in Japan on the occasion of the inauguration of the New National Theatre of Tokyo. In 2000 Grisostomi Travaglini was appointed by the Ministry of Culture of the Turkish Republic as general manager of the Ankara State Opera and Ballet, concurrently working as Musical Director up to the year 2002. In 2002 he was asked once again to go to Tokyo as director at the New National Theatre for a new production of “Lucia di Lammermoor”. The premiere on October 11 was attended by Their Imperial Majesties, the Emperor and Empress of Japan. In 2004 Tokyo’s “LaVoce inc” invited him to the New National Theatre to direct a new production of “Lucia di Lammermoor”. The performance was staged at the New National Theatre and recorded on DVD. Cast: Mariella Devia, Marcelo Álvarez, Renato Bruson, Carlo Colombara. Conductor Stefano Ranzani. The DVD was released commercially in 2005.

 

The Opera Producer

Since 1982, Vincenzo Grisostomi Travaglini has been called in Italy and many countries worldwide to stage popular opera titles in prestigious locations (Aida, Turandot, Rigoletto, Madame Butterfly, Lucia de Lammermoor, etc…), which are either wide spaces in the open or classical theatre scenes. He has taken advantage of his numerous travels to write articles in various publications, newspapers and magazines as well as holding conferences and seminar communications on special requests all over the world.

The Writer

He wrote a book on the life of Katia Ricciarelli which was published on the occasion of the 25th anniversary of her career. He also authored the book “I Teatri a Roma: Il Costanzi.” He wrote a musical study on Verdi’s opera “Macbeth” which was translated into French and published by Monte-Carlo Opera. His musicological book on “Madama Butterfly” was translated into Spanish for the Puccini Festival in Valencia and was presented to the audience during a conference in Spain. His two other musicological books: “Aida” and “Turandot” were translated into Turkish and published by the Ankara State Opera and Ballet.

http://www.vincenzogrisostomi.com

Il Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini intervistato dalla grande giornalista Ornella Rota

DoveStiamoAndando? All’opera lirica, arte di domani

 

 

ROMA – “L’opera lirica richiede il convergere in scena di recitazione, musica, letteratura e scultura; è multidisciplinare come l’arte contemporanea è, e tende sempre più ad esserlo.

Di più: la presenza di interpreti essendo indispensabile, il messaggio può continuamente rinnovarsi ed evolversi nel tempo – e questo non accade ad esempio con la scultura e la scrittura”: così Vincenzo Grisostomi Travaglini, regista, musicologo e saggista, persuaso che il nostro teatro lirico meriti ben di più e di meglio di un omaggio, peraltro doveroso, al suo grande passato.

Vincenzo-Grisostomi-Travaglini_regista-225x300

Studi di giurisprudenza, psicologia e pianoforte, da ragazzo assistente volontario di Visconti e Menotti, Marco Bellocchio e Carmelo Bene (nel cui film “Amleto” interpretò Rosencrantz), Vincenzo lavora abitualmente fra l’Europa e l’Oriente: regie di Mozart, Donizetti, Verdi e Puccini, incarichi dirigenziali al teatro dell’Opera di Roma e al New National Theatre di Tokio, consulente del Ministero della Cultura della Repubblica Turca per la direzione generale dei teatri d’opera e di balletto; ha anche scritto alcuni libri (tra cui uno sulla vita di Katia Ricciarelli, presentato al Museo teatrale della Scala) e saggi che sono stati tradotti in più lingue.

Multidisciplinarità, messaggio capace di rinnovarsi, memoria della nostra storia e identità sono dunque le principali ragioni per cui anche noi, che viviamo nel terzo millennio e non siamo specificamente cultori di musica, dovremmo apprezzare Traviata e Madame Butterfly, Aida e Tosca?
“Sì. Aggiungerei che mentre in altri periodi il punto di interesse era “il moderno” – nuove tecnologie, nuovi stimoli visivi, nuove sensibilità – oggi l’esigenza diffusa in ogni ambito culturale è di riattualizzare, ritrovare, quanto siamo stati e di conseguenza saremo. La cultura è conoscenza, e la conoscenza non ha tempo”.

Questo è assolutamente vero per i classici. Euripide è attualissimo
“Anche la lirica (al di là dello stile di singoli melodrammi) può essere assunta come arte classica”.

Perché?
“Risponde al bisogno che ogni individuo ha di formarsi, di sapere, anche di piacere. Attraverso un determinato linguaggio che definirei “classico” per estensione, noi potremmo oggi, con la nostra esperienza e sensibilità, riscoprire tutta una serie di valori”.

Recuperarli?
“Eviterei questo termine, perché si recupera qualcosa che si è perduto, e non mi pare sia questo il caso, specialmente in campo musicale, dove i processi sono talmente complessi, tutto un susseguirsi e un altalenare di successi oblio riscoperte riconoscimenti. Secondo me il problema fondamentale della lirica è (stato) probabilmente nella complessità della sua esecuzione/rappresentazione. Sovente dico, in tono provocatorio, che ogni teatro ha il pubblico che si merita e ogni pubblico ha il teatro che si merita: come i Greci ci insegnarono per sempre, il teatro è uno dei punti cardine della città, dell’anima, del pulsare della civiltà. La musica in particolare “non va conosciuta ma va riconosciuta”, e qui arriviamo al cuore del problema: l’educazione musicale a scuola, che da noi manca totalmente. Eppure formare dei gruppi che suonino insieme – a livello assolutamente dilettantesco, chiaro – come avviene in tanti Paesi, sarebbe formativo ai fini non soltanto della musica ma dell’individuo stesso”.

Una Butterfly al teatro di Cosenza l’anno scorso è il solo impegno recente in Italia. Preferisci lavorare fuori?
“E’ meno complicato per una serie di ragioni. Intanto per lo straordinario interesse al melodramma: in Cina, Giappone, SudEst asiatico, per non parlare delle Americhe da nord a sud, fioriscono nuovi splendidi teatri. Poi la frammentarietà del nostro Paese, che è ragione di ricchezza e al contempo di intralci, soprattutto in relazione a tante leggi che sarebbero da applicare prima ancora che da fare. Infine, per le nomine ai vertici, che sovente privilegiano fedeltà politica e doti manageriali rispetto a competenza e passione.

Però non sono pessimista: sono persuaso che la creatività mediterranea – ad esempio la straordinaria vocalità che ho ascoltato su entrambe le sponde – sia sempre viva e presente, e che al momento in cui la dichiarata volontà di maggiore attenzione alla cultura si trasformerà in atti concreti, il Nostro Mare sarà pronto a riprendere il suo ruolo guida”.

“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…”

20608

“Sì, tuona o cielo… Imperversate o turbini…” recita Edgardo nel vortice d’emozioni della torre di Wolferag in “Lucia di Lammermoor”…. No! Non è la tempesta annunciata della farsa che alcuni mesi or sono vedeva protagonisti un’Orchestra e un Coro del Teatro dell’Opera che si dicevano licenziati con il “placet” del ministero, da un Campidoglio incompetente e da una sovrintendenza giustizialista … La stagione del Massimo romano si è fatta ed è in corso e la produzione del capolavoro di Donizetti (aprile 2015) ne è uno dei punti di forza. Orchestra e Coro, non più “licenziandi” a dimostrare quel che sembrava non si volesse capire, ovvero che le masse sono il cuore pulsante di un teatro d’Opera, ancor più se Fondazione e questi organismi quando ben guidati possono fare la differenza.

Gaetano Donizetti
Gaetano Donizetti

E così è stato con direttore e concertatore Roberto Abbado e con il maestro del coro Roberto Gabbiani. L’orchestra come non mai sotto la bacchetta dell’elegante, sensibile direttore ha vibrato con intensità espressiva. Tutto era esatto, nei tempi, nelle dinamiche, nelle accurate sfumature espressive; allo stesso tempo attento e partecipe alle esigenze vocali in quella fusione di un dialogo continuo fra palcoscenico e strumentazione dove le emozioni di tanto amore, tradimento e una iniziale oppressione di “ragion di stato”, si alternano scambievolmente in un discorso ricorrente e in un linguaggio, quello donizettiano, che da questo momento in poi segnerà l’evoluzione del melodramma italiano. Il bailamme di un universo tumultuoso accompagna l’alienazione di una mente che ritrova la sua armonia solo nei ricordi di un sentimento negato e il reintegro in orchestra della glassarmonica nella scena della “Pazzia” è stato episodio tra i più mirabili e coinvolgenti. Suggestione appassionante grazie anche all’interpretazione di uno dei due soprani previsti nell’avvicendarsi delle recite romane, il soprano Maria Grazia Schiavo, una giovane cantante che ha percorso le strade del Barocco e di quella che nacque come Nuova Compagnia del Canto Popolare; che di queste esperienze ha fatto scuola per affrontare questo impegnativo ruolo nel quale si è calata con sicurezza, passione e senza mai travalicare quei limiti che da esigenze belcantistiche sono traboccanti d’espressività romantica. Edgardo per eccellenza è il tenore spagnolo José Bros che dalla sua esperienza fa scaturire naturalezza e aderenza al personaggio. Sempre elegante, vocalmente generoso, partecipe.

Il Tenore José Bros col Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini dopo la Generale di "Lucia di Lammermoor", Teatro Costanzi, Roma, 29 Marzo 2015
Il Tenore José Bros col Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini dopo la Generale di “Lucia di Lammermoor”, Teatro dell’Opera di Roma, 29 Marzo 2015

Titolari dei due ruoli protagonistici sono, da citare, il tenore Stefano Secco e il soprano Jessica Pratt di cui hanno avuto modo di parlare le cronache romane. Con loro il baritono Marco Caria che probabilmente avrebbe trovato una ragione del suo personaggio con maggiore attenzione propria o dello staff responsabile di palcoscenico. Questa presentata all’Opera è stata una versione di “Lucia di Lammermoor” che si potrebbe definire filologica se queste termine sempre più non venisse equivocato con una inaridita aderenza al testo originario, bensì lo è stata nello spirito di ricreare musicalmente e nell’ambiente quelle intenzioni di quell’autore e di quel momento culturale che in quanto tale trascende l’epoca. Per rendere questo nella sua compiutezza si deve avere una compagnia adeguata in ogni sua parte e il basso Carlo Cigni (Raimondo) così come il secondo tenore Alessandro Liberatore (Arturo) erano ben lontani da un più coerente discorso d’insieme. Bene il Normanno di Andrea Giovannini. Complesso il ruolo che si è voluto attribuire ad Alisa (Simge Büyükedes) che in quest’opera di “lontananze”, per scelta scenica era una suora indifferente. Questo, dell’indifferenza, era il problema scenico di questa produzione, ovvero quello di un palcoscenico anonimo, grigio, impersonale. L’allestimento era stato affidato al genio di Luca Ronconi che come è noto è venuto a mancare lo scorso febbraio. Il progetto era stato, probabilmente, abbozzato e la realizzazione è stata affidata dopo la sua scomparsa a quello che è lecito pensare fosse il gruppo di lavoro voluto da Ronconi. Il risultato è stato deludente! Neanche un ricordo dell’arte ronconiana in una produzione che ricordava vagamente passati successi del celebre regista, ad esempio i “Dialoghi delle Carmelitane” di Georges Bernanos (1988) con le pareti ed elementi scenici intercambiabili e sarebbero possibili tanti altri riferimenti, relegati ahimè in una nostalgica, involontaria rievocazione avulsa da una qualsiasi attinenza con un progetto legato ad una nuova proposta. Ancora … si vedevano sbarre con dietro coristi in veste d’ “impazienti” in ospedale psichiatrico, ai lati della scena ancora una volta pubblico dell’epoca con costumi che si sarebbero detti di repertorio verdiano e pur sempre tristemente grigi; scenografia inutilmente macchinosa; luci rigidamente monocrome e crepuscolari, nessun intervento significativo che si potrebbe definire registico. Uno spettacolo, in conclusione, contraddittorio dove l’aspetto musicale ha trionfato, a differenza di quello visivo. Ricorderemo Ronconi per ben altri meriti! Per l’Opera di Roma il futuro è sempre nella speranza …

Vincenzo Grisostomi Travaglini

Lucia_Sextet

Un pensiero del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini sulla situazione del Teatro dell’Opera di Roma

Tragedia Lirica con prologo, atti imprecisati e senza epilogo!!!

T1004551_10202023308379229_6713316823244915818_n

Prendo l’occasione dalle manifestazioni che si sono svolte a Roma e nella protesta che ha visto quale bersaglio il sindaco di una Roma Capitale che nel prestigio è capitale, ahimè, solo di nome. I problemi che vengono denunciati dagli abitanti di molti quartieri romani vengono contestati a gran voce nelle strade e nelle piazze … Io, in queste poche righe, vorrei tornare a una piazza dimenticata per un argomento che, nonostante le tante delusioni, non riesce a lasciarmi indifferente e mi coinvolge emotivamente. In una domenica “ecologica” piovosa e ventosa che di ecologico richiederebbe solamente la differenziata dell’amministrazione capitolina passo per piazza Gigli dove s’impone un orrendo striscione che pubblicizza la prossima stagione del Teatro dell’Opera. La grafica scelta da qualche tempo dalla Fondazione Lirica è lo specchio del cattivo gusto generalizzato della sua gestione. Scomparsa “Aida” quale spettacolo inaugurale, sostituita con una produzione di “Rusalka” si pone giustificata la domanda di come all’Opera di Roma si possa realizzare una stagione lirica senza Orchestra e senza Coro. Risuonano quindi,nel silenzio di una piazza deserta, gli echi stonati delle tante dichiarazioni inverosimili di Sindaco e Sovrintendente … Un venticello domenicale, ben più impertinente del tipico Ponentino, s’insinua allora fugando lo sdegno, sussurrando sentiti dire e suggerisce impertinente che tutto il livore degli amministratori a cui il Teatro risponde con minacce di chiusura e licenziamenti non era altro che una “messa in scena” o meglio un’intimidazione che sopperiva all’incapacità di risolvere altrimenti una condizione di degrado. Dell’impossibilità di risolvere altrimenti una situazione innegabilmente critica di un’istituzione, quella della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma che non oggi, ma da decenni, si sarebbe dovuta affrontare con una seria riforma, con capacità e competenza! «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» … recitano le nobili parole del Principe di Lampedusa, ma qui di “gattopardesco”, di autorevole, si ravvisa ben poco. Se il venticello dicesse la verità, ovvero che nel silenzio di un’Opera avvilita si vorrà trovare un accordo con Orchestra e Coro, si procederà ad una riassunzione per motivi che non mi è dato sapere, così come pretestuosi erano quelli del licenziamento, in questo caso resterebbero solo le dichiarazioni di Sindaco e Sovrintendente che nelle loro affermazioni azzardate e fuori luogo, per coerenza, dovrebbero dimettersi. Se si volesse riscrivere la partitura di “Pierino e il Lupo” a loro sarebbe dedicata la sezione dei tromboni!!! I problemi del Sindaco sono ben altri e speriamo che vengano risolti nelle sedi competenti, al fine di arrestare un degrado della Città così come non si era mai visto. Per il sovrintendente, dopo la gestione del Petruzzelli, dove non sembra aver lasciato un buon ricordo, si potrebbe promuoverlo nuovamente e magari nominarlo alla Scala di Milano, dove al sovrintendente Pereira è stato chiesto di dimettersi al termine dell’Expo 2015 a causa di episodi non certo edificanti. In Italia per far carriera bisogna distinguersi in negativo e quindi il fine naturale sarebbe il Massimo milanese. Non è tutto, se il venticello sempre irriverente dicesse la verità si ventilerebbe per Roma anche il rientro del “Maestro” che da fiero paladino dei propri interessi non aveva esitato a lanciare la scomunica sulla Città Eterna dall’alto del superbo podio (e con carta intestata) della Chicago Symphony Orchestra!

Venticello romano impertinente, spero proprio che i tuoi sussurri siano menzogneri e che venga risparmiata alla Capitale questa ulteriore “vergogna”!!! Per non essere equivocato, non la “vergogna” di garantire una sia pur zoppicante stagione lirica, avvenimento al contrario auspicato, ma quello di confermarci nella mediocrità dei nostri amministratori.

Oggi a Roma piove, speriamo non segua la tempesta…Roma: “Città Eterna”, nonostante tutto!!!

Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

10347088_10201815640867671_2943343582812228892_n

“Ribalta spenta, sipario abbassato, ma al Teatro dell’Opera di Roma la farsa continua ed è tragedia. In sintesi, pur riconoscendo che Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma negli anni avevano accumulato tutta una serie di agevolazioni contrattuali oggi insostenibili, quali la turnazione (Orchestra), oggi non più giustificabili, che i sindacati dell’Opera hanno agito (spesso) in modo sconsiderato, sono convinto che tutto quello che è avvenuto è stato usato non per colpa di maestranze, masse artistiche e tecniche, ma da una dirigenza da troppi anni inadeguata. Le Fondazioni sono da riformare, signor Ministro, tutti noi ne siamo convinti, ma non con atti sconsiderati e plateali a cui sono seguite dichiarazioni, ahimè supportate da organi d’informazione a dir poco in cattiva fede e disinformati (incompetenti). Taciamo sugli “starnazzamenti” televisivi in formato “massaia tronista”, con tutto il rispetto per vere massaie. Ad esempio sull’indennità di Caracalla, giustificata per gli orchestrali e per il degrado degli strumenti (con l’umidità gli “archi” -violini, viole, violoncelli e contrabbassi- possono subire danni e le spese sono a carico del singolo professore che dello strumento è proprietario e anche per le altre sezioni), ma ingiustificata ad esempio per gli amministrativi, in soprannumero che certo non ne avrebbero diritto e a cui da decenni viene riconosciuta. Sono problematiche in piedi, lo ripeto, da decenni e decenni e solo oggi e quindi strumentalmente ce se ne accorge e le si denuncia con pubblico scandalo. Anche riguardo l’ osannato maestro Muti, mi si lasci dissentire sulle tante lacrime versate, non credo che sia stata la sua fuga a provocare la caduta della mannaia su Orchestra e Coro, ma al contrario che il Maestro, come ho già avuto modo di notare, con la propria “ritirata” abbia fornito ai politici un alibi mediatico per quanto era stato già deciso di fare. Muti scrive la sua lettera d’addio su carta intestata della Chicago Symphony Orchestra, una scelta di dubbio gusto e non casuale, ma bensi un messaggio di chi, dall’alto del podio di una delle più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo, afferma la sua superiorità! Licenziamenti? Sicuramente necessari, ma non quelli di Orchestra e Coro, ma responsabilità del sovraintendente e della dirigenza tutta, signor Ministro e responsabilità del Sindaco di Roma che del Consiglio d’amministrazione è presidente, le cui dichiarazioni senza senso che mi rifiuto anche di commentare, proclamate dall’alto del Campidoglio, se non assurde e tragiche, sarebbero comiche.”

Riccardo Muti lascia l’Opera di Roma: il parere del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

Riccardo Muti

“Il piatto d’avanzi raffermi dell’Opera di Roma non sazia più gli appetiti della famiglia Muti. L’augurio è che nella prossima stagione potremo, forse, ascoltare le “Nozze di Figaro” di Mozart in un’orchestrazione meno “imbalsamata” e legata ad ideologismi pseudo critici revisionisti che poco si addicono al genio di Mozart. Resta l’amarezza che difficilmente il Teatro dell’Opera, pur un tempo prestigioso, potrà vantare in una direzione artistica/musicale all’ altezza di quella che dovrebbe esigere per tradizione e cultura. “Roma Capitale”, più di nome che di fatto dove l’Amministrazione capitolina sembra solo volersi interessare a rendere impossibile la vita dei cittadini, con aumenti di tariffe scriteriati a fronte di servizi sempre più scadenti. Per fortuna la Fondazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, veramente “autonoma” nella gestione dei concerti, colma il vuoto di musica di Roma, ma il nostro augurio è che la sala del Costanzi, si spera scongiurato lo spettro della chiusura, torni a svolgere quel ruolo che gli spetterebbe. Roma capitale? Mi trovo spesso a farmi questa domanda senza trovare risposta!!!”

Vincenzo Grisostomi Travaglini, Roma, il 21 settembre 2014