“Aida in Aspendos: Un ponte fra Oriente e Occidente”, articolo di Francesco Germinario nella rivista mensile” in “L’Opera International Magazine” di Novembre 2019

1-1

 

4_page-0001

75534250_10159084833195299_2237584846325022720_o

Un filo sottile unisce l’antico Egitto con le coste dell’Asia Minore, così che il remoto porto di Aspendos, nell’attuale Turchia, era meta di attracco delle navi all’epoca dei Tolomei. Certamente Aida di Giuseppe Verdi, in cartellone al 26esimo Festival Internazionale di Aspendos, non prende spunto dalla mitica Cleopatra, ultima della dinastia tolemaica, tanto meno l’egizio Radamès è riconducibile al romano Giulio Cesare o al generale Marco Antonio, come qualche sprovveduto turista/spettatore avrebbe voluto immaginare, eppure nella nuova produzione di Aida appositamente realizzata per l’Antico Teatro greco-romano di Aspendos, s’intravede l’impronta del passato. Se nella seconda metà dell’Ottocento l’archeologo francese Auguste Mariette volle ricondurre la sua storia ben mille anni prima della Nuova Era, ai tempi della XVIII dinastia egizia, ispirandosi a  Hachepsuth, Nefertiti  e forse anche a Ramses II, vicenda da cui prenderà spunto Giuseppe Verdi per il suo lavoro, ebbene in questa Aida ad Aspendos a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Antalya, vi è la consapevolezza di un’appartenenza del tutto propria, di tradizioni e ritualità anatoliche. Le scene e i costumi si confanno a memorie antiche, proprie di un territorio che guardando all’Egitto mantiene salde a tutt’oggi le proprie radici. L’impianto scenico è all’apparenza tradizionale, ma nella sua realizzazione sembra voler riproporre la celebre frase di Verdi: “torniamo all’antico, sarà un progresso”. Non solo … se le figure impresse nella scenografia, colonnati grandiosi e costumi dalle tinte di sapore medio-orientale, ci riportano al fastoso passato di congiunzione tra Oriente e Occidente, vi è visibilmente trasmesso anche quel simbolismo che nella sua ritualità si ricongiunge, idealmente, con l’Egitto  di Mozart/Schikaneder ne Die Zauberflöte. Scene di Özgür Usta, costumi di Savaş Camgöz e Gürcan Kubilay.

Direttore Fabrizio Maria Carminati che della partitura di Aida ha esaltato le pagine di magniloquente spettacolarità, per nulla sacrificando, con raffinata minuzia, l’interiorizzazione di ogni ogni singolo personaggio, nella sfida irrealizzabile dell’uomo con un destino inesorabile. Un percorso omogeneo, di una visione condivisa tra podio e palcoscenico, regia di Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ricerca storica di Sisowath Ravivaddhana Monipong. Disegno luci di Giovanni Pirandello. Di grande suggestione il fuoco sacro che si sprigiona dal remoto pertugio del tempio, da dove Ramfis in ripetitivo ternario segna la condanna a morte di Radamès, nel reiterato conflitto tra potere temporale e spirituale.

Nel ruolo del titolo il soprano russo Anna Nechaeva di solido  impatto in un ruolo del quale ha certezza, di timbratura scura e suggestiva, con spiccato senso scenico; nella replica la debuttante Francesca Tiburzi. Radamès è il tenore turco Murat Karahan, dopo i consensi areniani, qui si conferma dalla voce ferma e squillante, ha riscosso un personale, vibrante successo; nella seconda recita Efe Kışlalı. Ancora dalla Russia, ma con una sensibilità tutta italica, l’Amneris di Anastasia Boldyreva, principesca nella sua arroganza, disperata nel suo sentimento di donna, cinicamente disumanizzata nel conclusivo: “Pace t’imploro … “.

 

 

 

5_page-0001

Dall’espressione tonante e autorevole presenza l’imperioso Amonasro di Eralp Kıyıcı. La marcata voce di basso, d’innnata autorevolezza ha delineato l’interpretazione di Safak Guç, quale Ramfis. Completano la compagnia: Ozgur Savas Gencturk, il Re, Nihan Inan e nella replica Ceyda Maral, Sacerdotessa, Emrah Sòzer Un Messagero. Coro dell’Opera di Antalya e dell’Opera di Ankara, maestri, rispettivamente, Mahir Seyrek e Giampaolo Vassella. Corpo di ballo e ballo bambini (Moretti) dell’Opera e Balletto di Antalya, coreografo  Armağan Davran.

La prima serata è stata trasmessa in diretta nazionale su TR2, il secondo canale della Televisione di Stato Turca, dedicato a notiziari ed eventi culturali.

La produzione di Aida ha trovato la sua collicazione ideale all’interno dell’Antico Teatro di Aspendos, eppure a quasi un mese di distanza ha saputo “rigenerarsi” in ben altra situazione in una serata di “gala” nel contemporaneo edificio del Congresuim di Ankara, capace di oltre tremila posti, a cura dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara. Di base l’allestimento è lo stesso di Aspendos,eppure con sostanziali modifiche a conferma che non esistono recite, una eguale all’altra, ma bensì la capacità di rinnovarsi nell’aderenza a un concetto, più che a una pura estetica. Nel ruolo di Radamès s’impone e si conferma Murat Karahan, cosi come Eralp Kiyici, Amonasro, e il basso Safak Guç, Ramfis. Per Aida il debutto nel ruolo del soprano Feryal Türkoğlu che cesella il personaggio con raffinatezza e precisione. Amneris è la convincente e appassionata Ezgi Karakaya; Erdem Baydar, il Re, Cem Akyuz, il Messaggero e Nihan Inan, Sacerdotessa. Direttore d’orchestra il giovane e già affermato Can Okan al suo debutto nel titolo; maestro del coro Giampaolo Vessella. Significativa la presenza dell’eccellente Corpo di ballo e per i Moretti della Scuola dell’Opera e Balletto di Stato di Ankara con coreografie di Sergei Terechenko. Prevista inizialmente una sola recita al Congresium, vi si replica per soddisfare le molte richieste di pubblico, oltre la capienza della grande sala.

Photo credits: Yusuf Emre Turan & Sisowath Ravivaddhana Monipong

 

 

70349352_10158905024355299_7497938890704027648_o

Aida Aspendos 2019 curtain call

75199782_10159032136640299_4039672472830738432_o

“Il dissoluto non punito”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Novembre 2019

Tra tutte le opere di Mozart Don Giovanni è la più sfuggente, al di là di qualsiasi intreccio, sia pure abilmente strutturato da Lorenzo Da Ponte, di trama e d’indefinito.

2-1

Con la nuova produzione del Don Giovanni al Teatro dell’Opera, Graham Vick conclude la proposta romana del trittico Mozart/Da Ponte. Nella sua maturità artistica l’abile manipolatore appare sempre più voler ricondurre il proprio lavoro di regista a concetti personalistici, non sempre pertinenti o improntati al buon gusto. Il suo mestiere di apprezzato uomo di teatro è fuori discussione, ogni scena è di per sé teatralmente ineccepibile, così i rapporti tra i diversi personaggi e nello sviluppo delle situazioni, eppure nell’arco dell’esecuzione: arie, duetti, terzetti, sestetto, ecc.  e gli eloquenti recitativi scivolano via senza raccontarci una storia, senza trasmetterci emozioni. L’unica certezza è la mano sicura del regista a cui, però, sembra non interessare più di tanto il risolvere gli enigmi del dramma per eccellenza, sia giocoso  come indicato nel genere (opera buffa così come la chiama Mozart nel suo catalogo) o tragico nella possanza, bensì Vick si concentra nello sviluppare le sue tesi o idee di eccentricità per lo più gratuita, come nei due finali, anche a costo di rovinare tutte quelle positività che, altrimenti, questa produzione presenterebbe. Spesso invaghito da semplici  citazioni quali l’introduttivo “piova o vento sopportar” di Leporello e piove da un catino, dalla frase di donna Elvira “Io men vado in un ritiro”, così che si presenta suora sin dal suo esordio, ma la considerazione di Elvira è conclusiva e all’inizio è priva di significato, ancora Leporello per l’invito alle “vezzose mascherette!” nel Finale primo dove il registicamente bistrattato Don Ottavio, in mutandoni, pigiama e vestaglia, si camuffa (“maschera”) con il velo monacale di Donna Elvira… forse … ma è quanto lo spettatore evince ! La biancheria intima è protagonista in diverse scene, certamente le allusioni di carattere sessuale nel Don Giovanni non mancano, così che il protagonista del titolo appare prestante con le sole mutande dopo aver concupito Donna Anna, o forse senza averla soddisfatta, giustificandone le lagnanze che fanno accorrere un Commendatore infermo, che si sostiene con un deambulatore , bastonato e infine soffocato dal perfido “dissoluto”. Vick durante l’Ouverture gioca con le parole e così come nel titolo originale imprime su una gigantesca nuvoletta: “Il dissoluto punito” e in una seconda nuvoletta più in basso: “ossia il Don Giovanni”, ovvero invertendo il titolo rispetto all’edizione a stampa; poi al termine dell’opera, sempre su nuvolette, si legge solamente: “punito – Don Giovanni” ed è questo il solo gioco (a parole) degli equivoci, altrimenti ben marcato nel libretto e nella musica. Nessun equivoco nel compiacimento di scena di stupro-mimico musicale del Finale primo con gli ospiti-prigionieri compiacenti nella “sala illuminata e preparata per una gran festa”, con palese masturbazione, violenza, giochi saffici e di tutto un poco; una forzatura che si poteva evitare perché se nella sua esasperazione fa più sorridere che scandalizzare, giustifica l’indignazione di una nutrita parte del pubblico le cui vivaci turbolenze ci giungono dalle cronache della prima recita, attenuate, ma non sopite, nella replica. La scena firmata da Samal Blak è ad impianto unico, con un alberello rinsecchito da un lato, eppure l’impianto nella sua essenziale linearità ha la sua eleganza. Così i costumi di Anna Bonomelli, tutto è riportato al contemporaneo, con generosità di biancheria intima, stracci e abito monacale, ma anche tagli disinvolti e moderni (l’ambiente ben realizzati, in un impasto monocromo di  raffinata realizzazione. Le luci (ed ombre) di Giuseppe Di Iorio sono scarne, avvolte violente, in un disegno ben definito. Don Giovanni e il servo Leporello si vogliono interscambiabili, così come accade spesso in palcoscenico e in locandina, eppure il loro riflettere una stessa immagine dovrebbe essere marcato anche vocalmente e stilisticamente e non solo equivalersi, come nello scambio di persona così tipicamente all’italiana all’inizio del secondo atto, solo perché hanno la stessa taglia di pantaloni. Così si dissolve il superamento dei generi di cui il Don Giovanni mozartiano è esempio mirabile. Il Don Giovanni di Alessio Arduini è visivamente attraente, registicamente convincente, ma nel “Fin ch’han dal vino“, appollaiato su di un ramo striminzito dell’alberello (l’immagine ha il suo fascino) ha il fiato corto e nella successiva Canzonetta “Deh vieni alla finestra” il suo canto è sin troppo intimizzato. Spigliato il Leporello alias Don Giovanni di Vito Priante, però, senza significative sfumature d’espressione, con un Catalogo di scarsa rilevanza, se non quella visiva. Bravi interpreti anche il Masetto di  Emanuele Cordaro e la Zerlina di  Marianne Croux, le loro scene appaiono particolarmente curate e riscuotono la simpatia del pubblico. “Cavernoso” il Commendatore del basso (veramente) profondo di Antonio Di Matteo. Donna Anna e Don Ottavio, rappresentano l’eccellenza della serata, con una bravissima, precisa, vibrante Maria Grazia Schiavo e un emozionante Juan Francisco Gatell, dal “Fuggi, crudele, fuggi“, in ogni loro intervento.

3-1

L’Aria: “l mio tesoro intanto” di Don Ottavio è  un momento di suprema delizia, di grazia e intensità.

Per la Schiavo, con particolare suggestione nel Recitativo accompagnato “Crudele!.. Ah no, mio bene!” con Rondò “Non mi dir, bell’idol mio” con coloriture drammatiche cesellate alla perfezione. La versione scelta all’Opera di Roma è quella di Praga che ci priva con deciso rimpianto dell’Aria di Don Ottavio composta per Vienna: “Dalla sua pace” e ci priva altresì, ma senza particolare dispiacere del Recitativo Accompagnato ed Aria di Donna Elvira nel secondo atto: “In quali eccessi, o Numi – Mi tradì quell’alma ingrata”; Donna Elvira, qui una sin troppo appassionata Salome Jicia, come detto ridicolizzata sin dall’inizio in abito monacale.

Versione di Praga con l’esecuzione del concertato finale. Vick sin dal Duetto “Oh statua gentilissima‘ ha voluto imprimere il suo stile dando rilievo, non tanto al monumento funebre del Commendatore, che è invece intento a scavarmi la fossa con in mano un badile nello stile becchino dell’Amleto, mancava solo il teschio di Yorick, bensì con irriverenza gratuita la gigantografia del volto della Sindone impressa sul fondale. Il travisamento prosegue nel Finale: “Già le mensa è preparata“, Don Giovanni più che di carne di fagiano è ingolosito da un piattone di spaghetti alla Alberto Sordi, con umorismo tutto britannico, ovviamente replicato  dall’ingordo Leporello. All’ingresso, altrimenti spettrale, del Commendatore “Don Giovanni a cenar teco” scende l’immensa mano del Creatore di Adamo, così come nella Cappella Sistina dipinta da Michelangelo. Questa invasione di cartapesta disturba a tal punto da distrarsi da una pur rinvigorita orchestra, altrimenti non più che corretta, ma pur sempre elegante (non è sufficiente) diretta da Jérémie Rhorer. Recitativi accompagnati al fortepiano con poca creatività da Angelo Michele Errico. Il ditone di Dio si spezza, Don Giovanni è risucchiato e non resterebbe che compiangerne la scomparsa, ma Don Giovanni è tutt’altro che svanito, rientrerà  da una porticina alla morale conclusiva: “questo è il fin di chi fa mal” arrampicandosi nuovamente sul ramo prediletto dell’alberello scheletrito. Masetto s’impossessa del mozzicone di dito e lo pone nel basso ventre a modo di satiro arrapato e il tutto termina in un fumettone di dubbio genere.

 

3 ottobre 2019

1-1

 

A sparkling “Carmen” for the opening of the XXVIth Aspendos Opera International Festival, 1st September 2019

The Istanbul State Opera and Ballet opened the XXVIth edition of Aspendos Opera International Festival on 1st September 2019 wth a new production of French masterpiece “Carmen” of Georges Bizet, under the direction of Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini.

70488450_10158911931635299_5255179064053858304_o

With the help of set designer Zeki Sarayoğlu, who created on purpose an inspiring view of a “plaza” in Seville, the somptuous costumes of Ayşegül Alev and Gizem Betil, the Italian director has set up a dynamic and very rich staging to offer us a very special re-visitation of the myth of Carmen.

CARMEN_2_KAST_ASPENDOS_69

The exceptional participation of the first dancers of the Istanbul State Ballet, with a special choreography by Maestro Ayşem Sunal Savaşkurt has given to this production a touch of glamour and elegance which has definitely convinced the international audience of Aspendos Festival.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_55

 

The Antalya Orchestra was put under the direction of young and talented Bulgarian Conductor, Zdravko Lazarov, who casts a spell on the audience with his lightness and subtle way of rendering the difficult scores of Bizet into a very delightful and personal expression.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_196

The cast gathered the best artists of Istanbul Opera together with guest singers, whose beauty and charms were as fascinating as their ability to act and sing at the utmost level. Yulia Mazurova interpreted Carmen with such powerful sensuality and wild carnal appetite, whereas Anastasia Boldyreva offered us a more rebel image of the gypsy lady, a mysterious witch with a clear feeling of superiority towards her poor male victims.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_32

Don José was well served by both Efe Kislali and Ali Murat Erengül in two different but always elegant and emotioning interpretations. The rest of the cast was absolutely at the same level of participation and enthusiasm, which is a clear sign of optimism for the future of lyric art in Turkey.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_10-001

 

Micaela, sober and romantic as ever, by both Bilge Yılmaz and Gülbin Günai and a spontaneous and youthful Escamillo by Murat Güney. The rest of the cast, Anna Sirel Yakupoğlu (Frasquita) ed Elif Tuba Tekışık (Mércèdes); Alp Köksal (Le Dancaïre) e Onur Turan (Le Remendado); Göktuğ Alpaşar (Zuniga) e Utku Bayburt (Moralés): all tremendously beautiful and gifted either for singing, acting or dancing.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_120

The choir was magistrally directed by Maestro Paolo Villa from Istanbul, having included some elements of Antalya Opera Choir, who studied under the direction of Maestro Mahir Seyrek.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_81

 

A special mention for the lovely children of the choir of the Antalya Opera, precise and so cute, under the direction of  Maestro Sinem S. Baddal.

CARMEN_1_KAST_ASPENDOS_204

Last but not least, the fabulous lighting design by Giovanni Pirandello, who expressed with colourful and intense brightness the passionate states of mind through which Carmen led us soflty and swiftly towards the tragic end, announced since the beginning with the theme of fate, so dear to Bizet’s heart.

MDM_7098.JPG

70937966_10158908245665299_3022392022615982080_o

 

69807807_10158866583400299_5447605650592890880_o
69623971_10158877666020299_9069478178908536832_n
69923962_10158870730870299_1159752581371658240_n
69442251_10158870670815299_6351568237720764416_n
My grateful thanks to Emre Turan and Murat Durum for the beautiful pictures.

“Le notti romane dell’opera”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Settembre 2019

 

La partitura di una capolavoro quale Aida di Giuseppe Verdi appartiene al presente: sempre attuale per la sua capacità di rivivere ad ogni rappresentazione. Testo di sorprendente vitalità la cui valutazione non potrà mai essere critallizzata in un giudizio definitivo. Eppure, alcuni travisamenti teatrali ne hanno nel tempo alterato la sostanza, non meno di visioni superficiali che ne vorrebbero sminuirne il fondamento.

70894508_10158926291340299_6197936445794025472_n

L’Aida di Verdi con protagonisti cammelli, dromedari ed elefanti è un’analogia ormai scontata e l’argomento banalmente enunciato. Nei decenni si sono avvicendate sui palcoscenici di tutto il mondo produzioni le più svariate che nulla hanno a che fare con fenomeni da baraccone, anzi che ne esaltano i valori compositivi, nell’ambientazione del libretto che è, questo sì, sinonimo di antico Egitto, di ambizioni contrapposte e conflitto interiore. L’un aspetto non in conflitto con l’altro, ma conseguente in un progetto quanto mai strutturato che nasce in un momento storico e da circostanze ben definite. Il quesito, semmai, nell’avvicendarsi di progettualità e invenzione, è sul come restituire questa monumentale partitura in musica e teatralità, pur senza termine nel segno della libera espressione e ancor più nei vasti spazi all’aperto. Il compito è affidato all’inventiva dell’esecutore, alla sua capacità di restituire un lavoro di un Giuseppe Verdi che stanco e deluso si era ritirato dall’arte del comporre nell’ “eremo” di Sant’Agata, pressato dalle ambizioni del Khedivè d’Egitto, dall’abile persuasione dell’archeologo di origine francese Auguste Mariette che fu il fondatore del Museo de Il Cairo, dal poeta e scrittore Antonio Gislanzoni e non in ultimo, convinto da un ricco compenso.

71151626_10158926292880299_8344763603747864576_n

Se Aida si è imposta nel tempo quale titolo d’eccellenza per gli spazi “en plein air”, è per le possibilità spettacolari che il soggetto offre al palcoscenico, una peculiarità che non nega, anzi esalta, il contrasto delle tematiche che il compositore volle coniugare nel suo lavoro. Guardando all’antico Egitto Verdi propone tematiche a lui sensibili, quanto universali: l’oppressione del potere e la solitudine dell’uomo. Affrontare Aida è un onere, tanta era l’attesa della riproposta del titolo per la stagione estiva dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, ma l’aspettativa in palcoscenico non è stata pienamente appagata, perché pur nel rispetto del talento individuale, si sarebbe voluto esigere di coniugare inventiva a coerenza. Negare la stessa essenza dello spettacolo operistico (sia la proposta scontata o spettacolare, innovativa, riformista oppure semplificata) quasi si voglia respingere il valore stesso del lavoro che s’intende produrre, riducendolo a una paccottiglia mal assemblata, questa non è una scelta, bensì presunzione. Denis Krief, artista poliedrico nato in Tunisia e affermatosi in Francia, firma alle Terme la nuova produzione di Aida: regista, scenografo, costumista e disegnatore luce; il risultato è uno spettacolo confuso da superflui simbolismi e ingorgo espressivo, proposta fortunatamente sostenuta musicalmente dal direttore Jordi Bernàcer e da validi interpreti. I solisti tutti, però, sembrano avere difficoltà nel ritrovarsi nel “gioco” comune, intrecciato nello svolgersi della vicenda. L’incontro tra Radamès e Amneris è composto registicamente da semplici scambi di posizione, così come il dubbio che s’insinua con l’ingresso di Aida non è avvertito. In scena schematicamente sono una piramide centrale affiancata da due parallelepidi trapezoidali, estenuamente riposizionati da una squadra nutrita di macchinisti freneticamente coinvolti, che spostano, girano, dispongono senza particolare suggestione gli elementi scenici. I tronchi di piramide ruotano su se stessi mostrando la struttura interna; nel centro si colloca una ridotta costruzione lignea a forma di cubo, dove si alternano siparietti in stile Paris-Garnier, il caratteristico sipario dell’Opéra e altre allusioni, nel terzo atto un canneto per ricordarci che siamo in riva al Nilo da dove Amonastro appare del tipo “sorpresa” da teatrino di burattini. Al termine de “Su! del Nilo” viene sventolata una bandiera italiana con stemma sabaudo, un’allusione forse alle colonie?! Il coro si trasporta da una parte collocato su poltroncine rosse, all’altra del palcoscenico, senza apparente ragione e tanto meno motivazione, così che il complesso corale dell’Opera appare casualmente coinvolto e non al meglio della concentrazione. Il Faraone e Amneris sono in abito egizio …sugli umili costumi ben poco da dire… a un lato siedono all’interno di un palco tardo Secondo Impero per assistere al “trionfo”, sistematicamente al buio (probabilmente un riflettore mal puntato, ma egualmente rimarcabile), in una visione molto personalizzata del concetto di disegno luce. Forse della stessa epoca della loggia le sei trombe egizie, professori d’orchestra abbigliati in frak e tuba, musicalmente non esattamente “allineati”. Sempre, forse, dietro il sipario il fondalino che sale e scende all’interno della struttura lignea s’ispira a uno dei bozzetti che Mariette curò per la “prima” di Aida, oppure qualsiasi altra cosa voglia significare, come il parallelepipedo girato, con posta una scala di prigione dove si svolge immobile l’intera scena del “giudizio” e così via. Ben realizzate le coreografie di Giorgio Mancini, ma confuse in un disordine apparente. Alfred Kim affronta di “forza” l’impervia “Celeste Aida”, con voce stentorea, non sempre omogenea e alla ricerca più dell’effetto, puntualemente ottenuto, che di una linea di canto accurata. Anche per il mezzo soprano Judit Kutasi l’inizio è incerto, ma trova sin dal duetto con Aida del secondo atto (l’opera a Caracalla è presentata in due parti) l’adeguata espressione al ruolo, sino all’avvolgente: “Già i sacerdoti adunansi” con un ritrovato Alfred Kim/Radamès, per piglio e vocalità. Da subito si distingue la personalità di Vittoria Yeo, una sensibile Aida, toccante nell’appassionato “Numi pietà”, con accennata stanchezza dal terzo atto, dal quale l’impostazione appare meno sicura. Un Amonasro  garbato quello di Marco Caria, scevro da barbarismi che scostano il personaggio dall’accurata scrittura baritonale verdiana. Di buon livello la compagnia: dal Re di Gabriele Sagona, al Ramfis Adrian Sâmpetrean, Domingo Pellicola (Un messaggero), Rafaela Albuquerque (La Gran Sacerdotessa). Il direttore d’orchestra Jordi Bernàcer superate le prime difficoltà dovute a un’amplificazione particolarmente problematica, incluso un incidente tecnico con rombo fastidioso, tiene l’orchestra con sicurezza, ponendo l’accento su ogni sfumatura, senza cedere a gloriosi fragori e sempre sottolineando le preziosità di una partitura che appartiene alla piena maturità verdiana, con drammaticità, ricercatezza del colore, equilibrio e una lucidità di prospettive del tutto originali. I veri elementi innovativi di Aida vanno ricercati nella maggiore precisione con la quale Verdi organizza l’orchestra, con Jordi Bernàcer l’intero incalzare di situazioni individuali e colletive è governato da una ferrea coerenza teatrale e costituisce quella sicurezza ideale tra tutti i parametri che compongono questa partitura dove in ogni atto, in ogni momento la luce e l’ombra svolgono una funzionale struttura espressiva

71230355_10158926292985299_5269216885487960064_n

 

 

Altra situazione per la ripresa de La Traviata, qui l’emozionalità del regista Lorenzo Mariani rende più che credibile l’ambientazione agli anni ’60 del Novecento. Una messa in scena vivace, curata in ogni particolare. Tutto procede con attenzione, la recitazione si fonde al canto, il solista è interprete ed è personaggio. Molte delle pagine di Traviata appartengono sempre più al quotidiano, riproposte in concerto o accennate in forme svariate, ma grazie all’attenzione del direttore d’orchestra Manlio Benzi e del regista in questa edizione ogni pagina è conseguente e va a formare il corpo dell’opera in una drammaturgia ritrovata che affronta senza esitazioni stratagemmi di sicuro impatto visivo e di autentico spettacolo. In scena inizialmente un grande schermo: è un cinema all’aperto e dal Preludio dell’atto primo tutto si risolve in bianco e nero come in una pellicola d’epoca. C’è Fellini e La dolce vita, ma anche Vacanze romane con nostalgiche lambrette e la spensieretezza del ricordo, di rosso solo Violetta e Flora, che si distinguono prendendo colore come in un film di François Ozon, solo per fare uno dei tanti esempi possibili. Una vera e propria esplosione di dissolutezza nella galleria in casa di Flora dove lo spettacolo di spogliarelliste e motociclisti in giacca di pelle con scritto “bull” (“mattadori”) nulla tolgono, anzi accrescono la drammaticità del finale. Scene di Alessandro Camera, costumi di Silvia Aymonino. D’effetto e ben realizzati i movimenti coreografici di Luciano Cannito. Le luci di Roberto Venturi sono di grande suggestione, ben integrate con le proiezioni di Fabio Iaquone e Luca Attilii che includono i maestosi ruderi delle Terme, calibrate e mai invasive. Violetta è il soprano Francesca Dotto che se trova qualche difficoltà ne “Ah, fors’e’ lui” e in particolare nell’impervia tessitura di “Sempre libera…”, s’immerge nel romanzo e musica dal “Non sapete quale affetto” e magistralmente sino all’emozione dell’ “Addio del passato”. Punto debole della compagnia il tenore Alessandro Scotto di Luzio (Alfredo) che superato lo scoglio dell’inizio del secondo atto, come rassicurato, trova maggiore concentrazione e pertinenza vocale dal “Mi chiamaste? Che bramate?” con un’appassionata Violetta e si riscatta appieno nel “Parigi, o cara”. Quasi timido, egualmente efficace, il Giorgio Germont di Marcello Rosiello; bravi, anzi eccellenti tutti gli altri dalla scatenata Flora di Irida Dragoti, il Gastone Murat Can Güvem, Annina Rafaela Albuquerque tutti e tre dal Progetto Fabbrica, giovani artisti, del Teatro dell’Opera. A completare la compagnia Roberto Accurso (Barone Douphol), Domenico Colaianni (Marchese d’Obigny) e Graziano Dallavalle (Dottor Grenvil), Daniele Massimi, Francesco Luccioni, Micael Alfonsi. Certamente, tutto sotto l’attenta guida del direttore d’orchestra Manlio Benzi che affronta la difficile acustica del teatro all’aperto delle Terme di Caracalla dosando i suoni, perché un “piano” amplificato non può risultare veramente tale e un “forte” rischia di sovrabbondare all’udito dello spettatore; il risultato è quello di una lettura ben strutturata, equilibrata e risonante in un tutt’uno con i solisti che trovano nel direttore un preciso, puntuale punto di riferimento e sostegno drammaturgico, così come in Verdi deve essere. Eccellente la prova dell’orchestra e del coro del Teatro dell’Opera di Roma, maestro del coro Roberto Gabbiani. Numeroso pubblico e tanti applausi, sia per Aida che per Traviata.

70982157_10158926291475299_6536344727296409600_n

 

Serata d’eccezione quella del 7 agosto con l’evento Noche española con Placido Domingo che torna a cantare alle Terme di Caracalla dopo 29 anni, da quando nel 1990 era stato protagonista con José Carreras e Luciano Pavarotti del concerto dei Tre Tenori, in occasione del Campionato mondiale di calcio.

L’idea di questa serata di gala dedicata a melodie iberiche era nata a Verona nel 2017, impostata quale concerto più che di spettacolo vero e proprio, per poi essere valorizzato sino a realizzarsi in una struttura di seducente impatto musicale e visivo, già acclamato nella sua forma compiuta lo scorso luglio in Francia a Le Chorégies d’Orange per il centocinquantesimo del festival, il più antico d’arte lirica.

L’attesa a Caracalla era tutta per Placido Domingo e dell’omaggio dell’artista alla sua terra natale, la Spagna con suggestioni e tradizioni di brani celebri e meno conosciuti di autori prevalentemente di Zarzuela, quali l’introduttivo “Quiero desterrar” (La del soto del parral) di Sautullo y Vert cesellato dal celebre tenore, qui nel registro baritonale, accolto da una vera e propria ovazione del pubblico e sino al bis conclusivo, un toccante adios, velato da una tristezza dal sapore squisitamente ispanico. La serata è stata aperta dall’impeccabile compagnia di Antonio Gades, uno dei più celebri danzatori che ha elevato il Flamenco alla classicità. Per il ballo e per il canto compositori squisitamente iberici, per citarne alcuni: Sorozàbal, Giménez, Granados, Manuel de Falla, Moreno-Torroba. Con Domingo due giovani e già affermati solisti: il soprano portoricano di origine cubana Ana Maria Martinez e il tenore messicano Arturo Chacón Cruz, vincitori rispettivamente nel 1995 e nel 2005 del The World Opera Competition- Operalia, una competizione canora fondata nel 1993 da Placido Domingo. Felice la combinazione di canzoni, intrecci amorosi a due voci e scalpitanti interventi di danza. Niente di banale o di folklorico nell’attenta direzione di Arturo Chacón Cruz che con l’orchestra del Teatro dell’Opera ha colto ogni sfumatora di una forma d’arte che ha trovato in questa interpretazione la sua forma ideale. D’impatto visivo e precisamente realizzati i movimenti scenici e il gioco di luci e proiezioni in tutt’uno tra un palcoscenico essenziale e i maestosi ruderi delle Terme, per le firme di Stefano Trespidi, Ezio Antonelli, Roberto Santoro e Federica Caraboni. Pubblico in piedi sino all’emozione per la conclusione di questa estate dell’Opera di Roma alle Terme di Caracalla, cartellone che ha realizzato il migliore risultato d’incassi e di presenza di pubblico.

 

Placido Domingo a Roma, 5th August 2019

domingo 050819.jpg

«Come passa il tempo…» afferma Placido Domingo il giorno successivo l’evento all’Arena del cinquantenario dal suo debutto a Verona e alla viglia della Noche española alle Terme di Caracalla per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma. Domingo torna alle Terme di Caracalla dopo 29 anni dal memorabile concerto dei Tre Tenori.

«A Roma le mie presenze non state numerose – prosegue l’artista – ma quella sera del 7 luglio del 1990 rimarrà per sempre un ricordo indelebile. Sono passati quasi trent’anni anni e molti di più da quando ho iniziato a cantare. Anche questo mio ritorno a Caracalla segna un anniversario, eppure il mio desiderio di condividere con il pubblico la passione per la musica resta sempre lo stesso».

«In quel 1990 ci trovammo insieme, con José Carreras che era tornato a cantare dopo la malattia e con Luciano Pavarotti. Passamo insieme un tempo magnifico, mai uno screzio tra di noi. Quando si dovette scegliere il programma spesso ci trovammo a voler cantare lo stesso brano e allora tiravamo a sorte. Nel tempo libero José e Luciano giocavano a poker, ma io non sono bravo al gioco e mi sedevo accanto a loro; potevo vedere le carte di entrambi e stavo attento a non parlare, immobile. Poi con Luciano si andava a mangiare e con lui la tavola era sempre molto generosa».

Maestro, un accenno al concerto Noche española: «E’ un evento che è maturato nel tempo, dalla mia passione per la Zarzuela, un genere molto apprezzato in Spagna. Io sono figlio d’arte e i miei genitori erano cantanti di Zarzuela, mia madre era in palcoscenico sino a pochi giorni dalla mia nascita. Sicuramente io la sentivo cantare ancor prima di venire al mondo. Si potrebbe definire la Zarzuela una sorella o meglio una cugina dell’opera, può avvicinarsi come genere all’operetta, ma ci sono tante differenze. Nella Zarzuela ci sono scene fortemente drammatiche, ma poi dal dialogo si passa alla musica e tutto si risolve in un lieto fine; non sempre ma nella maggioranza dei casi. In Spagna in ogni regione c’è una diversa tradizione musicale per questo particolare genere, così in  Aragona, in Andalusia, in Castiglia e in Catalugna. Insieme a me nello spettacolo ho voluto partecipassero due giovani vincitori della competizione Operalia: il soprano d’origine cubana Ana María Martínez e il tenore messicano Arturo Chacón-Cruz; un’iniziativa questo concorso a favore di giovani cantanti lirici che ho voluto fortemente sin da 1993 e che si svolge ogni anno in una diversa città, quest’anno per la cinquantaseisima edizione a Praga. Con noi la compagnia di ballo di Madrid che porta il nome di Antonio Gades, questo gruppo è una parte essenziale del nostro programma. Quando abbamo realizzato lo spettacolo la prima volta è  stata con noi una giornata felice».

La memoria di Placido Domingo lo riporta alla sua Madrid e alle prime esperienze artistiche vissute grazie ai suoi genitori: «Io mi ritengo un privilegiato a essere un figlio d’arte e penso che con la musica si superi ogni frontiera, perché se le lingue sono diverse il messaggio è universale».  Prosegue Domingo: «Mi chiedono spesso se io prediliga cantare da tenore o da baritono, oppure dirigere l’orchestra, ebbene la mia risposta è che io mi esprimo con tutto me stesso nel lavoro al quale mi sto dedicando in quel momento.  Ancora mi domandano quale sia il titolo che prediligo ed è difficile rispondere, perché ho amato tutte le opere che mi sono trovato a interpretare. Se proprio dovessi citarne due, queste sarebbero Otello e Tosca, perché sono i titoli che ho interpretato più frequentemente, per l’esattezza 225 recite ciascuna, sono lavori straordinari. Quello di Otello è un ruolo importantissimo nella carriera e nell’affrontarlo devi esprime tutto te stesso quale interprete: cantante e attore. A Tosca sono particolarmente affezionato perché è stata l’opera con cui ho iniziato e il ruolo di Cavaradossi mi ha portato per la prima volta sui palcoscenici dei grandi teatri; ebbi l’occasione di dirigere Tosca nel 2000 all’Opera di Roma, dove fu rappresentata per la prima volta, in occasione del centenario con Luciano Pavarotti quale Cavaradossi e Franco Zeffirelli regista, una grande emozione. E’ difficile, però, esprimere una preferenza; pensiamo a titoli dello spessore di Manon LescautWalkiriaParsifalLohengrin. Ancora tutte le opere pucciniane e verdiane, abbiamo nel mondo dell’opera un repertorio straordinario. Io ho interpretato 151 diversi personaggi ed è sempre viva in me la curiosità di trovare nuove parti da poter affrontare».

Placido Domingo, cantante e direttore d’orchestra guarda al futuro, senza malinconie per il passato: «Non sono d’accordo con quelli che dicono che “ai nostri tempi” tutto era migliore, anche perché i “miei tempi” proseguono e guardo all’oggi. Nel mondo vi sono molti più spazi teatrali e infine occasioni per assitere a un concerto o a una rappresentazione lirica, in Europa come negli Stati Uniti, in America Latina».

«Io penso che ci siano sempre stati dei grandi interpreti, grandi maestri e grandi registi e la vita dell’opera continua… felicemente, perché oggi nei teatri si sta formando un nuovo pubblico, si realizzano più spettacoli. Ho avuto occasione di tornare in delle sale teatrali dove in gioventù ero stato pioniere della lirica, così come con tanti altri colleghi con i quali nel corso degli anni ci siamo trovati a essere stati precursori e proprio in quei luoghi dove avevamo iniziato quali giovani di una qualche compagnia, ho potuto rendermi conto di quante voci straordinarie ci siano oggi nel mondo. Questo è bellissimo!»

«L’altro giorno ero nella mia città, a Madrid, seduto in un palco e durante l’intervallo guardavo il pubblico, in ogni fila c’erano molti spettatori sotto i 40 anni e anche molti di circa venti anni, logicamente insieme a tutti gli altri. Io sono convinto che si stia vivendo nell’arte musicale un momento molto positivo. Una raccomandazione: direi che è arrivato il momento, un pochino, di controllare il punto sulla regia e sulla messa in scena, perché alle volte ci sono delle scenografie dove si possono realizzare indifferentemente 10 o più titoli, senza fare differenza. C’è in scena, ad esempio, una cassa nera e non sappiamo ..!» «Certamente potrebbe essere una soluzione economica ma … – aggiunge Domingo con un pizzico di ironia e conclude – io credo che in ogni caso per la messa in scena si debba raccontare la storia. In certi titoli si può cambiare epoca, ma io penso che al pubblico, soprattutto per chi si avvicina per la prima volra all’opera, si debba offrire un pizzico di tradizione».

041_2019-620x834.jpg

“Il culto della bellezza, fra opera, teatro e cinema”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Luglio-Agosto 2019, su Franco Zeffirelli, scomparso il 15 giugno 2019.

Vincenzo Grisostomi Travaglini, che conobbe e lavorò con Franco Zefirelli, stende un ritratto e un personale ricordo del grande regista scomparso.

Z6-001

Quando si spegne una stella il suo bagliore si spande nell’infinito.
Così quanto muore un Artista la suo opera resta imperitura. Regista
d’opera e di prosa, autore di cinema, scenografo e costumista, Franco
Zeffirelli “nasce” alla prestigiosa scuola di Luchino Visconti e del
suo Maestro trasmise l’elegante consapevolezza di un rinnovato
approccio all’opera d’arte, di meticolosa aderenza al contenuto
originale, di una cultuta dove l’estetismo si tramuta in sostanza, pur
sempre nella liberà espressiva dell’autore. Un incontro casuale il mio
con Franco Zeffirelli, nel 1965 passeggiando avanti Palazzo Reale a
Torino un signore con autorità faceva smontare i giganteschi
striscioni che annunciavano nel teatro all’aperto montato nei giardini
il Giulietta e Romeo di Skahespeare. La tragedia si chiama Romeo e
Giulietta affermava e gli operai ubbidirono. Un primo gesto di quel
rigore non solo apparente, un segno d’autore che rifletteva il cattere
dell’artista che imponeva una convalidata cultura, trasmettendo al
pubblico con il suo lavoro e le sue convinzioni un differente
approccio ai classici, di quei valori che oggi diamo per acquisiti.
Z1
Splendido lo spettacolo shakespeariano con i giovanissimi Giancarlo
Giannini, Annamaria Guarnieri e una straordinaria Lina Volonghi,
distante da una recitazione di maniera e da protagonismi in un lavoro
d’insieme che solo il regista può realizzare. Con freschezza e rigore,
così come la pellicola del “Romeo e Giulietta” che segui solo alcuni
anni più tardi, nel 1968, con interpreti che sono personaggi e i
personaggi funzionali all’accadimento. Questi gli anni dei primi
successi cinematografici di Zeffirelli, nel 1967 sempre Skahespeare
con La bisbetica domata, con due celebrità  quali Elizabeth Taylor e
Richard Burton, ma qui il divismo non è mai fine a se stesso, bensì
efficiente all’intrigante dipanarsi della commedia. Il suo debutto nel
cinema risaliva al 1957 con Camping un’inaspettata commediola
all’italiana; nel 1964 firma il film per la televisione Maria Callas
al Covent Garden, una primadonna a cui restò sempre legato
dedicandogli nel 2002 il film Callas Forever. Fu Zeffirelli nel 1964 a
convincere una Maria Callas oramai sul viale del tramonto a
partecipare a una nuova produzione di Tosca a Londra da lui diretta ed
il secondo atto è l’unica registrazione video in un’opera della
Callas, con lei Tito Gobbi. “La Callas è insuperabile”, affermò il
regista e fu un trionfo, , a cui segui quello di Parigi e al
Metropolitan, ma solo l’anno dopo nella ripresa al Royal Opera Hause
Covent Garden la divina Maria apparì solo nella serata di gala il 5
luglio 1965 alla presenza della regina Elisabetta II e quello fu
l’addio alle scene del celebre soprano.
Z2
Innumerevoli i titoli cinematografici diretti da Franco Zefirelli, senza mai dimenticare
l’amore per il palcoscenico lirico, con inserimenti di produzioni come
per Aida ne Il giovane Toscanini, direttore d’orchestra che Zeffirelli
aveva conosciuto personalemnete, tra hli interpreti ancora una volta
con Elisabeth Taylor che per il Maestro nativo di Firenze accetto di
tornare a recitare dopo dieci anni di assenza dal set e che studiare
con Zeffirelli non sopportando il chiuso di una stanza si fece portare
una roulotte attrezzata di ogni comodità parcheggiata nel giardino del
Maestro a Roma, a Villa Grande. La pellicola fu in parte girata nel
teatro Petruzzelli prima del disastroso incendio, trasportato nella
finzione cinematografica nel lontano Brasile e quelle immagini furono
il punto di riferimento per la ricostruzione della sala; ancora Carmen
nel già citato Callas Forever e la lista delle produzioni
cinematografiche del Maestro comprende più di 20 titoli, quale regista
e talvolta anche sceneggiatore, sino all’ultima opera cinematografica
del Maestro: Omaggio a Roma del 2009 un “promo” sulle bellezze della
città eterna commissionatogli dal Campidoglio, dove non poteva mancare
una citazione all’ambientazione tutta romana di Tosca.
Plausi e critiche per i film-opera: nel 1982 Cavalleria Rusticana e Pagliacci
con direttore Georges Prêtre; nel 1983 una Traviata che non riscosse
unanimi consensi per alcune libertà che il regista impose sulla
partitura verdiana, con Teresa Stratas e Placido Domingo, da citare
anche il coreografo Vladimir Vassiliev la cui collaborazione con
Zeffirelli è frequente. Nel 1986 Otello con Placido Domingo e Katia
Ricciarelli, direttore Lorin Maazel.
Z3
Franco Zeffirelli l’artista di teatro, celebrato regista
d’indimenticabili successi cinematografici, ma anche l’uomo la cui
umanità, per alcuni schivo all’apparenza, era al contrario
carratterizzante di un’apertura verso nuove esperienze, di supporto di
giovani talenti. Il mio incontro su di un palcoscenico, ero studente
liceale, fu al Teatro dell’Opera di Roma per una ripresa di Falstaff,
nell’aprile del 1974. Ero assistente volontario, ovvero avevo ottenuto
un permesso speciale per assistere alle prove, mi era permesso
osservare, ma non potevo intervenire, eppure Zeffirelli oltre le
convenzioni come solo i grandi sanno essere, desiderò coinvolgermi.
Trovarsi in quel mondo oltre la ribalta fa sognare oltre ogni
desiderio; smarriti o deteriorati i variopinti costumi del quarto atto
dei folletti, tutti ci trovammo in sartoria per tagliare brandelli di
stoffa e ricucire il perduto, Tutti insieme, Franco Zeffirelli e il
giovane aiuto regista, quel Pippo Pisciotta che fu per lui compagno di
vita, l’assistente volontario ovvero io e tanti altri; tra gli allievi
della Scuola di danza del Teatro dell’Opera che interpretavano i
folletti dell’atto quarto un già protagonista Raffaele Paganini. I
successi di Franco Zeffirelli nella lirica sono innumerevoli e le sue
produzioni ancora attuali e di diritto nella storia del melodramma.
Solo alla Scala si contano più di 20 titoli, dai primi anni del
dopoguerra e per l’intero arco della sua vita. Zeffirelli non ha mai
dimenticato i suoi primi passi, quale assistente o titolare, come ad
esempio per una “Carmen” al Carlo Felice di Genova bombardato con la
sala protetta da materiale impermiabile perché il soffitto aveva
ceduto, prima della discussa demolizione della struttura interna.
Elencare tutte le produzioni in campo operistico, di prosa e
cinematografico di Franco Zeffirelli sarebbe un esercizio che da solo
ne restituirebbe il rilievo in campo internazionale. Basterà, però,
citare dei momenti particolarmente significativi di cui posso dare
personale testimonianza, quali il trionfo scaligero il 7 dicembre 1976
per Otello diretto da Carlos kleiber, la prima opera trasmessa in
diretta televisiva con neo-eletto presidente della RAI quel Paolo
Grassi che alla Scala era stato il sovrintendente degli anni felici.
Sempre alla Scala: Un ballo in maschera con direttore Claudio Abbado,
le lacrime di Shirley Verrett contestata nelle vesti di Amelia e il
trionfo di Pavarotti-Riccardo e Piero Cappuccili-Renato, la cui
spettacolarità imponeva nei cambi a vista un’irrefrenabile applauso.
Un salto temporale e tanti altri successi in Italia e all’estero, a
Milano con Turandot direttore Lorin Maazel, siamo nel 1983
allestimento riproposto  successivamente con modifiche al
Metropolitan. Negli Stati Uniti Zeffirelli è particolarmente amato e
la sua collaborazione con il Metropolitan è stata di tale portata
dall’aver invogliato a frequentare il teatro da un nuovo e folto
pubblico. Di Zefirelli bastava pronunciare il nome e i fondi elargiti
dai mecenati del Met erano assicurati. Critica e pubblico non furono
sempre concordi in una schermaglia di pareri contrari che perseguitò
l’artista negli Stati Uniti, così come negli altri paesi. Esempio ne
fu la nuova produzione di Tosca con debuttante al Metropolitan
Giuseppe Sinopoli, protagonisti Hildegard Behrens e Placido Domingo.
Con lo spettacolare terzo atto il regista e scenografo Zeffirelli
utilizzando ancora una volta, come per il quarto atto di “Aida” nella
produzione della Scala del 1964, il così detto ascensore o ponti
mobili del palcoscenico, potè giocare su due ambienti sovrapposti,
metenendo inizialmente in risalto la prigione dove è rinchiuso
Cavaradossi, che scomparendo inghiottita dalle viscere del
palcoscenico, con un coup de thèâtre di grande effetto faceva scendere
a livello la sovrastante terrazza di Castel Sant’Angelo dove
Cavaradossi canta “E lucevan le stelle” prima di essere fucilato.
Si scrisse che era stato “il trionfo registico del secolo”, “il
massimo della raffinatezza operistica”. Per altri una regìa “priva di
immaginazione”, Zeffirelli venne tacciato di tradizionalismo:
“insopportabile monumentalismo e realismo quasi fotografico”. Una
discrasia ancor oggi pungente tra un giornalismo alla ricerca della
notizia e un pubblico desideroso di produzioni realizzate con reale
professionismo. L’allestimento sarà presente al Metropolitan nel corso
di svariare stagioni e successivamente segnò il trionfo di Luciano
Pavarotti-Cavaradossi. Le recite di spettacoli con la regia di
Zeffirelli in scena al Metropolitan sono oltre 800.
Qualche curiosità, Franco Zeffirelli in gioventù ha recitato nella
Compagnia dell’Orsa Minore e quale attore cinematografico ne
L’onorevole Angelina con regia di Luigi Zampa nel 1947 e più
recentemente nel 2014 ne Il mistero di Dante con la regia di Louis
Nero dove interpreta se stesso, a fianco del premio Oscar F.Murray
Abraham. Franco Zeffirelli è stato regista e librettista di Antony and
Cleopatra con musica di Samuel Barber, in prima assoluta al
Metropolitan nel 1966.
Non ha mai abbandonato la regia del teatro di prosa e tra i tanti
titoli è doveroso citare negli anni Sessanta Amleto con Giorgio
Albertazzi, portato anche a Londra in occasione delle celebrazioni nel
quattrocentesimo dalla nascita di William Shakespeare; nel 1983 al
Teatro della Persola di Firenze Maria Stuarda di Schiller, una lezione
di teatro con Rossella Falk e Valentina Cortese.
Senatore dal 1994 per una legislatura, tornò pienamente ad occuparsi
di spettacolo. Nel novembre del 2004 fu nominato dalla Regina
Elisabetta II: “Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero
Britannico”.
Z4
Un rammarico, la mancata Turandot nella Città Proibita di Pechino.
Andammo insieme con Dante Mariti della Melos Art in visita ufficiale
in Cina. Tutto sembra andare per il meglio, ma dopo il soprallluogo
all’immensa struttura, Zeffirelli notò che lo spazio dove si sarebbe
dovuto rappresentare l’opera di Puccini non prorpiamente all’interno
della vera e propria Città Proibita, bensì compreso tra la prima e la
seconda cerchia di mura. Il Maestro fu irremuovibile, ma il permesso
per uno spettacolo all’interno delle mura interne era impossibile,
perché quando Bertolucci vi girò il film L’ultimo imperatore per
illuminare gli interni, essendo vietato portare i riflettori
all’interno le sale, li fece fissare su delle colonne di ebano
smaltato provocando dei gravi danni. Da qui il divieto irrevocabile.
Ci consolammo con una ricca cena in Ambasciata e il giorno seguente
spese “pazze”, perché al Maestro piaceva portare dei regali e
conservare il ricordo. Non ci facemmo mancare una visita alla Grande
Muraglia, ma Zeffirelli credeva nel progetto e rimase deluso. Qualche
tempo più tardi il Maggio Musicale Fiorentino con direttore Zubin
Metha fu meno esigente e in quello stesso spiazzo l’evento risultò
essere stato presentato come: “La Turandot nella Città Proibita”.
I rapporti di Zeffirelli con i teatri non furono costanti, con qualche
polemica e grandi rientri. Così come per la Scala e ultima in ordine
di tempo con il sovraintendente Pereira e poi l’assidua collaborazione
con l’Arena di Verona. Tra tutte la Carmen in una serata carica di
aspettatite. Uno spettacolo sontuoso, direttore Daniel Oren. L’Arena
era esaurita, lo stesso Oren sembrò sentire il peso di tanta
responsabilità e preferì rallentare alcuni tempi per tenere meglio
sotto controllo i solisti. Zeffirelli era arrabbiato. “proprio questa
sera Daniel ha deciso di scambiare l’opera per una sinfonia!“, ma
tutto andò per il meglio e nel dopo-teatro di festeggiò “alla grande”.
Seguiranno una nuova produzione di Aida (e ancora Aida per un secondo
allestimento alla Scala, meno fortunato del primo) e ancora a Verona
Il trovatore con la riproposta dei ballabili scritti da Verdi per
Parigi,  Turandot, Don Giovanni, Madama Butterfly e dove quest’anno La
Traviata il 21 giugno è andata in scena postuma, preceduta da una
cerimonia per ricordare il regista e scenografo. Cecilia Gasdia
attuale sovrintendente e direttore artistico dell’Arena ricorda che
l’idea di questa Traviata era nata nel 2008 come desiderio personale
del Maestro . Zeffirelli era particolarmente affezionato a questo
titolo verdiano affrontato per la prima volta a Dallas nel 1958 con
protagonista Maria Callas: «Traviata, una donna senza tempo. È stata
il fantasma e l’amore della mia vita» aveva dichiarato. La stessa
Gasdia era stata interprete di Violetta in Traviata al Comunale
Firenze nel 1984, in un nuovo allestimento firmato Zeffirelli in
coproduzione con il Maggio Musicale, il  Metropolitan di New York e l’
Opèra di Parigi, direttore Carlos Kleiber. L’occasione di questa
Traviata fiorentina con regia di Franco Zeffirelli è l’occasione per
restare nel capoluogo toscano, perché di recente nella sua città
natale il Maestro ha visto realizzato il sogno di una vita: il “Centro
Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli”: una
Fondazione, dichiarata per Statuto “di particolare interesse storico”.
Inaugurato nel 2017 il Centro è ospitato nel Complesso di San Firenze
e vi sono conservati tutti i documenti legati alla sua attività
artistica, dai bozzetti, agli studi per gli allestimenti teatrali e
cinematografici, dalle note di regia alle sceneggiature, dalle foto di
scena alle rassegne stampa, un vero e proprio patrimonio artistico e
culturale da tramandare ai posteri.
Z5
Franco Zeffirelli in passato e di recente, non ha mai mancato
occasione per esprimere le proprie opinioni, avvolte pungenti, ma
sempre pertinenti. D’altronde il suo sangue fiorentino non smentiva la
sua innata loquacità. Amava la sua città e nel 1966 diresse il
film-documentario prodotto dalla RAI Per Firenze dove è documentata la
devastazione della città nell’alluvione del 4 novembre 1966. Sono
molti gli eventi a cui il Maestro ha partecipato e tra questi la regia
in mondovisione nel dicembre 1974 della cerimonia d’apertura dell’Anno
Santo, regnante Paolo VI. Sempre per la sua città nel 1989  è dedicato
l’episodio su Firenze per il film-documentario 12 grandi registi
italiani presentano 12 grandi città italiane in occasione della 14a
Coppa del Mondo di calcio. “Galeotta” è sempre Firenze e in questo
caso l’amicizia con il concittadino Giampaolo Cresci nominato
sovrintendente dell’Opera di Roma. Per il rilancio del Massimo
capitolino Franco Zeffirelli s’impegna con una nuova produzione di
Pagliacci. Nel 1992 nessun teatro sembra ricordare l’anniversario del
centeneraio del lavoro di Ruggero Leoncavallo. Un’occasione da non
perdere e in poche settimane all’Opera di Roma se ne programma una
nuova edizione. Mancano pochi giorni all’evento non previsto in
cartellone e si lavora giorno e notte, i laboratori e sartoria non
risparmiano straordinari, in palcoscenico si costruisce e si dipinge
negli orari di chiusura sotto lo sguardo vigile dei vigili del fuoco a
cui è demandato il servizio di sicurezza. Si cena tutti insieme nel
non lontano ristorante cinese e per noi tutti resterà un ricordo
indelebile. In poche settimane l’opera è in scena e la serata:
memorabile. Ambientato in una periferia degradata il nuovo
allestimento è popolato da saltimbanchi, puttane e la tragedia tra
finzione e realtà si svolge implacabilmente sotto i piloni di
un’autostrada: un trionfo e Zeffirelli non mancò di osservare che era
ben capace di uscire da un’ambientazione tradizionale e di presentare
un allestimento ambientato ai nostri giorni, importante è «saperlo
fare». E’ lo stesso allestimento che nel marzo del 2018 sarà
presentato in tournée con l’Opera di Roma alla Royal Opera House di
Muscat nell’Oman.  «Ho una lunga storia con l’Opera – ricorda sempre
Zeffirelli -. Vi approdai nel 1963 con un Falstaff diretto da Giulini
e solo negli ultimi anni vi ho fatto 5 titoli tra cui la Tosca del
centenario, Don Giovanni e naturalmente questi Pagliacci. Sono malato
di Puccini, ma anche i Pagliacci li ho sempre amati. A Roma fui
costretto a montarli in 20 giorni con uno sforzo incredibile».  La
collaborazione con il Teatro dell’Opera nel sodalizio
Zeffirelli-Cresci prosegue e l’obbiettivo è di portare a Roma da
Milano due capisaldi del lavoro di Zeffirelli, La Bohème e Aida dal
Teatro alla Scala, allestimenti in parte dipinti e realizzati con
materiale deteriorabile. La Bohème era andata in scena alla Scala
circa 410 volte; per Aida all’epoca ci si era avvalsi della
collaborazione dello scenografo-pittore e costumista, forse uno dei
più dotati di tutto il Novecento: Lilla De Nobili. L’accordo è fatto e
i favolosi laboratori di via dei Cerchi compiono il miracolo, si
convince Lilla De Nobili a lasciare per alcune settimane il suo
appartamento popolato da amati felini, ma l’artista dai fluenti
capelli incolti non vuole apparire e lavora di notte, entrando quasi
di nascosto negli ampi laboratori romani senza alcun supporto e aiuto,
ridipingendo e restaurando con le sue mani, i suoi pennelli, parte dei
magnifici fondali. Per La Bohème a Roma Zeffirelli volle effettuare le
modifiche soprattutto per il secondo atto. Direttore Daniel Oren,
interprete quale Rodolfo un giovane Roberto Alagna, da poco debuttante
in Italia.
Dal successo di Aida all’Opera di Roma un’oportunità che ha il segno
della storia, la proposta per l’inaugurazione del New National Theatre
di Tokyo, il primo teatro di stato voluto in Giappone, con una nuova
produzione di Aida, una celebrazione solenne per l’apertura della
nuova struttura con l’opera di Verdi, a cui si sarebbero affiancate
una nuova produzione wagneriana per il repertorio tedesco e una
composizione realizzata appositamente per l’occasione da un musicista
giapponese. Al New National Theatre era stato nominato dagli apparati
statali un Direttore artistico, a me l’incarico di Responsabile
artistico per questo particolare evento.
Inizia un lavoro che durerà oltre tre anni, vicino all’abitazione del
maestro Zeffirelli in zona Appia Pignatelli a Roma (Gallia Placidia)
viene allestito un apposito laboratorio diretto dalla costumista Anna
Anni, con la collaborazione di Anna Biagiotti, nel giardino della
villa adiacente di proprietà di Gina Lollobrigida s’insediano i
calderoni per tingere i tessuti. Si acquistano stoffe nel bazar
d’Istanbul, in Egitto, calzature nelle Marche. S’impegnano nel Lazio
due laboratori di scenografia, Zeffirelli firma anche la scene, uno
specialista per la realizzazione delle strutture “costruite” e l’altro
per i fondali dipinti. Vengono impegnati i rinomati artigiani di
Cinecittà e anche i raffinati fornitori del Massimo di Palermo che
s’impegnano a realizzare accessori preziosi. Un’impresa, si può ben
dire: “faraonica”. Il risultato è straordinario. Un vero e proprio
esercito di figuranti viene impegnato a Tokyo e preparato dagli
infaticabili assistenti Marco Gandini e Jun Aguni. Per il ballo viene
fatto ritornare a Tokyo da una tournèe in provincia un ballerino che
avevo visto in una delle danze in Schiaccianoci e che ero sicuro fosse
il giusto protagonista per il “Ballabile” del secondo atto. Le prove
sono avanzate e tutto è approntato seguendo le precise, puntigliose,
attente direttive del Maestro e poi … Zeffirelli arriva a Tokyo. Il
prezzo del biglietto aereo non è niente a confronto dell’extra
bagaglio per bauli contenenti documentazione varia, libri e ancora
libri. Il Maestro viaggiava sempre portando con sé più materiale
illustrativo possibile. All’arrivo una delegazione del Metropolitan lo
raggiunge per una ennessima, nuova produzione de La Traviata e come
per incanto dalla matita di Zeffirelli prendono forma scene e costumi
con una festa in casa di Flora dal sapore spiccatamente andaluso. Poi
le prove in palcoscenico di Aida. Una scena alla volta, senza limiti
di tempo per la prova di regia (incredibile concessione per il
Giappone) e tutto ciò che appariva compiuto si trasformava in un’altra
cosa: solisti, coro, figuranti, tutti come in una metamorfosi si
tramutavano in antichi egizi nell’incanto della musica di Giuseppe
Verdi, sotto l’attenta guida di Zeffirelli, come incantati. Un altro
ricordo che mi è d’obligo citare: durante una prova di Aida si scatenò
a Tokyo un’eccezionale bufera di neve. Tokyo è una delle città più
organizzate del mondo, ma non è preparata all’imprevisto.
Spaventatissimi dalla direzione ci dissero di lasciare l’edificio del
New National Theatre per tornare subito in albergo, ma Zeffirelli non
volle lasciare il lavoro. Al termine le strade erano ricoperte di
neve, non c’erano più taxi, le macchine private bloccate nei garage,
la celebrata linea di trasporti JR interrotta. Solo un’ultima corsa di
metroplitana per la stazione di Shinjuku. Ci trovammo soli e non
sapevamo come raggiungere l’hotel distante qualche centinaio di metri.
La bufera di neve c’impediva di avanzare e vedemmo ad un angolo di
strada un vecchio ombrello che sembrava abbandonato. Lo presi e come
una molla insieme all’ombrello scatto un barbone che aveva trovato
riparo in un angolino protetto, in quel pur sontuoso quartiere.
Tenemmo per noi, egoisticamente, l’ombrello, avvinghiati l’uno a
l’altro sino a raggiungere l’hotel dove tutti ci aspettavano con
ansia, ma nessuno era venuto a soccorrerci. Zeffirelli mi disse
solamente: “lo so che mi vuoi bene”. Per più giorni volle ripassare
per quella strada per trovare e ricompesare quel barbone che
involontariamente avevamo dannegiato privandolo dal riparo di un
vecchio ombrello nero. Non lo trovammo e il Maestro ne fu amareggiato.
Questo era l’uomo Franco Zeffirelli!.
Z0

“La semplicità giova a Rossini”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Luglio 2019, su “La Cenerentola” di Gioachino Rossini all’Opera di Roma, 11 giugno 2019.

“Uno spettacolo stimolante, ma che non convince appieno, La Cenerentola
di Gioachino Rossini ripresa al Teatro dell’Opera in questa fine
stagione romana, prima degli spettacoli estivi alle Terme di
Caracalla. La produzione è quella del 2016 con la regia di Emma Dante,
allestita in occasione del bicentenario dalla prima esecuzione romana
al Teatro Valle (quasi duecento, era il 25 giugno 1817). La messa in
scena è la stessa, a differenza della distribuzione musicale con sul
podio il maestro Stefano Montanari, opportunamente in locandina al
posto dell’allora deludente Alejo Pérez .

039_2019-620x827
Stefano Montanari è un musicista di sicura esperienza, marcato da una
forte personalità e convinzioni esclusive, il cui percorso artistico
prende il via dal repertorio a lui congeniale della così detta “musica
antica” e si apre con sempre maggiori risorse a più ampi orizzonti. In
Cenerentola, subito dalla sin troppo contenuta Sinfonia si stenta a
determinare dinamiche generalmente definite rossiniane, un “piano” in
orchestra non è mai veramente tale, né tanto meno un “forte” e i
“crescendo” appaiono più a livello d’intensità orchestrale che di
graduale, giocoso rafforzamento strumentale. Montanari oramai
specialista di Mozart e Rossini applica una propria filologia
strumentistica-vocale allo svolgimento dell’opera. Con spiccata
musicalità e con apprezzabile coerenza, la sua creatività più genuina
si sprigiona, si caratterizza e s’impone, soprattutto nei recitativi e
in sistemi del tutto originali nell’accompagnamento dei solisti con
soluzioni inventive. Il suo regno è la tastiera e nell’oramai
caratteristico, disinvolto atteggiamento direttoriale, infilata la
bacchetta nel dorso a modo di faretra, si sbizzarrisce felicemente su
di una copia di fortepiano viennese, dal suono strabiliante.
La regia di Emma Dante non è delle più felici, affollata, ingorgata da
simboli che per essere sviluppati dovrebbero essere adattati ad altro
lavoro teatrale, perché con La Cenerentola poco hanno a che vedere. A
ispirare la sua creazione sarà pure il fumetto dark e la scelta
estetica, come dichiarato, ispirata alle opere del movimento Lowbrow o
Pop Surrealism; al fumetto underground come arte popolare dai toni
umoristici e così via. In realtà il palcoscenico sin dalla Sinfonia è
costantemente ingombrato da mimi molleggianti nello stile
marionetta-bambola meccanica, attori (di per sé molto bravi) che
vicendevolmente si ricaricarono utilizzando una grande “chiave” posta
nel retro. Peccato, perché il lavoro della regista sui cantanti
sarebbe interessante e nei rari momenti di quiete da sberleffi e
ginnastica posturale i solisti esprimono al meglio gestualità
appropriate e pertinenti, con soluzioni interpretative che sarebbero
gradevoli, se non soffocate dal super-attivismo mimico, come se la
regista volesse sopperire alla trama favolistica, ironica e pungente,
chissà … forse ritenuta carente… con un teatro di altra estrazione.
La compagnia di canto presenta pregi e difetti e nell’insieme limitate
affinità. Carlo Lepore risolve la Cavatina e l’Aria del secondo atto
di Don Magnifico con sicuro mestiere, perfetti i recitativi,
impacciato nel Finale I da un coro uomini poco convinto e con minore
fusione nell’insieme vocale.

62521624_10158619307390299_2427658559584993280_n
Godibile, pur senza particolari qualità, il Dandini di Vito Priante,
ma che noia nel contrariamente geniale duetto “Un segreto
d’importanza” quando Dandini principe per inganno rivela l’arcano a
Don Magnifico.
Nondimeno seguirà l’esecuzione di un Temporale quanto mai pacato e lo
stesso celebre Sestetto scivolerà via senza colpo ferire. Nel
Temporale e Sestetto partecipi sono esclusivamente i mimi,
onnipresenti.
Nota dolente, Don Ramiro impersonato dal tenore Maxim Mironov. Di
buona presenza, elegante e credibile nella gestualità e intenzioni,
non sembrava godere di una serata favorevole e nell’Aria e successivo
Insieme del secondo atto, terminava a stento l’impegnativa esecuzione,
anch’egli e siamo al “Noi voleremo, domanderemo” tutt’altro che
incoraggiato, anche qui, da un coro con partecipazione casuale.
A seguire come da locandina, eccoci alle parti femminili e la sorpresa
viene dalle sorellastre, entrambe dal Progetto Fabbrica, Giovani
artisti del Teatro dell’Opera: Clorinda il soprano Rafaela Albuquerque
e la Tisbe il mezzosoprano Sara Rocchi. Fresche, disinvolte,
musicalmente ineccepibili, volentieri si sono fatte perdonare qualche
eccesso interpretativo, d’altronde giustificato dalla lettura
registica e in netto contrasto con quella direttoriale. Bene anche la
protagonista, Angelina ovvero Cenerentola di Teresa Iervolino,
mezzosoprano-contralto di giovanile esperienza e già professionalmente
affermata, di buona scuola e sicuro talento ha sostenuto il ruolo con
serietà e correttezza. Per concludere il basso Adrian Sâmpetrean e se
l’inserimento della difficile Aria di Alidoro “Il mondo è un gran
teatro” è oramai prassi consolidata, l’esecuzione necessita di
maggiore sicurezza e pertinenza vocale. Scena di Carmine Maringola,
praticamente fissa con un fondale armadio dalle grandi ante in stile
“Mondo convenienza” (recita la pubblicità della fabbrica di mobilio:
“arredamento per la casa a prezzi imbattibili”) ed elementi scenici
mobili a paravento per favorire gli svariati e avvolte intriganti
giochi registici. Luci accurate di Cristian Zucaro. Belli i costumi di
Vanessa Sannino, ad eccezione di quelli volutamente ridicolizzati del
coro. Maestro del coro Roberto Gabbiani. Movimenti coreografici di
Manuela Lo Sicco: infaticabile!”

67294012_10158764850485299_3095413287056048128_n

 

Vincenzo Grisostomi Travaglini

Teatro dell’Opera di Roma
Martedì 11 giugno 2019

Triumphant “Turandot” at the opening of the 10th Istanbul Opera International Festival on 2nd and 3rd July 2019

Turandot_1080x1920

Organized by the Culture and Tourism Ministry State Opera and Ballet General Directorate, the Opera International Festival of Istanbul celebrates its 10th anniversary this year and continue until July 14 at the Istanbul Zorlu Performing Arts Center (PSM).

Popolo di Pechino
Elegant Umut Kosman as the Mandarin

Opening the Festival, the Ankara State Opera and Ballet presented  “Turandot”, the last opera of Giacomo Puccini on July 2 and 3.

La sconfitta di Turandot
Lilla Lee (Turandot) recognises her defeat in front of her father, the Emperor Altoum ( Cem Akyùz)

Staged by famous Italian guest director Vincenzo Grisostomi Travaglini, the leading role in “Turandot” opera was performed by Korean soloist Lilla Lee on July 2 and Kazakh soloist Zhupar Gabdullina on July 3.

66293095_10158689289905299_4053001826524463104_n
Efe Kislali & Lilla Lee

The Prömiyer was a great success and the Korean Turandot Lilla Lee was very much appreciated by the audience, as well as the delicate sensituìivity of yourg Conductor, Maestro Murat Cem Orhan.

Ping Pang Pong
Wonderful Ping (çetin Kiranbay), Pang (Emre Akkus) and Pong (Arda Dogan)

Needless to say that Tenor Efe Kislali as Calaf was requested to sing once again the famous aria “Nessun Dorma” and was triumphally celebrated, as well as Tugba Mankal Dekak and Seda Araci Ayazli (Liù), together with Şafak Güç and Ozgür Savaş Gençtürk, fantastic Timur !

Morte di Liù
Liù’s Death

As reported by the cultural autorities of Kazakhstan, “Vocal skills, beauty, and power of voice, bright acting talent of sought-after opera singer Zhupar Gabdullina are widely known to the audience in many countries. Most recently, the Principal Soloist performed with great success in Turkey at the opening of the anniversary 10th International Istanbul Festival of Opera and Ballet, where she presented the title role of Turandot in Giacomo Puccini’s eponymous opera. There was not a single empty seat in the concert hall Zorlu PSM Studio, designed for 2500 viewers. Turkish viewers gave a standing ovation to the Kazakh artist.”

65780925_10158680387770299_7635420587690557440_n
James Lee and Lilla Lee

The Korean tenor, James Lee was also highly appreciated by the Zorlu audience and the clamourous success of Turandot was celebrated until late that night by all artists of the Ankara State Opera and Ballet and their guests.

65967200_10158689289850299_7762662107685847040_n

To be noted the wonderful lights of Fuat Gök and the exceptional participation of the Ankara National Ballet.

65974948_10156587997968831_4564504196363059200_o

65747131_10158683432190299_9125079116125569024_o

66068736_10158680418145299_4252298857498542080_o

thumbnail (1)

thumbnail (2)

Turandot Curtain Call 2nd July 2019

Concerto della Fondazione Marianna: “Abbiamo rubato la Luce alle stelle” in favore delle opere di Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, Prefetto Apostolica di Battambang in Cambogia.

Roma, Casa Dell’Aviatore Circolo Ufficiali Dell’Aeronautica Militare
La Fondazione Marianna ha organizzato il 29 Maggio 2019 il
Concerto tradizionale: “Abbiamo rubato la Luce alle stelle”, ospitato
nella prestigiosa sede de “La Casa dell’Aviatore” a Roma.
groupe K Gianni Lorenzo
L’opportunità è la visita di Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo
Alvargonzalez Prefetto Apostolico di Battambang, conosciuto quale il
“Vescovo delle sedie a rotelle” per il suo impegno umanitario in
Cambogia, in occasione della sua partecipazione in Vaticano al
Congresso mondiale della Caritas.
Vinny good
Il Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini presenta le ultime attività della Fondazione Marianna.
L’evento è stato annunciato nel corso della promulgazione della “Carta
Artistica Universale” 2019 della Fondazione Marianna, Fondatrice e
Presidente Pinuccia Pitti. La “Carta Artistica Universale”, lo
ricordiamo, ha tra i suoi molti scopi ha quello di promuovere la
comunicazione e il dialogo fra tutte le Nazioni, nella consapevolezza
dei Diritti e dei Doveri che questo comporta. I diritti umani sono il
fondamento della nostra società, ma la nostra società sarebbe ben poca
cosa se, a questi nobili concetti, non ci confrontassimo con il
diritto all’arte e alla cultura ed è per questa ragione che la
Fondazione Marianna, sempre restando ancorata ai suoi valori fondanti,
ha voluto aprire alla promozioni di giovani talenti nel campo
artistico.
Eugenio F 2
Il saluto del Presidente della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo, Dott. Eugenio Ficorilli
Ensemble
In prima fila: Signora Fiammetta Geddes Ungari, il Marchese Loredano Luciani Ranier, il Comandante Marco Sciarretta, il Dottore Alessandro Stacchini, Amm. Del. HC Welth
Da questo progetto l’evento del 29 maggio, in collaborazione con La
Casa dell’Aviatore e con il contributo dell’Accademia di Ariadimusica,
direttore il maestro Gianni Maria Ferrini.
Ospite d’onore S.A.R. il Principe Ravivaddhana Sisowath Monipong
Ambasciatore della Real Casa di Cambogia, coordinatore il maestro
Vincenzo Grisostomi Travaglini.
DSC_4809_1
Il Maestro Leonardo Angelini accompagna il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong (Photo credits: Helmut Stampfli)
Nel corso della serata si esibiranno giovani allievi dell’Accademia,
sicure promesse del mondo della musica, gli stessi docenti e un ospite
d’eccezione, una tra le tante sorprese che riserverà la serata che si
è voluta dedicare alle missioni umanitarie di Monsignor Enrique
Figaredo Alvargonzalez.
61296312_10158581793700299_2968439747250225152_o
La Délégazione della Caritas Cambogia, insieme a Sua Eccellenza Enrique Figaredo Alvargonzalez, Prefetto Apostolico di Battambang ed al Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong
Lo scopo di padre Kike, questo il soprannome
con cui è conosciuto Mons.Figaredo, nella sua missione a favore dei
disabili in una delle provincie della Cambogia maggiormente martoriate
dei residui di mine antiuomo disseminate nel territorio nel periodo
dei Khmer Rossi, è di dimostrare che un persona menomata e costretta
su di una carrozzina non è una persona inutile, bensì che il suo
apporto può dimostrarsi essenziale nell’odierna società.
Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza per le attività
di Mons. Figaredo Alvargonzalez.
Ringrazio con affetto il grande fotografo Svizzero, Helmut Stampfli che è venuto da Lausanne, malgrado l’influenza.
65301361_10158660860020299_3682959680662929408_n
Dott.ssa Pinuccia Pitti, Presidente della Fondazione Marianna, insieme a Sua Eccellenza Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez
Attore
L’attore Salvatore Puntillo
Adriano
Il giovane Adriano Pirandello, in una parodia di Jerry Lewis
DSC_4894_1
Sokhema Di Croce (Photo credits: Helmut Stampfli)
62647363_10158616574390299_2487258669700349952_o
Akané Makita (Photo credits: Helmut Stampfli)
DSC_4690_1 - copie
Lorenzo Boccia (Photo credits: Helmut Stampfli)
DSC_4754
Roberto Vallini (Photo credits: Helmut Stampfli)
Trio fiato Pinuccia
Giacomo Crestacci (oboe), Oscar Zuddas (clarinetta) e Salvatore Terracciano (flauto) salutando la Presidente della Fondazione Marianna.
Glenda
L’attrice e regista Glenda Sevald
Martina
Il Soprano Martina Gresia
64506632_10158618435165299_5938914248141832192_n
Con il mio “fratello di palcoscenico”, il disegnatore luci, Giovanni Pirandello (Photo credits: Helmut Stampfli)
61331776_10158581883905299_1300803121303257088_o
Padre Kiké, Pinuccia Pitti, Vincenzo Grisostomi Travaglini e me !
5 6 19004
Articolo di Lucilla Quaglia in “Il Messaggero” del 5 Giugno 2019

“Musica del mondo con giovani talenti”, un articolo di Lucilla Quaglia in “Il Messaggero” del mercoledì 5 giugno 2019

5 6 19004

 

 

“Magici violini e pianoforti a coda presso la Casa dell’Aviatore. Va in scena il concerto charity a favore della Fondazione Marianna, presieduta da Pinuccia Pitti, che ha, tra i molti scopi, quello di promuovere la comunicazione e il dialogo fra tutte le nazioni attraverso l’arte e la cultura. E sono tanti i giovani artisti intervenuti. Tra i presenti i principi Guglielmo e Vittoria Giovanelli Marconi, in blu elettrico, con l’amico Leonardo Barberini. Si affaccia l’étoile Laura Comi che ammira i manufatti del mercatino solidale, i cui proventi saranno devoluti alla missione cambogiana di monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, anche lui tra gli intervenuti. Arriva Gianni Maria Ferrini, fondatore Accademia Ariadimusica di Torre Maura. Applausi per il rappresentante della casa reale cambogiana, il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong, che in elegante abito tradizionale giallo e rosso canta nella lingua natia. Grande suggestione per l’esibizione della giovane e talentuosa violinista Sokhema Di Croce, vincitrice di un’importante borsa di studio. Salutano la presidente della Fondazione il Marchese Loredano Luciani Ranier e in rappresentanza della Lega italiana dei diritti dell’uomo, Eugenio Ficorilli. Applausi per il pianista Leonardo Angelini e il soprano Martina Gresia. Tra gli ospiti ecco il marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini. Brindisi al dialogo interculturale.” Lucilla Quaglia

Roma, 15 maggio 2019. Serata di “gala” al Circolo della Caccia, in occasione dell’ingresso quale Socio “pro tempore” di Sua Eccellenza Lewis M. Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti.

Roma, 15 maggio 2019. Serata di “gala” al Circolo della Caccia con
sede a palazzo Borghese, in occasione dell’ingresso quale Socio pro
tempore di S.E. Lewis M. Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti
presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino.
Sotto una pioggia battente e in un clima dal sapore invernale, gli
esponenti dell’Aristocrazia Romana, Soci dell’esclusivo Circolo
romano, non hanno voluto mancare al saluto per il prestigioso nuovo
ingresso, quali il Principe e la Principessa Domenico e Martine
Orsini, la Principessa Nicoletta Odescalchi, il Principe Scipione
Borghese e la consorte Principessa Barbara Massimo, il Duca e la
Duchessa Ascanio e Monica Sforza-Cesarini, la Duchessa Maria Luisa
Gaetani d’Aragona e tante altre riverite personalità.

IMG_20190604_0001

Ospite alla loro tavola, ringrazio di cuore il Marchese e la Marchesa
Loredano e Anna Luciani-Ranier; in felice compagnia del Barone Gino
Coppa-Solari, il Marchese Vincenzo Grisostomi-Travaglini, la Signora
Anna Cefalì-Pandolfi e tanti cari amici .
Invitante e festoso il ricco menù con piatti tipici della tradizione
statunitense suggeriti dallo stesso Ambasciatore, realizzati con arte
culinaria nelle rinomate cucine del Circolo e tra i tanti piatti non
potevano mancare i tradizionali tacchini farciti, presentati in
“gloria” nell’immenso salone su di una immensa spianata sostenuta da
impeccabili valletti, così come la grande torta celebrativa,
appositamente ideata.
Il tutto accompagnato da un frizzante complesso strumentale
nell’abbigliamento folklorico e nelle vivaci scelte musicali nel
migliore stile della favolosa Nouvelle-Orléans.

IMG_20190604_0002

Sono particolarmente grato al Presidente del Circolo della Caccia, il
Duca Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini, che nei suoi saluti mi
ha voluto riservare l’onore di essere citato per primo tra gli ospiti
d’onore, in qualità di Altezza Reale ed Ambasciatore della Real Casa
di Cambogia, ricevendo in applauso di cui sento la commozione. Sono
seguiti i saluti rituali di S.E Lewis M. Eisenberg.
Quale migliore conclusione, appartati in uno dei salottini, appagati
da un eccellente banco con servizio di bevande, in compagnia dei
fraterni amici Principe e Principessa Guglielmo e Vittoria
Giovanelli-Marconi, con i quali abbiamo di recente condiviso un
fantastico viaggio nel Regno di Cambogia.

IMG_20190604_0003

Historic photo: 1968: my grandfather, Prince Norodom Monissara, accompanying his cousin, Prince Sisowath Sirik Matak, newly appointed Ambassador of Cambodia to the Philippines, to present a Silver Cup as an official gift to President Ferdinand Marcos at Malacanang Palace in Manila

Historic photo: 1968: my grandfather, Prince Norodom Monissara, accompanying his cousin, Prince Sisowath Sirik Matak, newly appointed Ambassador of Cambodia to the Philippines, to present a Silver Cup as an official gift to President Ferdinand Marcos at Malacanang Palace in Manila

Photo credits: Archives of President Marcos of the Philippines

Sirik Matak Monissara Marcos 1965

20 Maggio 2019, intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong di Tiziana Primozich in Dailycases: Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia.

Intervista al Principe cambogiano Sisowath Ravivaddhana Monipong che con l’aiuto della Fondazione Marianna ha saputo stabilire un ponte tra occidente ed oriente in aiuto alle tante vittime rese disabili dalle mine disseminate nel suo Paese nel periodo tra il ’71 ed il ‘79. Il 29 maggio alla Casa dell’Aviatore

di Tiziana Primozich

Principe Ravivaddhana Monipong Sisowath da quanto vive in Europa e qual è da Roma l’impegno per il suo paese?

Sono nato a Phnom-Penh nel 1970 e vivo dal 1997 prevalentemente in Italia. Mio padre era il primo cugino di re Norodom Sihanouk, e mia madre la seconda cugina e io sono cugino del re attuale. Sono nato  all’inizio anni ‘70 e dopo breve tempo dalla mia nascita siamo usciti dalla Cambogia per il ruolo di  addetto militare di mio padre che nel ‘71 si recò con la nostra famiglia in Francia.  Nel ‘75 siamo rimasti bloccati lì a causa della presa del potere dei Khmer Rossi, così io ho studiato in Francia, una condizione ‘fortunata’ visto che mio nonno materno, zii e cugini sono stati uccisi già al secondo giorno di rivoluzione . Mi sono iscritto e poi laureato in letteratura inglese all’università francese,  ed in quel periodo  mi sono appassionato ai temi dei diritti umani. Era il periodo della protesta in Cina di  Tienammen, quando la fotografia di uno studente da solo e disarmato davanti a una colonna di carri armati  fece il giro del mondo.  Ecco, quella immagine legata alla protesta degli studenti cambiò qualcosa in me. Mi feci partecipe da giovane studente di una nuova  associazione fondata da colui che ora è ministro dell’Educazione francese e ho partecipato nell’89 a Strasburgo alla stesura di una nuova dichiarazione dei diritti umani legata al mondo dei giovani. Da quel momento è nato in me l’impegno che ancora oggi perseguo: la difesa dei diritti umani. Ovviamente ho svolto lavori come tutti ed il primo incarico è stato con la Ibm. Capii subito che non era la mia strada ma grazie alla mia preparazione mi offrirono di lavorare nel settore del turismo in  Kazakistan. Il destino ha i suoi percorsi e per svolgere al meglio il lavoro proposto mi sono dovuto trasferire a Roma per uno stage di sei mesi.   Roma è stata una sorpresa perché incredibilmente sono stato preso dalle Nazioni Unite per il World Food Program, all’interno del quale mi sono occupato dei paesi caucasici, e l’occasione è stata propizia perché nel 2000 per la prima volta sono tornato in Cambogia per lavoro e per dare il mio contributo finalmente alla mia patria. Volevo fare qualcosa di utile dopo tante sofferenze subite dalla popolazione  nel mio paese, noi all’estero avevamo un grande peso per tutto quello che la mia gente aveva dovuto affrontare. Ricordo che  per mia madre il mondo è finito il 17 aprile del ’75 e mai più si riprese dall’orrendo destino che segnò la Cambogia.

Dal 2 Maggio 2016 lei è stato nominato Ambasciatore della Real Casa di Cambogia con rango di Sotto-Segretario di Stato da Sua Maestà Norodom Sihamoni, Re di Cambogia. Dopo i drammatici eventi degli anni ’70 quali sono le prospettive di sviluppo per il suo paese?

La Cambogia è un paese agricolo, con una prevalenza di produzione di riso, ma di recente anche sede di industrie manifatturiere  di abiti, con  grandi marchi americani, come Nike, Zara, e Mango. Siamo in grande crescita per  il turismo, in Cambogia esistono i più antichi insediamenti di templi  della civiltà Khmer, con un turismo più di 5milioni di utenti all’anno, cinesi e coreani oltre al turismo occidentale. Una realtà che conosco bene per essere stato per molti anni rappresentante del ministero del Turismo per l’Italia. Un settore che va organizzato e pianificato, la Cambogia non è ancora pronta per l’ingente turismo che attira, grazie alla sua storia ed agli insediamenti di templi millenari come Angkor, il sito archeologico più visitato con il suo “parco archeologico di Angkor”, istituito per decreto reale nel 1994, che si estende su 400 km² con centinaia di templi induisti e buddisti. Il più famoso l’Angkor Wat, il più grande edificio religioso del mondo.

Il 29 maggio ci sarà un grande evento alla Casa dell’Aviatore sostenuto dalla Fondazione Marianna in supporto alle persone colpite dalle mine antiuomo nel periodo più difficile della Cambogia. Come nasce questa sinergia?

Su questo punto devo fare una premessa, io sono stato battezzato anni fa due giorni prima del mio arrivo in Italia, una scelta dettata da motivazioni profonde. Come tutti sanno la Cambogia è un paese buddhista, con una spiritualità legata alla natura, una ritualità antica, e mi ferisce il cuore vedere la deforestazione in molte zone del mondo attuata solo per motivi economici. Come cattolico sono molto legato e devoto a Monsignor Enrique Figaredo Alvargonzalez, per noi semplicemente Padre Kikè, un uomo che, nella sua missione a favore dei disabili in una delle provincie della Cambogia maggiormente martoriate dai residui di mine antiuomo disseminate nel territorio nel periodo dei Khmer Rossi, ha scelto  di dimostrare che un persona menomata e costretta su di una carrozzina non è una persona inutile, bensì che il suo apporto può dimostrarsi essenziale nell’odierna società. Questo suo impegno ha trovato l’appoggio di Pinuccia Pitti, che nel contesto della Fondazione Marianna ha costruito La “Carta Artistica Universale” Arte per la divulgazione dei Diritti Umani che si avvale di un’opera pittorica, di una poesia di e di un commento di una personalità autorevole, inerente all’argomento dell’anno,  e viene presentata ufficialmente in una prestigiosa serata con importanti relatori. Nello stesso contesto vengono conferiti dei riconoscimenti:Il premio “Intercultura” a due studenti di diversa nazionalità per un elaborato sul tema dell’anno; Il premio “Una Vita per Amore” ad una persona che si è distinta per particolare dedizione ed umanità; Infine un riconoscimento ad una personalità il cui operato è inerente all’argomento dell’anno. Quest’anno il 29 maggio, la Fondazione Marianna, in collaborazione con l’Academia Ariadimusica del Maestro Gianni Maria Ferrini, organizza un concerto di beneficenza alla Casa dell’Aviatore, Viale dell’Università 20. Ed io ringrazio per l’attenzione dedicata al mio paese, la Cambogia, che vedrà un grande aiuto per i suoi invalidi vittime del più grande genocidio nella storia dopo la seconda guerra mondiale, sotto il regime dei Khmer rossi si conta che più del 20% della popolazione fu vittima di una pulizia etnica tra il ’75 ed il ’79. Senza contare i massicci bombardamenti Usa che subito dopo la guerra del Vietnam videro quasi tremilioni di tonnellate di bombe sganciate in Cambogia, una volta e mezzo quelle lanciate dagli alleati durante la seconda guerra mondiale.

La Cambogia si pone tra i paesi più tristemente famosi  per turismo sessuale

La Cambogia sta facendo molto contro il turismo sessuale, Somaly Mam , cambogiana e fondatrice di una onlus a tutela di donne e bambine, con una storia orribile alle spalle di abusi e molto coraggiosa, è fortemente impegnata in questa lotta. Il governo sta facendo di tutto per evitare il fenomeno. Si stanno attuando  misure drastiche su pedofilia, anche se per antica tradizione quando una bimba ha il menarca,  al secondo ciclo mestruale  si può sposare. In virtù di questo c’è una sorta di  indulgenza su questo argomento. Il vero problema in realtà è la povertà, quando lavoravo al World Food Program aiutavamo la onlus di Somaly,  che difendeva i diritti delle bambine  e delle donne. Ma i problemi da affrontare sono tanti, ad esempio la credenza cinese che l’Aids si vince andando a letto con una vergine. Padre Kikè ha gestito un villaggio dove c’era un matto che diceva di essere un medico e ha inoculato volontariamente a più di 300 persone l’ Aids. Un’altra realtà sottaciuta è che quando la Cambogia è stata sgomberata dai Khmer rossi la popolazione era ormai talmente decimata dal lato maschile che si potevano contare 5 donne per ogni uomo rimasto vivo. Vi lascio immaginare le difficoltà ed il dolore di queste povere donne, madri e mogli, rimaste spesso vedove e con i figli ammazzati. Siamo stati l’unico caso al mondo di auto genocidio, con una intera popolazione che si ribellò alla repubblica comunista e fu in gran parte sterminata.

Principe, lei è cambogiano nel cuore e nell’anima, cosa può dire descrivendo il meglio del suo paese?

Il mio impegno per il mio paese punta tutto sulla cultura, ho imparato molto vivendo in Europa e sono determinato a portare la mia conoscenza a servizio del mio paese. Lo scorso anno, ne ho scritto io il testo di presentazione, sono riuscito a portare la prima mondiale della Cavalleria Rusticana in Cambogia, con il valente aiuto del maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini. Ma a parte l’arte devo dire che il mio paese è intriso di spiritualità da tempi remoti. Noi diamo valore ad ogni espressione del Creato, a partire dagli alberi e da tutto quello che la natura ci ha regalato. Vale la pena venire da noi ed immergersi in questa energia che contribuisce a dare un senso anche all’ultima delle creature di Dio.

E per il suo impegno futuro?

Pinuccia Pitti ha ideato un format dal  titolo ‘Abbiamo rubato la luce alle stelle’, che raggruppa artisti di tutto il mondo, collaboriamo con l’ Accademia  AriadiMusica che ha sede a Torre Maura, con il maestro Gianni Maria Ferrini, che era all’Opera di Roma, e che ha ideato dei masterclass con artisti eccellenti, e un concerto di musica classica una volta al mese di lunedì.  Sembra davvero incredibile citare il quartiere periferico  di Torre Maura, eppure è tutto vero. Lì si è sviluppata una realtà artistica dove ci si sente  in comunione,  una modalità carica di arte che ci collega al divino.

Un concerto per aiutare le vittime delle mine antiuomo in Cambogia del periodo dei Khmer Rossi

 

“Pontevedro Bank”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Die lustige Witwe” di Franz Lehar all’Opera di Roma, 16 Aprile 2019.

L'Opera Maggio 2019

“Proposta al Gran Teatro La Fenice di Venezia per il Carnevale del 2018 la “nuova” produzione de La vedova allegra approda all’Opera di Roma in Settimana Santa 2019, confermando l’autorevole firma del regista Damiano Michieletto, più che dei librettisti Victor Léon e Leo Stein, pur sempre su musiche di Franz-Ferenc Léhar, con “variazioni”. Il manifesto è in italiano: “La vedova allegra”; in palcoscenico come voluto dal regista, però, si parla nell’originale tedesco Die lustige Witwe, con marcata dizione germanica e senza inflessioni viennesi da “Finis Austriae”. «Qualcosa che non mi piaceva in questa operetta – dichiara Michieletto – era l’ambiente dell’ambasciata» e di conseguenza il regista si è messo al lavoro per personalizzare l’azione, che cambia di luoghi e di tempo; non più i locali dell’ambasciata dell’immaginario piccolo stato del Pontevedro, non più chez Maxim’s, bensì l’interno di una piccola banca in fallimento negli anni Cinquanta, la Pontevedro Bank. Il barone Mirko Zetanon, non più ambasciatore e probabilmente neanche barone, ne è il direttore in affanno nel dover rimpinguarne il fallimentare capitale. Hanna Glawary, vedova o non vedova, è una possibile correntista dal cospicuo patrimonio e il conte Danilo Danilowitsch ne è un impiegato con funzione di “esca” per la potenziale cliente. Tutto qua! Il resto è contorno ed è spettacolo, condotto con mano ferma e sicura professionalità dall’ormai celebre, creativo regista. L’asse di questo lavoro austro-danubiano dal passo di valzer e ancora galop, marcia, mazurka, polka, polacca … e pur sempre di velata profetica malinconia, s’inclina alla potenza del denaro, che nelle intenzioni e nella realizzazione scenica è il vero protagonista di questa rivisitazione. D’altronde questo lavoro d’inizio Novecento è classificato quale operetta, dove si canta, si balla, ci si diverte. Il termine operetta (meglio Tanzoperette) è una semplificazione di genere facilmente equivocabile, sempre azzardata quando si parli dell’arte dei suoni.

Vedova allegra 1

L’alternanza di numeri cantati e recitati, sul modello dell’Opéra-comique francese e del Singspiel di area austro-tedesca, scorre fluida e nuncurante; Michieletto taglia molti dei dialoghi, alcuni passaggi risultano meno esplicativi; il secondo atto si svolge in una balera con balli, danze al sapore di un gaudioso dopoguerra al tempo di rock, perché no… con accenni a Ginger Rogers e Fred Astaire o più semplicemente in uno stabilimento della “riviera” dove si districano amori e tradimenti al suono di un’orchestrina con trascrizioni per pianoforte, mandolino e fisarmonica da Lehár, che Michieletto ha stanate in Australia. Qui Hanna canta a un microfono in stile EIAR il Lied di Vilja, la canzone della fanciulla dei boschi e tutti si infiammano con movimenti coreografati da Chiara Vecchi e luci dalle tinte ora soavi e altrimenti aggressive di Alessandro Carletti. Il terzo atto (tutt’uno con il secondo) è ambientato con scene di Paolo Fantin e costumi di Carla Teti nell’ufficio impegatizio di Danilo, rinvigorito in un’estasi dall’ebrezza di visioni parigine, quali un gruppo di Grisette dalle vocine rotte e squisitamente gioiose capeggiate da Valencienne: Lolo, Dodo, Jou-Jou, Frou-Frou, Clo-Clo, Margot guidate; non basta dal fondo appare un gruppo di travestiti da cabaret e dietro ancora una folla sperduta e immaginaria. E’ un attimo e tutto sparisce per il lieto fine. E’ spettacolo ed il colpo d’occhio efficace.
Nella prima parte vi è un grande orologio, ma il tempo è fermo, mentre nella conclusiva terza parte le lancette sono in movimento, un effetto voluto?! Nella gioiosa conclusione appare un oggetto in forma di maialino. provabilmente allegorico del salvadanaio rimpinguato dei conti correnti della Pontevedro Bank e perché non aggiungere simboli, chi più ne ha più ne metta, per il capodanno cinese per cui nel 2019 siamo nell’anno del “maiale”. Tutti sono felici e l’istituto di credito è salvo, non solo per cinico calcolo, ma con l’immancabile tocco di irrinunciabile magia che scaturisce da un’altra immagine, ovvero quella di Njegus che da impiegato di cancelleria dell’armata pontevedrina si trasforma in Cupido o qualcosa di simile, o si potrebbe simpaticamente denominarlo una corpulenta fatina Trilli, svolazzante nell’arco dell’intera rappresentazione portante un ventaglio con scritto “ti amo” da cui cosparge gente e luoghi di polvere dorata; ventaglio che in Victor Léon e Leo Stein è simbolo nel gioco degli equivoci dell’inafferrabile moralità, dell’onestà di Valencienne donna e moglie e dell’intera vicenda.

Vedova allegra 2
La distribuzione ha in parte ricalcato quella de La Fenice. Nell’insieme nessuna indulgenza al protagonismo e l’omogeneità della compagnia di canto è stato uno dei tratti caratteristici di questa produzione, con una gradita anomalia nella coppia Valencienne-Camille de Rossillon, astratti dal gioco vorticoso degli interessi bancari, microfoni di scena e simulazioni, abbandonati al canto con quella freschezza d’intenzioni che ne caratterizza l’espressività: il soprano Adriana Ferfecka e il tenore Peter Sonn. Nei ruoli protagonisti la già apprezzata a Venezia Hanna Glawari di Nadja Mchantaf, elegante nel canto e scenicamente disinvolta; dalla celebre Canzone e si è levato uno strano, fastidioso fruscio, forse l’effetto di un vecchio disco 78 giri, oppure un malededucato spettatore che ha scartato un’intera confezione di caramelle?! Avvolte sopra le righe e non particolarmente convincente il Danilo di Christoph Pohl. Indistintamente partecipi, dal dialogo fluido, il barone Mirko Zeta Franz Hawlata qui intraprendente direttore di banca, Raoul de Saint-Brioche impersonato da Marcello Nardis, il visconte de Cascada ovvero Simon Schnorr, per citare i personaggi come da libretto. Un Cupido nella rivisitazione, ovvero il Njegus, è interpretato con convinzione dall’attore Karl-Heinz Macek, anche se gran parte dei suoi interventi originali sono omessi. Del Progetto Fabbrica, giovani artisti del Teatro dell’Opera di Roma: Timofei Baranov (Bogdanowitsch) Rafaela Albuquerque (Sylviane). Irida Dragoti (Olga), Andrii Ganchuk (Pritschitsch), Sara Rocchi (Praskowia) e per concludere Roberto Maietta (Kromow).
Il coro dell’Opera ha eseguito con diligenza, maestro del coro Roberto Gabbiani.
Non particolarmente brillante l’orchestra diretta da Constantin Trinks che indulge in correttezza metrica più che in convinta stimolazione di dinamiche complesse, solo apparentemente di facile esecuzione e ancor più in un’operazione che, al contrario, avrebbe richiesto un diverso stimolo e coinvolgimento.
Elusi i difetti nell’illusione del palcoscenico si concluda con l’ammonimento dello scrittore e drammaturgo austriaco Robert Musil: «Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a se stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità».
Vincenzo Grisostomi Travaglini”

Teatro dell’Opera di Roma
Martedì 16 aprile 2019

La Vedova Allegra 160419

17 – 23 Maggio 2019: Medina Roma accoglie la mostra personale dell’artista francese Valérie Honnart

Sisifo Felice mostra personale di Valerie Honnart a cura di Lucia Collarile, dal 17 al 23 Maggio 2019 negli spazi Medina Roma, a cura di Palma Costabile e di Michele Nibaldi. Valérie – artista francese – ha viaggiato a lungo ed ha vissuto a Hong Kong e Roma. In questa personale ci presenta la sua reinterpretazione del mito di Sisifo in chiave contemporanea e con ispirazione alla cultura orientale.

In sinergia e con la promozione dell’INSTITUT FRANÇAIS – CENTRE SAINT-LOUIS

Val 0

Cosa dire di Valérie Honnart? è una bellissima donna francese, con il fascino specifico delle native del Scorpione con il fuoco del cavallo, il suo segno cinese. Più seriamente, ho incontrato Valérie molti anni fa a Roma, quando eravamo appena arrivati da mondi totalmente diversi, lei dalla cosmopolita Hong Kong ed io più vicino, da Parigi. Mi ha subito colpito la sua sensibilità differente, la sua maniera tutta felina di osservare il mondo senza mai svelare il fondo del suo pensiero ma lasciando l’interlocutore nel desiderio perpetuo di saperne di più…

Val 2

Dopo numerose mostre all’estero, Valérie torna a Roma con un tema molto particolare: il mito di Sisifo, che, secondo lei, diventa felice quando incontra la Cina. Lasciamo la parola alla curatrice della mostra, Lucia Collarile, che ci accompagna con le sue parole profonde ed oniriche per portarci nell’universo eurasiano della nostra artista.

Valerie 170519

“Il mito di Sisifo di Valerie Honnart: la trasposizione in Cina del mito classico, divenuto pensiero filosofico contemporaneo, applicato all’analisi di una società apparentemente così distante dalla genesi di quello stesso pensiero.”

Val 4

“L’immagine, la rappresentazione di quel mito parla invece la lingua dell’oriente, ed è presentata da Valerie con tecniche artistiche rigorose e, solitamente, nel pieno rispetto della tradizione pittorica cinese.”

Val 6

“La pietra è la materia, la forma e la sostanza, intorno alla quale gira tutto il pensiero di Valerie riguardo al suo mito, quella che lei chiama “la via della creazione”: la pietra nostalgia della natura e dell’armonia che l’uomo aveva con essa; la pietra corpo, pelle e carne pietrificata; in un antropomorfismo che ne rivela i segni lasciati dal tempo e dalla vita; la pietra immobile che l’uomo trascina quotidianamente, con uno sforzo titanico, verso una vetta irraggiungibile; la pietra che rotola spinta da forze sovrumane, per tornare da dove era partita, dall’inizio.”

Val 5

“Sisifo e le pietre divengono il mezzo per raccontare visivamente la nuova Cina, il suo “comunismo capitalista”; e l’insensatezza della condizione cinese moderna, specchio dell’assurda condizione dell’uomo moderno in generale ma se possibile anche più dolorosa che in altri paesi. Valerie ha vissuto la trasformazione della società cinese di questi ultimi anni; l’allontanamento dell’uomo dalla natura, la presenza di un inquinamento devastante.

Eccoli i nuovi Sisifo trascinare enormi pietre sulle loro biciclette ed eccoli ancora meditare di fronte alla pietra caduta; aspettare pazientemente lo svolgersi del destino ai piedi della montagna; osservare le tracce che le pietre rotolando lasciano sui diversi terreni dell’esistenza; caricarsi sulle spalle il peso enorme di quella pietra, fondersi con essa in un contatto che si trasforma in abbraccio. Perché l’aspetto folle e per certi versi salvifico di questa metafora; è che Sisifo ama la sua pietra e lo dimostra sorridendo, nell’accettazione consapevole della sua condizione umana quotidiana.”

VAl 1

“Nella mitologia cinese esiste un personaggio simile a Sisifo…

…è Yugong Yishan, un vecchio folle impegnato da solo nell’impossibile ostinato lavoro di creare con le sue mani un varco tra due montagne. Il vecchio è premiato dagli dei colpiti dalla sua caparbietà che, per lui, creeranno quel varco. Una sfida impossibile vinta con un lavoro piccolo e costante, nel qui e ora, senza coscienza di un futuro.”

Val 3

“La filosofia orientale è incentrata su questa sfida che è quella di vivere il presente con consapevolezza e amore, con cuore aperto; accorgendosi delle “piccole cose”. La sfida è di adattarsi sempre alla situazione presente; prendendo coscienza e consapevolezza del valore di ogni singolo momento della vita. Una vita che può avere luogo solo nel momento presente.

Un idea per noi occidentali più difficile da comprendere; poiché senza futuro noi perdiamo il concetto di redenzione verso una esistenza migliore e tutto sembra assurdo e inutile; resta solo la certezza della morte.

Quindi, ecco la sfida di Sisifo come ci spiega Camus nel suo libro: il lavoro, il castigo, la pietra; è un movimento che nell’eternità della ripetizione, prolunga il tempo di un’esistenza altrimenti assurda perché segnata dall’inevitabile morte. Ogni volta Sisifo ci crede nel suo lavoro e ogni volta Sisifo; seppur consapevole dell’assurdo della sua condizione; ricomincia da capo. Ecco che Sisifo, come ogni uomo, ha uno scopo: sfidare il suo destino, nel quotidiano, coraggiosamente. E paradossalmente sorride (come il Sisifo cinese). Per questo Camus termina il suo saggio scrivendo che “bisogna immaginare Sisifo felice”.

Valerie Ravi 170519 1bis

“Valerie vince la sfida perché la sua pietra, quella che porta sulle spalle, le permette di essere creativa. La sua pietra traccia le linee della sua arte. Valerie ama la sua pietra. Valerie è felice lungo la sua via della creazione.

Il messaggio per noi è chiaro: non è l’assoluta ricerca del successo proiettata nel futuro a coincidere con la ricerca della felicità; non è il progresso l’assoluta felicità e non è nemmeno la continua ricerca di quella felicità a renderci felici; anzi è solo la conferma di una trappola invisibile, di un’esistenza assurda.

Nessuno potrà levarci dalle spalle la nostra pietra, che è la realtà; la natura, l’affetto; la fatica di vivere. Nessuno ci libererà da lei se non la morte ed è perciò che essa stessa è la nostra salvezza: il nostro scopo di vita.

Per questo Sisifo ama la sua pietra; per questo Sisifo è felice.

Lucia Collarile, Aprile 2019″

 

Master Yun Long Zi’s first exhibition in Europe: “Celebrating Wind and Water” at Mariënhof, Amersfoort in the Netherlands, 3rd to 5th May 2019

59439701_10158504173875299_7208792209049518080_n

Master Yun Long Zi has granted me the honour to attend the”Celebrating wind and water” Lotus on Water event, which took place in the Netherlands in Amersfoort from 3rd to 5th May 2019.

59363779_10158504173965299_927133948574695424_n

My sincere gratitude for the kindness of Master towards me, his smile and affection always delicately expressed through courtesy and noble gestures.

59413425_10156979299168617_9080657927240417280_n

His FengShui Art leaves you breathless by the power of its message and the climax happened when Master got on stage to whip gold and silver from the giant painting to achieve in front of us the fulfilment of divine perfection.

59906333_2294578807230545_9079410037377466368_o

For all of that, Dear Master, please accept my deepest gratitude and affection in response to your friendship and consideration.

59523192_10158502055170299_8672292337952489472_n

His Royal Highness Prince Sisowath Tesso is the son of His Royal Highness Prince Sisowath Essaro, brother of Prince Sisowath Sirik Matak and of Her Royal Highness Princess Norodom Wathanary, first cousin of my father. Prince Tesso and I shared many happy and cheerful moments in our youth in Paris. We have in common a deep passion for beauty and especially for our venerated Royal Ballet.

59177985_10158504529145299_2128161878625484800_n

Prince Tesso went back to Cambodia in 2005 to live in our homeland and to serve his Country being once Secretary of State for Tourism. He is now High Counsellor to His Majesty the King with rank of Secretary of State and has created his own ballet company, which already had great success abroad especially in India and now in the Netherlands, during Master Yun Long Zi‘ s event “Celebrating wind and water” in Mariënhof at Amersfoort. All my best wishes for a bright future to my beloved cousin who will always have a special place in my heart.

59299270_10158505232385299_3353956939452121088_n

Master Jun invited also our dearest Excellency Julio Jeldres, Counsellor to the King of Cambodia, the great stylist Eric Raisina and Monsieur Stéphane Ruffier Meray from Paris to join the celebration.

59285926_10158502243785299_3317618591255232512_n

I was also cheered up by the presence of two very special persons to me: Swiss photographer Helmut Stampfli and his partner, my “little brother” Massimiliano Turci whith whom, we actully toured the world, filming and shooting in the perspective of a nice project, born in 2013….

59742181_620128761835561_2661478898461573120_n.jpg

Thanks to Master Yun, we met fantastic people like Kees van Hammersveld and his partner Tai, who created this incredible FengShui Wine, together with their friend Janneke Rutten and Marcel Bertaud, International Sales Manager for Laurent-Perrier Champagne, Abraham Van Hell & Cees Van Oije, two wonderful jewelers, Antonio and Marie Tan Diaz from the Philippines, who succeeded in convincing their Ambassador to the Netherlands, His Excellency Jaime Victor B. Ledda to join Master’s event…. and many other personalities who contributed to make this event truly unforgettable.

59547093_10219561794905132_2918870765182910464_n

 

59565991_10158504514130299_7234082136129536000_o

59286194_10158505256140299_7491800171257266176_o

Master Yun Long Zi’s opening speech, Amersfoort, 3rd May 2019

“The Classical Chinese use a few terms to describe “art”.

We use “Fa “法 to describe standards and canonization of art. We use “yi” 艺 to describe the beauty and aesthetic of art. We use “Su” 术to describe the skills and methodology of art.

But when art reaches its highest level, we call it “Tao “. 道

What does Tao mean? Literally it means the path, the road or the way.

To where? For the Chinese, it is to the heaven. Which means to the universe, to higher being, to paradise, to higher intelligence, to truth, to great wisdom..

When art reaches its highest level, it brings inspiration from heaven. When the human soul is in touch with that inspiration from the above, the paradise comes to the humanity. And together, it brings all the different forms of goodness from heaven such as prosperity, happiness, energy, fantastic health, excellent relationships and opportunity.

Feng Shui is a kind of Tao , art is a kind of Tao, and Feng Shui art is a kind of Tao. When it is divinely inspired, and it attains the highest level of reaching up to heaven and allowing paradise to reach us.

When I visited the Angkor Wat, one of the greats wonders of the world, I discovered that it is built very closely to the principle and idea of Feng Shui.

When I was given the honor to watch the Apsara Dance, I was amazed that it is also a kind of Tao.

59770379_10158502343395299_8408900217235046400_o

In the past The Apsara Dance could only be summoned by the king. And when it is performed, it would please the Gods so much that the blessings from heaven will descend upon the human world.

I am very honored to know His Royal Highness Prince Tesso Sisowath of Cambodia as a very close friend. His Royal Highness has graciously agreed to bring the Apsara dancers to perform the Apsara dance during the opening of my Art Exhibition here today.

The Netherlands is not a new and foreign land to me. More than thirteen years ago, a Dutch man from the Netherlands flew to Singapore.

He has heard about this Feng Shui Master from their friends and he came to consult me. When he flew back to the Netherlands the things I predicted to him came true and he invited me to fly here to Feng Shui his restaurant and his house.

He have also introduced to me more than a hundred clients in this country. In these thirteen years, he has grown from one restaurant to two restaurants and one hotel with three restaurants inside.

He has also bought and moved in to a huge and beautiful house.

And he is also into the wine business. This Dutch man is non other than Mr Cornelius Van Hamersveld, the owner of Van Hamersveld wine.

Such is the man when he acts according to the calling and inspiration of the Tao. He is blessed by heaven.

As a believer of Feng Shui, he came up with an idea of the putting my painting onto his new red wine cuvée call “Feng”. “Feng” as in Feng Shui.

With the launch of my Art Exhibition, is the launch of the new wine by Van Hamersveld wine “feng- win”.

Royalties and dignitaries, nobles and entrepreneurs, friends old and young, ladies and gentleman… thank you for coming to witness this historical moment.

May you be in touched with the Tao and receive from it many many blessings of prosperity, happiness, health and elegance!”

60003145_2294578333897259_8199073489819271168_o

My deepest gratitude to Lotus on Water Directeor, Mr. Kan Yin Loong for his energy and bright intelligence in smoothing any situation in a very diplomatic and sensitive way, to Mr. Charles Chen, perfect host and adorable in every way and our dear photographer form Singapore, Mr. Kazuka Kaka.

Phean Yeak ( ព្រះរាជពិធីភាណយក្ )2019 ou Sortie de l’Année Lunaire au Palais Royal de Phnom Penh

Durant les quatre derniers jours de la Lune décroissante du quatrième mois lunaire, dit Palkun, est célébré un rite très particulier à la Monarchie Khmère, leព្រះរាជពិធីភាណយក្ ou “Sotr Phean Yeak”, littéralement la récitation des formules pour chasser les Yeak (ou mauvais esprits) qui prélude à l’entrée dans la Nouvelle Année.

56119454_10158415005050299_2758335410328305664_n
de gauche à droite: le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, votre serviteur et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso

En cette année 2019, ces quatre jours ont eu lieu du 1er au 4 avril; le 5 avril, correspondant à l’entrée dans le premier jour de l’année du Cochon Ekasak, qui sera fêté en grande pompe le 14 avril à 15h12 avec l’arrivée de la Tevoda Tongsa Tevi, Déesse du Dimanche.

La cérémonie comporte trois parties, comme le rappelle Paul Fuchs dans son recueil de dépêches de presse de la fin des années 1960 intitulé “Fêtes et cérémonies royales au Cambodge d’hier”.

56344472_10158420002015299_4610644235455037440_oLa première cérémonie a eu lieu le lundi 1er avril en la Salle du Trône, Preah Tineang Tevea Vinichhay, où Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, alluma le Cierge de la Victoire. A cette occasion, dix bonzes récitèrent les versets du “Chamroeun Preah Parett”, stances de protection bouddhistes en langue pâli, relayés par les Bakous, brahmanes du Palais en langue sanscrit. La seconde journée est consacrée aux offrandes rituelles aux bonzes et aux offices ordinaires bouddhistes.

56209466_10160664999953504_8167443297657159680_o

La troisième journée est la plus importante: Mercredi 3 avril 2019,  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream  Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi arrive en la Salle du Trône à 18h00. Après les offrandes d’encens et de guirlandes de jasmin aux esprits des Souverains défunts et aux Divinités brahmaniques, la Princesse prend place en face des bonzes et commence la cérémonie proprement dite:

56905051_10158420012310299_290758776154226688_n

Les puissances surnaturelles sont invoquées par quatre Bakous qui portent le “romphâk”, sorte de chapeau à la pointe effilée, agenouillés au pied d’un dignitaire de la communauté des Bonzes.

56603221_434044083830595_4260190211364880384_n

Ensuite, deux groupes de quatre bonzes entonnent des litanies chantées pour chasser les “Yeak” ou mauvais esprits en un crescendo lyrique, véritables chants grégoriens à la Khmère.

IMG_20190405_0011.jpg

Enfin, les Bakous remettent à  Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, aux membres de la Famille Royale et aux autres personnes conviées à cette occasion trois attributs rituels pour chasser le Mal hors du Royaume: le “Ambas Khlok”, bandeau de fils de coton grège dont on se ceint le chef, le “Dambang Pich”, feuille de palmier d’environ 80 cm, nouée à son extrémité, sur laquelle est inscrite une formule magique et l'”Aphisamor”, collier de fines cordelettes de coton écru, auquel sont suspendus des petits carrés de feuille de palmier pliés, contenant des formules magiques.

56262415_10158420010560299_1574941314619801600_n
Son Altesse Royale Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi et Son Altesse Royale le Prince Sisowath Tesso me font l’honneur d’une photo à l’issue de la cérémonie.

Le dernier jour, jeudi 4 avril 2019, c’est l’extinction du Cierge de la Victoire par Son Altesse Royale la Princesse Samdech Sisowath Pongneary Monipong, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi.

IMG_20190405_0008

56608850_10160665077623504_5376353371512897536_o

56331011_10158420009855299_3019552447937904640_n

A noter que le Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, avec l’accord officiel de Son Altesse Royale la Princesse Samdech Reach Botrey Preah Ream Norodom Buppha Devi, Haute Représentante de Sa Majesté le Roi, est le premier gentilhomme de la Noblesse italienne à participer à cette cérémonie, qui, autrefois, était exclusivement réservée aux Princes du Sang de la Famille Royale du Cambodge.

56203714_10158420011710299_5074916258688794624_n

 

16th March 2019: TURANDOT’s successful return at Ankara State Opera and Ballet

On 16th March 2019, Ankara State Opera and Ballet presented “Turandot”, the absolute masterpiece of Giacomo Puccini in a new production, with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini as Stage Director and Maestro Antonio Pirolli as Conductor.

Turandot Locandina

 

The two Maestros, long-term friends, remembered with emotion their first “Turandot” together some 19 years ago in the same Opera Theatre, with Soprano Nilgun Akkerman.

TURANDOT 2000

Under the impulsion of the new Director General of Turkish State Opera and Ballet, brilliant Tenor Murat Karahan who called back both Conductor and Stage Director to set up again a fairy tale style production, the actual resurrection of opera the way we like it, a fantastic evening opened up to the notes of Puccini’s last work…

Turandot Blog 1

The somptuous costumes of Savaş Camgöz, the magnificent sets of Özgür Usta and the magic lights of Fuat Gök have definitely given the performance the utmost touch of glamour. The public was enthusiastic and the applause at the end lasted more than fifteen minutes.

Turandot Blog 2

Mehlika Karadeniz Bilgin, who incarnated a very special Turandot, with her cristalline voice, declared about the production : “The work exposes how Turandot, the princess who doesn’t believe in love and hates men, gets to know love. It is the inner travel of a woman finding herself and a fight between her brain and heart. In fact, Turandot is the fight between the bad and the good,”

 

Turandot Blog 4

Explaining that the mystic and the mysterious side of the Far East are reflected on the opera, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini said, “It portrays the inner conflicts of Princess Turandot and her fight with love.” Moreover, his classical and royal style given to the elegant stage direction confered to the opera the real sense of what opera should be on such an important stage as the Ankara State Opera and Ballet.

Turandot Blog 5

On another hand, the sincere friendship between Maestro Pirolli and Maestro Grisostomi Travaglini could be felt as their arts coincided in putting together the virtuosity of music tightly-knit with the respect of Puccini’s will to render solemnity and human research for truth and love. The climax was during the famous moment of Liù’s death, when the emotions reach the vibrations of everyone’s heart.

Liu

This exceptional production was also possible thanks to the participation of incredibly talented soloists such as  Mehlika Karadeniz Bilgin, Perihan Nayır Artan, Murat Karahan, Aykut Çınar, Efe Kışlalı, Cem Akyüz, Özgür Savaş Gençtürk, Şafak Güç, Esin Talınlı, Tuğba Mankal Dekak, Seda Aracı Ayazlı, Tuncer Tercan, Çetin Kıranbay, Emre Uluocak, Kamil Kaplan, Arda Doğan, İbrahim Halil Turgut, Barış Yanç and Emre Akkuş… and all the artists of the Ankara State Opera Koro, under the direction of Maestro Giampaolo Vessella.

koro

A special mention for Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong whose stage plays fabulously funny and “grotesque” as originally described by Puccini was one of the greatest moments of the performance.

ppp 1
Çetin Kıranbay, Barış Yanç and Arda Doğan, unforgettable Ping, Pang and Pong

I must also recognise that one of the magic elements of this Turandot was the use of the Ankara State Ballet. Both men and women dancers were absolutely smashing and gave a dynamic to special moments, like the Pu Ting Pao appearances, which was unique.

Not to forget anyone, here are the names of this impressive cast for my favourite version of “TURANDOT” ever …

T1.jpg

54430466_10158380613100299_3841964931943497728_o

54432400_10158380614635299_5316303131645050880_n

 

To be noted the presence in the audience, Enrico Stinchelli, a famous Italian radio conductor, special guest of Ankara State Opera and Ballet, who actually enjoyed the performance.

20190321_174228.jpg

TURANDOT 160319 Curtain Call VGT

53832787_10158367584665299_639874883571941376_n
Together with Maestro Antonio Pirolli & Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini
55458204_10158373548525299_7788797636517036032_n
Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, between Umut Yasar, Director Assistant and Boran Savran, Staging Assistant…. and me !

 

CURTAIN CALL TURANDOT 16th MARCH 2019

 

 

 

 

“Giochi di potere alla Corte inglese”, un’articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, pubblicato in “L’Opera International Magazine”, Marzo 2019, su “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti all’Opera di Roma, 22 Febbraio 2019.

036_2019-620x826

“…Regina delle “Tre regine” o “trilogia Tudor”, la Bolena richiede solisti di indiscusse doti vocali e intrerpretative e tali protagoniste sono le già citate Maria Agresta e Carmela Remigio, inappuntabili nel canto e d’impetuosa e allo stesso tempo misurata immedisimazione. Una progressione sempre appropriata allo svolgersi della drammaturgia con il merito di un palcoscenico che trova protagonismo nell’effettivo divenire dalla fonte letteraria (l’Anna Bolena di Alessandro Pepoli; l’Enrico VIII di Ippolito Pindemente, ovvero l’Henri VIII di Marie-Joseph Chénier) e dal libretto di Felice Romani. Il merito di questo risultato va attribuito al regista Andrea De Rosa nell’essenzialità di una formazione oltre che operistica di teatro di prosa. Ne beneficia il bassoAlex Esposito nel tracciare la parte di Enrico VIII così come visto da Romani e Donizetti, perché se il ruolo è ben delineato, come lo è stato, il personaggio s’inserisce naturalmente nel gioco tra le due donne tra arrogante perversione e moralità altrui, sia pure quest’ultima storicamente relativa se non redenta dalla bellezza del canto…”

vinny 0319

Anna Bolena 220219

2nd March 2019: Sokhema Di Croce, a young and talented violinist, born in Cambodia, invited by Maestro Gianni Ferrini to perform at Ariadimusica Music Academy in Rome, Italy

In june 2018, at the final evening, I was granted the pleasure to meet with 16 year-old Cambodian violonist, Sokhema Di Croce, originally from Battambang and who was adopted by her Roman parents when she was only 11 months. I was blown blissfully away by the power of her interpretation and I really hoped to re-meet her very soon in Rome. Maestro Gianni Maria Ferrini already promised her to organise a concert at Ariadimusica, in which she would be able to show her great talents.

20180625_012243
From left to right: Annamaria Cima & Luciano Di Croce, the parents of Sokhema, Maestro Gianni Ferrini, Sokhema di Croce, Sisowath Ravivaddhana Monipong & Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini .

The day has finally come and on Saturday 2nd March 2019, Sokhema performed in front of more than 120 persons in the concert hall of Ariadimusica Music Academy, on the Casilina in Rome.

DSC_0215

The young violinist chose a rather complex and not easy programme, from Lalo to Saint-Saëns, Mozart, Sarasate and Wieniawski… We were all taken by her absolute talent, her juvenile grace and the elegance of her eyes, that she lifted to the sky after each movement of the concerto or symphony she played…

DSC_0158

She was accompanied at the piano by Maestro Edina Bak, from Hungary, remarkable for her sensitivity and subtle attention, always in rhythm with her young and beautiful partner.

53081047_10158331398045299_8473621873987420160_n

While Sokhema was taking a breath before the second part of her concert, Maestro Gianni Ferrini invited his youngest pupil, Ms. Himari Sugiura from Japan to sit at the piano and perform Chopin, Galuppi & Mozart…

53507090_10158331393285299_4436834584092475392_n

The performance of Himari was breathtaking : the public was litterally raptured by the fluent fingers of the little oriental girl and the applause was enthusiastic.

 

52935831_10158331398530299_3445756677083627520_n

Sokhema came back and we all fell in catharsis at the end of her sublime “bis” and the hands were clapping and clapping, giving the young and charming artist the fair reward and recognition due to her talent and hard work.

52987144_10158331397935299_3338923999865339904_n

Among the numerous audience, Dottoressa Pinuccia Pitti, President of the Marianna Foundation with her friend, Maria Carla, Professor Vincenzo Gagliani Caputo, Dottoressa Silvia Cassini of the Opera of Rome and many other personalities of the culture and music world, who came to listen to these young promises of classical music.

b0263b6a-b4ce-4a19-a6a8-2ae9d35dbdde
Sokhema Di Croce, emotioned after her concert. On the right, Maestro Michela De Amicis, President of the International Music Festival Città di Penne and Maestro Gianni Ferrini, founder of Ariadimusica Music Academy.

9daac5a7-d53d-441b-bf49-a0eb852fb38d

53066229_10158332813675299_4664315645729439744_n

Marianna Foundation : XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

On Tuesday 19th February 2019 was held in Rome at the Italian Air Force Club, known as “Casa dell’Aviatore” the official launching of the XXIst edition of the “Carta Artistica Universale” The Right to Education and Knowledge for the Progress and Dignity of Woman in all Nations.

20190303_155008

The text of the “Art Universal Map” was graciously written this year by Dottoressa Stefania Giannini, UNESCO Assistant Director-General for Education.

20190303_155044

In the Grand Ball Room, President Pinuccia Pitti invited many personalities to attend this special event, listening to poetry and music along with interesting speeches and reports by eminent specialists, such as Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte, Paolo Meucci, Antonella Cassisi and many others.

VIPs

The opening of the event was granted to Princess Elettra Marconi Giovanelli, who shared with us some of her memories as a child of her father, Nobel Prize Professor Marquis Guglielmo Marconi. Her great sense of humour, together with her natural and spontaneous tone contributed to the warmest applause of the evening.

Vinny Elettra

Right immediately after the Princess’ speech, came the time of the “Interculturality” moment, when a young student is rewarded for his particular skills, coping with intercultural aspects of life. An interesting introduction was done by Dottoressa Antonella Cassisi, UNESCO in Italy,

Antonella Cassisi

and the Prize was given by Colonello Massimo Palombelli, Director of the Italian Air Force Club to Adriano Pirandello, the great greatgrandson of Nobel Prize Luigi Pirandello, whose mother, Glenda Sevald is from Uruguay and Israel.

Adriano Colonello

This year, the Marianna Foundation Prize for “Per non dimenticare” went to Maria Slodowska Curie for her lifetime works and studies. His Excellency Mr. Christian Masset, Ambassador of France in Italy came personnally to receive the Prize and the Polish embassy sent a lady from the cultural services.

AmbF Polonia

The French Ambassador in his thanking remarks declared his emotion to receive this reward in the name of all French and his gratitude to such an emblematic character of Universal history, pointing out the fantastic works achieved by Marianna Foundation and its President Pinuccia Pitti, taking Art as a medium to spread world wide Human Rights ideals.

Ravi Piuccia AmbF 2

AmbF speech

 

The next Prize “Una vita per Amore e Giustizia” went to a magistrate from Calabria, Luigi Maffia, State vice-prosecutor in Catanzaro for his remarkable work, fighting mafia and corruption. Dottor Pietro Lucchetti, from the Quirinale Palace, was proud to confer this special distinction to such a heartful and courageous Civil Servant.

Lucchetti Maffia Pinuccia

Professor Alberto Garcia, Director of the UNESCO Chair in Bioethics and Human Rights at Regina Apostolorum Universiy in Rome, delivered an interesting speech on Women and Bioethics.

Pinuccia Antonella Alberto

The next lecturer was Dottoressa Annaclaudia Giordano who spoke about Women and literature in a very unique review of some contemporary italian novels.

Annaclaudia Giordano

She was followed by Professor Laura Quadarella Sanfelice di Monteforte who gave a very complete overview of fights against terrorism world wide and was unanimously applauded.

Laua Sanfelice

Paolo Meucci from the European Parliament made a special intervention, giving us the European point of view on the topics of this year “Art Universal Map”

meucci

The “Bouquet Final” of the event was illustrated by the special Prizes confered to four exceptional Ladies,  leaders in their field:

Professor Sofia Corradi, the “mother” of Erasmus

Pinuccia Sofia Corradi Ravi

Professor Laura Comi, Etoile and Director of the Ballet School of the Opera of Rome

Vinny Pitti Comi

 

Maestro Beatrice Venezi, the youngest woman to be an international orchestra conductor

Ravi Venezi

Dottoressa Romilda Ferrauto, Vice-Director of the Press Room at the Vatican received her Prize from the hands of Admiral Ferdinando Sanfelice di Monteforte

Ammiraglio Pinuccia Ferrauto

The artistic part of the evening was fulfiled by young artists, who collaborate with the Ariadimusica Music School, founded and directed by Maestro Gianni Ferrini, among whom the marvellous Himari Sugiura, a young pianist (7 years old) from Japan, who received a special Prize as a young feminine hope for the future.

Himari

Himari 1

Ludmila Bova, a friend of the Foundation, plays lovely pieces from movie soundtracks.

Ludmila Bova

Two young musicians from Mexico, Samuel Chavira Florès and Fernando Ramsés Peña Diaz entertained the audience with violin and piano arias from Mexico and “Nessun Dorma” of Puccini.

violoniste

Fernando

The poems were read by:

Salvatore Puntillo, who read poems of Pinuccia Pitti and Emanuele F. M. Emanuele

Salvatore Puntillo

Debora Do Rosario from Brazil, who read “Mulher” of Eliomar Ribeiro de Souza

debora

Filip Maksymiliam Walis from Poland, who read “Niepewnosc” of Adam Mickiewicz

Filip

Sisowath Ravivaddhana Monipong from Cambodia, who read “Amitié de femme” of Alphonse de Lamartine

Ravi 2

A very emotional moment: the reading of two letters:

Pinuccia Pitti, President of Marianna Foundation read the “biblical letter” of hermit Mirella Muià

Pi

Vincenzo Grisostomi Travaglini who read a letter from Edwige Lurton-Michon, Wine producer from France

Vinny 190219

The conclusion of the event was made by On. Nicola Galloro.

galloro

Among the guests of the Marianna Foundation,  Giuseppe Grifeo di Partanna, Francesco Durante (TV2000), Photographer Angelo Campus, Psychanalist Danilo Zarbo-Moncada di Soria, Claudio Caruseli, Gianni Maria Ferrini and his wife, Marina Caviglione, Nino Peluso, Loredano Luciani Ranier, Stefano pignatelli di Cerchiara, Milena von Rex, Fabio Cassani Pironti, Ester de Mijo d’Ajeta, Anna Pavoni, Gloria Cappadonia, Carolina Facioni, Valerio Monda and many others who enjoyed the cocktail and prosecco until late in the evening.

foule

All the photos of the event were taken by talented photopgrapher Laura Cannia, whom I warmly thank for her permission to use her works for this article.

 

 

 

“Verdi nell’inferno di Salò”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Gennaio 2019 su “Rigoletto” al Teatro dell’ Opera di Roma, recite del 6 e 9 Dicembre 2018

opera gennaio 2019

“Una nuova produzione di Rigoletto musicalmente rigorosa quanto elegante, quella proposta da Daniele Gatti per l’apertura della stagione 2018/19 dell’Opera di Roma, maestro nell’occasione nominato direttore musicale del Massimo Capitolino con un incarico per tre anni, sino al 2021. La notizia è stata particolarmente apprezzata all’interno del Teatro e dal pubblico che ha accolto il maestro all’inizio e fine delle rappresentazioni con calorosi applausi.

La linea stilistica impressa da Gatti per questa sua lettura della partitura di Giuseppe Verdi è da subito lampante: elusi i legami più propriamente collegati alla radice letteraria/romantica i personaggi, nessuno escluso, sono delineati nella loro implacabile realtà teatrale e musicale, nell’indifferenza della corte e nella solitudine di un protagonista, interiorizzato nello scorrere dell’impietosa esistenza.

Inflessibile l’aderenza di Gatti all’edizione critica della Chicago University Press che gigliottina senza pietà ogni esuberanza vocale in una bonaccia espressiva di una revisione quanto mai irrinunciabile per riportare la scrittura verdiana a una più valida realtà compositiva e scevra da vizi e travisamenti accumulati in anni di mistificazione interpretativa, ma che ci pone il quesito se questa debba essere considerata quale punto di arrivo o di rinnovata partenza per una lettura consapevole, senza perdere una sia pur stilisticamente controllata vitalità di palcoscenico.

Apprezzata l’apertura di tagli che meglio stabiliscono la forma di tessitura belcantistica che in Verdi è al contrario segno di sostegno evolutivo verso una più marcata drammaticità che consegue alla scelta della radice letteraria universalmente inesorabile de Le Roi s’amuse di Victor Hugo.

rig 1

Ammalatosi alla terza recita Gatti è stato sostituito sul podio da Stefano Ranzani, in prova all’Opera per una ripresa di Tosca da dirigere il giorno seguente ed è stato particolarmente significativo l’imporsi di due personalità per un’analoga lettura, per comprendere come la specificità di ognuno marcasse così a fondo non solo il risultato in orchestra, compatta e lussureggiante con Gatti, coinvolgente e dinamica con Ranzani, entrambe letture più che efficaci, ma che questa impronta da un’unica orchestrazione curata dal titolare, potesse anche modificare con le esclusive dinamiche le finalità espressive degli interpreti e se si vuole lo stesso rapporto tra di essi.

Perfettamente nel ruolo, con un dosaggio espressivo curato in ogni frase e situazione con vocalità misurata, quanto intensa il Rigoletto di Roberto Frontali, un’immedesimazione che è anche un messaggio stilistico di equilibrio per un ruolo protagonistico che è di svolta per la definizione stessa di baritono. Lisette Oropesa è una Gilda dal carattere già maturo, musicalmente determinata se non per un penalizzante vibratino. Ismael Jordi è un Duca dalla vocalità fragile, più ardente libertino che simbolo dell’oppressione del potere. Una compagnia nel complesso di qualità e ben curata in ogni singola espressione, nella quale si sono distinti la provocante Maddalena di Alisa Kolosova e il severo Sparafucile di Riccardo Zanellato; meno autorevole Carlo Cigni quale Conte di Monterone. Completano: Irida Dragotti (Giovanna) e una sensuale, ironica Nicole Brandolino (Contessa di Ceprano); ancora: Alessio Verna (Marullo), Saverio Fiore (Borsa), Daniele Massimi (Conte di Ceprano), Leo Paul Chiarot e Michela Nardella rispettivamente Usciere e Paggio.

Appropriato, efficace il coro maschile dell’Opera di Roma, si potrebbe azzardare nella consapevolezza dell’intervento di ogni partecipante, voce e commento spietato degli eventi. Maestro del coro Roberto Gabbiani.

rig 2

La vicenda è ricondotta da Daniele Abbado alla Repubblica di Salò quale segno di fragilità politico-sociale di un periodo angoscioso della storia italiana che negli obiettivi del regista ben si addice al carattere drammatico di una storia di abiezione, dichiarazioni che non trovano un convincente riscontro se non nelle camicie nere e nelle scene costruite a multipiano che ricordano il gioco del “meccano” ovvero di costruzione infantile, con il sovrapporsi di stanzucce, scale e balconi, per un risultato altrimenti convenzionale. Scene e luci, quest’ultime efficaci di Gianni Carluccio, costumi di Francesca Livia Sartori ed Elisabetta Antico, movimenti coreografici di Simona Bucci.

E’ una scelta artistica reinterpretare i caratteri simbolici di un testo che dà il segno alla stessa genesi compositiva, quali a esempio la difformità fisica della gobba che è segno di un destino avverso, la staticità del palcoscenico nello scatenarsi degli elementi di una natura maligna che è partecipe al destino degli uomini e ancora l’umiliazione del corpo agonizzante di Gilda steso sulla nuda terra e non adagiata su un divanetto, in piedi verso l’ultimo respiro che più si addice al: “ …In me rinasce… m’agita / Insolito vigore! (…) ”, ma è la morte di Violetta e non di Gilda, con altri significati. Tutta la forza costitutiva di questo Rigoletto è fortemente evidenziata in orchestra e una mancata aderenza del palco, sia pure in scelte creative individuali, determina un vuoto esplicativo che come in questo caso ne indebolisce nel dialogo di teatro in musica, il coinvolgimento.

Vincenzo Grisostomi Travaglini

Recite del 6 e del 9 dicembre 2018

rig 3

Courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini

Pinuccia 141218 bis

On Friday, 14th December 2018 at 3.00 PM, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong paid a courtesy call on His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Artistic Advisor of the Foundation. During the conversation were exchanged views on the development of the Marianna Foundation, especially a special event in collaboration with the French Embassy during the second semester of 2019.

Pinuccia 141218
From left to right: Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini, Ambassador Christian Masset, Mrs. Pinuccia Pitti & Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong 

 

 

“L’inutilità di fare teoria”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Dicembre 2018 su “Le nozze di Figaro” al Teatro dell’Opera di Roma.

“L’abuso del potere per Le nozze di Figaro secondo Graham Vick, nella nuova produzione al Teatro dell’Opera di Roma, sono l’assunto di quella che vorrebbe essere l’ideologia programmatica del celebre regista inglese per il lavoro di Mozart/Da Ponte. A questo si aggiunge con humour tutto anglosassone una “ingombrante” citazione della metafora inglese, in italica terra ben poco conosciuta: «Elephant in the room», l’elefante nella stanza, che indica una verità palese che però tutti fingono di non vedere perché sconveniente e la cornice è bella che servita: con scene per l’appunto “ingombranti” perché dominate dall’immensa figura dell’elefante, costumi da bancarella a prezzi modici, gli immancabili mimi. Una cornice più che della pittura del quadro, perché si argomenta di apparenza più che di sostanza. Da notare, inoltre, che è stato mantenuto il recitativo di Marcellina del quarto atto: «… Ah! quando il cor non ci arma personale interesse, ogni donna è portata alla difesa del suo povero sesso, da questi uomini ingrati a torto oppresso», con taglio dell’aria “Il capro e la capretta” e la scelta si vorrebbe non casuale e il sostetto è legittimo che si sia mantenuto ad esemplificazione del concetto legato all’oppressione femminile. Donne che ne Le nozze di Figaro, in una diversa interpretazione, sembrerebbero tutt’altro che offese, bensì vincenti!

L'Opera Dicembre 2018

S’inizia a luci in sala ancora accese e poi si coreografa l’intera ouverture con donne oppresse dal lavoro, si suppone stuprate o consensienti; figure che torneranno nel “Folto giardino del quarto atto trasformato in una giungla popolata da femmine “desnude” o appese con un laccio alla parete: morte-viventi, senza tralasciare il maniaco errante.

Tutta questa congettura potrebbe essere valutata in contrasto con la regia vera e propria, professionalmente inappuntabile e rigorosa alle indicazioni del libretto, quanto seducente nella vivacità dell’intreccio drammaturgico se non fosse disturbanta, appunto, da tanta forzata, inutile ideologia di contorno. Si vorrebbe concludere che questa pur interessante proposta è la prova di come un certo genere di personale attualizzazione delle messe in scena con temi di sferzante problematica sociale cominci a risultare “stanco”, se non superato. Luci realizzate con sicuro mestiere, ma al risultato generiche.

Maggior pregio della produzione la cura ineceppibile dei recitativi, perfettamente restituiti alle riflessioni, dialogo, stupore degli interpreti e ogni personaggio è tratteggiato registicamente e musicalmente con ammirevole connotazione stilistica. Recitativi accompagnati al fortepiano dallo stesso direttore Stefano Montanari e la sua affinità quale direttore dal cembalo al fortepiano e più precisamente di accompagnatore su tastiere storiche, è lampante.

Qui il maestro si sbizzarrisce, inventa, si diverte e restituisce verità e significato al teatro di parola.

6 nov

In orchestra Montanari è creativo, nella scelta dei tempi, nella fusione orchestrale, continuità espressiva e nell’insieme funziona. Nella sua impronta stilistica, eppure, trapelano le sue specificità di cultore di musica antica e barocca e nella dinamica orchestrale si avverte che Mozart è stilisticamente tiranno e molto meno disponibile a libertà interpretative che soprattuto nei finali di atto ne attutiscono la passione.

Compagnia nell’insieme funzionale al progetto, con una punta d’eccellenza nella Contessa di Federica Lombardi e nell’aristocratica disinvoltura, spesso abbigliato con sola vestaglietta e a piedi nudi del Conte di Andrey Zhilikhovsky, in alcune repliche rispettivamente Valentina Varriale e Alessandro Luogo. Per corretta citazione nel ruolo di Susanna si sono alternate: Elena Sancho Pereg e Benedetta Torre; per Figaro: Vito Priante, indisposto alla replica e Simone Del Savio; il Cherubino frivolo dagli abiti da discount di Miriam Albano e Reut Ventorero. Marcellina Patrizia Biccirè; Don Bartolo Emanuele Cordaro; Don Basilio gustosamente transessuale Andrea Giovannini; Don Curzio balbuziente Murat Can Güvem; Barbarina Daniela Cappiello e Rafaella Albuquerque.

Scene e costumi di Samal Blak, luci Giuseppe Di Iorio, movimenti coreografici Ron Howell.

Disinvolto, ben preparato il coro preparato dal maestro Roberto Gabbiani. La trilogia Mozart/Da Ponte iniziata “secondo” Graham Vick la scorsa stagione con il Così fan tutte, si concluderà nel 2019 con il Don Giovanni.”

Vincenzo Grisostomi Travaglini

ndF

“Il sogno (impossibile) di un mondo perfetto”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Dicembre 2018 su “Die ägyptische Helena” nel numero speciale Teatro La Scala 2019.

scala 2019

“Il sodalizio tra musica e poesia è da sempre un’alchimia di eterogenea soluzione.
Quello che potrebbe apparire quale l’impossibile accordo, ne risulta al contrario quale un’ armonizzazione di pensiero che, soprattutto in determinati periodi, ha vivacizzato il mondo del teatro in musica.

Alla straripante intemperanza romantica si contrapporrà nella seconda metà dell’Ottocento uno stile definito borghese che a cavallo tra i due secoli sembra oramai inesorabilmente esaurito ed è lo stesso linguaggio musicale ad apparire sempre più quale retaggio del passato. Il problema non è solo artistico, dopo Wagner il teatro tedesco sembra aver compiuto il proprio slancio armonico, altresì sociale in un rapporto sempre più complesso con il pubblico in una discrasia di valori morali. Anche economico riflettendo la situazione delle diverse nazioni. Il linguaggio musicale del Novecento è all’affannosa ricerca di una formula che trovi una diversa soluzione all’enigma di sempre, di un’evoluzione in cui è sottinteso il cambiamento, ma le prospettive nel Novecento storico sono molto incerte. Altri venti scuotono le coscienze, quelli di una crisi dei popoli che porterà a rovinose conseguenze alle quali l’arte non potrà essere indiferente.

Elena 1
Un punto di sicuro riferimento in questa crisi di valori espressivi la si può individuare nell’area di lingua tedesca dal connubio che unì il compositore Richard Strauss al poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal e basterà citare: Der Rosenkavalier (Il cavaliere della rosa) con prima rappresentazione nel 1911, Ariadne auf Naxos (Arianna a Nasso) nel 1912 e nel dopoguerra: Die Frau ohne Schatten (La donna senz’ombra) del 1919.
Hofmannsthal è definito nei carteggi con Richard Strauss quale “il mio Da Ponte”, ne deriva spontaneo un ulteriore sodalizio sia pure di breve periodo, quello tra Ciajkovskij e Puškin.
La collaborazione tra Strauss e Hofmannsthal si era rafforzata negli anni, ma con ampi periodi di distacco, così come alla vigilia di un innovativo progetto, nel clima successivo alla Grande guerra che tanto aveva scosso le coscienze e questo per i due artisti era il momento di tornare al mito, alla tradizione classica legata alle Metamorfosi con la nuova opera: Die ägyptische Helena ovvero: Elena egizia, o meglio: Elena in Egitto.
L’accordo per la nuova opera fu tutt’altro che immediato, perché Strauss voleva imporre le proprie idee, così come riportato in un ricco epistolario risalente al 1923. Il compositore avrebbe voluto che in questo nuovo progetto risaltassero situazioni che potessero essere ricondotte allo stile dilagante dell’operetta e guardava a Offenbach che si era brillantemente cimentato nell’argomento con La belle Hélène, di graffiante ironia tutta francese, tipica de l’Opéra bouffe.

Elena 2
Il carteggio tra Strauss e Hofmannsthal è tra i più nutriti, il poeta e drammaturgo era un infaticabile scrittore di lettere, e vi leggiamo in data 1° aprile del 1923: “Escogitare per l’operina leggera un breve terzo atto fine e brillante, non mi spaventa affatto (…) nel mio lavoro il difficile mi sembra solo l’invenzione dello stile (…) ma in ciò mi fanno da guida il Rosenkavalier da una parte e dall’altra l’Ariadne e il Bürger als Edelmann (Il borghese gentiluomo, ndr) e poi sono tutte cose da trattare con buon umore e con una certa spregiudicatezza”.
Hofmannsthal traccia l’idea di un argomento che verrà definito: “tardo-antico, con trama graziosa e anche un po’ spinta, con molto parlato, allegra e graziosa”.
Nello scambio di considerazioni tra i due artiti, però, la contradizione è palese. Scrive Hofmannsthal a Strauss: “ (…) Ciò che Ella mi ha detto di recente sull’abisso insuperabile che c’è tra la Sua musica, anche quando Ella scrive musica semplicissima, e l’operetta corrente (…) non c’era nemmeno bisogno di dirlo (…) si ha già torto a parlare insieme dell’una e dell’altra”.

Elena 3
Le premesse com’è evidente sono molteplici e il percorso perseguito dagli autori, nella musica e nel libretto, ben differenti.
Pur partendo da diverse posizioni, in coerenza l’uno e l’altro nelle proprie convinzioni poetiche/musicali, si ritroveranno insieme a svolgere un lavoro del tutto originale, appasionandosi via via a situazioni che di leggero hanno a malapena l’apparenza e che riflettono, al contrario, condizioni universali di contrasto, sofferenza e tragica passione, sia pure dall’esito felice.
La volontà era quella di superare il clima opprimente del dopo-guerra con una spensieretezza che nella musica di Strauss è occasione di abbandono, ma pur sempre di realistica consapovelezza.
È nel mese di aprile del 1923 che i due artisti definirono il soggetto dell’opera ed è Hofmannsthal a scriverne in una lettera del 14 settembre 1923: “Già da tempo pensavo di donarLe la gioia della Helena nell’anno in cui Ella fa sessant’anni e io cinquanta. Ma è incerto, si sa, tutto ciò che dipende dall’ispirazione”.
E l’ispirazione per Hofmannstahl sarà quella di rivolgersi a questo nuovo lavoro con intenzioni delicatamente ironiche, comunque disincantate, anche se nello svolgersi dell’ideazione libretto ne dividerà con il compositore un coinvolgimento appassionato, più orientato, però, ad una forma che si potrebbe definire tragica.
Il ritorno al mondo della mitologia greca, affine al poeta, lo entusiamò a tal punto da fargli ritenere l’Elena egizia il suo miglior lavoro perché questo ideale costituisce, secondo la concezione di Hofmannsthal, il miglior mezzo espressivo per interrogare il presente: “Perché il presente è per forza mitico (…) non ho altre espressioni per qualificare una esistenza che si compie di fronte ad orizzonti cosi immensi, il fatto che siamo bagnati dai secoli, che l’Oriente e l’Occidente entrano a fiumi nel nostro Ego, per qualificare questa immensità interiore, questa folle tensione, questo ‘qui’ e questo ‘altrove’ che marcano la nostra vita”.

Elena 4
Hofmannsthal è di orgine ebrea e inconsolabilmente nostalgico dell’Impero Austro-Ungarico svanito con l’esito della Grande guerra e da convinto umanista il ritorno all’antico era per lui terreno ideale per sentirsi libero di esprimere le proprie idee. Ed ecco nascere una riflessione sulla tumultuosa complementarietà tra Occidente e Oriente e questa lettura, dopo il crollo del 1918, era per lui la sola rifondazione possibile nell’incontro dell’irrazionale riportato al mondo orientale perché legato ai valori istintivi della natura, terra ed acqua dove si affondano le radici e simbolizate dall’Egitto luogo dello svolgimento del dramma dove Elena simboleggia le forze inesauribili dell’Est, e l’Occidente di Menelao il greco, logico, solare, con i suoi valori irrinuncibili quali la fedeltà, il matrimonio, la paternità; eroe che pur tormentato dall’inganno saprà trovare nella ragione la giusta soluzione.
Questa nella complessa simbologia è in sintesi l’interpretazione dell’opera che indica rivolgendosi alla mitologia, il rimedio per un declino dell’Occidente diversamente inarrestabile.
Per Richard Strauss, inoltre, che amava citare Goethe e la nobiltà della ritrovata classicità Greca della sua Ifigenia: il rinnovarsi nell’antico rappresentava una fonte non corrotta dai tempi a cui ispirarsi, divergendo da quel conservatorismo reazionario di mistificatori di una modernità divergente. In questo quadro L’Elena egizia segna una ripresa di contato con quel mondo fantasioso a lui così affine di Arianna a Nasso e de La donna senz’ombra. Tutto questo è restituito non solo nell’azione, bensì è espresso in un cammino interiore segnato da una sonorità orchestrale colma di sensuale espressività, distinta dalla fluidità del canto e dalla trasparenza dell’orchestrazione. Strauss con efficacia delinea sin dall’inizio l’aspetto eroico dell’intrecciarsi di sentimenti contrari e convergenti dei protagonisti, umani e drammatici, con passaggi orchestrali che ne vorrebbero attenuare l’impetosità, con scatti improvvisi di aggressività musicale che ne sottolineano la raffinata scrittura sinfonica, pur senza dimenticare in uno stile a lui congeniale inclusioni leggere, dai tratti comici, grotteschi o caricaturali.
L’amplificazione della forma figurativa trova un più significativo slancio compositivo e rinnovata espressività nell’ampio respiro melodico. Il canto si presenta in forme variate, ora disteso o frammentato, meditativo e concitato, riflettendo l’interiorità di un discorso compositivo d’introspezione figurativa ed espressiva. Una partitura di piena invenzione e raffinata scrittura sinfonica aperta a nuovi orizzonti dagli sviluppi imprevedibili; dal canto singolo, melodioso, ora rapito nell’estasi, ai duetti concitati, interventi briosi al limite della leggerezza in vivace complementarietà con una discrasia musicale che ne riflette la complessità.
Se per la poetica di Strauss e Hofmannsthal valesse la formula di rinnovato “classicismo” musicale de Die ägyptische Helena, questo ci permetterebbe di penetrare nel mondo di due sognatori, compositore e poeta, costretti da un’epoca travagliata al richiamo di quel teatro barocco composto da divinità, eroi, scene di magia, filtri incantati, il succo di loto, conchiglie che parlano (una giocosa parodia dell’Erda wagneriana), Elfi, coboldi, guerrieri, fanciulli e perfino uno stormo di “asessuati” e senza farsi mancare per la gloria del finale il corrispettivo del deus ex machina impersonato dalla ninfa Aithra (Etra) che ha il ruolo di protettrice dell’amore, ma che troviamo anch’esa affranta per il sentimento non corrisposto da Poseidone. Essenziale è per gli autori che in questo lavoro l’impianto proprio dell’opera mitologica torni ad essere protagonista, ma con diverse implicazioni psicologiche di una più intima vicenda di umane debolezze.
Fu così che lo stesso Strauss che inizialmente aveva espresso l’intenzione di seguire una traccia nello stile di Offenbach, terminò nel definirsi: un “Wagner greco”.
Richard Straus lavorò alla partitura per ben quattro anni tra il 1924 e il ’27 e l’opera venne rapresentata per la prima volta alla Semperoper di Dresda il 6 giugno 1928 con grande succeso.
L’Elena Egizia si presenta nel segno di Menelao e sin dalle prime battute in orchestra le sue angosce ne caratterizzano il ritmo incalzante. Il tema portante è quello del dubbio e dell’inganno per la colpevole infedeltà di Elena, di colei che adultera si era abbandonata nelle braccia di Paride, principe di Troia, scatenando l’ira degli Achei e la distruzione della città.

Elena 5
Le leggende legate ad Elena e alla sua sorte, però, sono molteplici. In epoche successive al più celebrato poema omerico (qui il riferimento è al libro IV dell’Odissea), si vogliono tramandare diversi racconti sul mito della donna più bella che con il suo fascino provocò morte e distruzione, tra cui la tragedia-commedia Elena di Euripide che ne riscrive il personaggio come modello di sposa casta e fedele.
In Die ägyptische Helena, tra le diverse versioni, la situazione s’intreccia, così come complesse ne risultano le simbologie, sottintesi e significati della trasposizione in musica. Nella commedia Elena è sposa di Menelao, in altre versioni è solo fidanzata per non offendere la sacralità del matrimonio e non sarebbe stata condotta a Troia nel peccaminoso amore per Paride, bensì Giove che ne è genitore dall’unione con la dea Nemesi, ne avrebbe originato un’immagine ingannevole, un fantasma d’aria che ne ritraesse le sembianze e che inviò a Troia, ma che della vera Elena sarebbe risultata esserne l’opposto, ovvero rappresentante del male contrapposto al bene. La vera Elena con tutti i suoi tesori si sarebbe trovata in Egitto sequestrata nella casa del re Proteo, aspettando fedelmente per dieci anni il ritorno dello sposo Menelao dalla guerra contro Paride e i troiani.
Euripide plasma questa idea del fantasma per mettere in risalto l’inutilità della guerra, che si sarebbe svolta invano perché frutto di un equivoco, non a causa di Elena e del suo adulterio, bensì di una sua immagine d’aria mistificante: riabilita la dignità della vera Elena ed è più interessato al suo rapporto con Menealo.
Hofmannsthal vorrà riapropriarsi del dramma rifiutando la soluzione del fantasma, caratterizando lo svolgimento del dramma nella verità dell’infedeltà di una Elena tormentata dalla vergogna e dal rimorso. Ella ha tradito il suo sposo per l’amore di Paride, infrangendo i più sacri principi di fedeltà coniugale. Menelao è determinato nella punizione, ma nel gioco dell’equivoco tra filtri magici ed altri incantamenti, è la compassione di Menelao a risultare conclusiva. Dopo aver superato il peccato nell’espiazione morale della colpa Elena è perdonata, nell’espressione del reciproco profondo sentimento che lega i due protagonisti, principio che è alla base dello svolgersi della vicenda. La metamorfosi è propria di questo processo interiore di maturazione dei personaggi e la risoluzione nella coscienza della consapevolezza l’uno dell’altra.
L’Egitto non è solo la cornice per una ambientazione esotica, che nel descrittivismo compositivo ben si conviene al costruito orchestrale, ma è soprattutto il modo per infliggere all’apice dell’azione quei valori costitutivi che ne determinano il dramma musicale, dove il vero e il falso incalzano l’un l’altro sino a celarsi in un unico inestricabile elemento d’impossible soluzione e dove dubbio, diffidenza e mistificazione s’impossessano dell’umano senza restituire un’apparente soluzione, il tutto nell’atmosfera inesplicabile di una terra irreale e segreta dalla potente forza evocativa in cui l’impossibile avrà risvolti inaspettati e felici. La leggenda di un’Elena sdoppiata, virtuosa in Egitto e la sua ombra a Troia, viene utilizzata da Hofmannsthal unicamente quale spunto delirante, causa dei tanti filtri di un mondo fantastico. I due protagonisti, Menelao ed Elena, si svelano alla fine di un percorso interiore le cui implicazioni sono spirituali. Il concetto della metamorfosi rappresenta ancora una volta la spinta sostanziale del dramma in musica.
La costituzione teatrale è pericolosamente innovativa. La grandiosità si manifesta sin dalle prime battute nello splendore risonante dell’orchestra che intreccia molteplici temi rendendo da subito quel clima di mistero, d’imponenza e complessità in cui si agrovvigliano emozioni discordanti; tra tutti il tema che accompagnerà le scene di Elena sia essa colpevole che redenta, amata e odiata e al fine ritrovata nel vicendevole amore. In sintesi, su di un tema orientaleggiante dell’oboe la vicenda prende avvio sulle rive un isolotto attiguo all’Egitto e qui troviamo la ninfa Aithra (Etra) che attende invano Poseidone per riconquistarne l’amore. Interviene la Conchiglia onniscente che vede su di una nave Menealo di ritorno dalla guerra di Troia nell’atto di punire l’infedele moglie Elena con la morte.
Aithra scatena una bufera che porta alla deriva i due protagonisti che si ritroverrano naufraghi ad essere ospitati nella reggia della ninfa; tempesta segnata in orchestra dal coinvolgente fragore dei flutti marini interiorizzato dal turbamento di Menelao e dal canto della ninfa, nell’allontanarsi della tempesta marcato dall’intervento dei timpani. Nella reggia incantata Menealo s’interroga sul suo amore per Elena, pur non rinunciando alla vendetta. Menealao si sente confuso dall’alternarsi del sentimento e ancor più frastornato dal fantasmagorico intervento di folletti ed Elfi, mentre la ninfa Aithra restata sola con Elena decide di ridonarle l’originaria bellezza. Qui ha inizio il gioco dei filtri magici, della dimenticanza e del ricordo, assaporati da Elena e da Menelao, con effetti che si affestallano confondendo le menti dei protagonisti.
Nel sogno di Menelao ecco restituita la dualità di Elena, perché l’eroe greco è stordito nell’onirico dall’apparizione della moglie confusa tra realtà e copia di se stessa. Angosce, speranze, inganno e ricerca di sé, sono rimarcati puntualmente in partitura con intensa scrittura orchestrale. Nel secondo atto siamo sotto una tenda dove la ninfa va rivivere agli sposi il sogno di una seconda luna di miele. Interveniene il sanguinario sceicco Altair principe delle montagne con suo figlio il giovinetto Da-ud dal canto spontaneo e presago di morte, ed entrambi si innamorano della bella Elena. Menealao durante una battuta di caccia al falco e alla gazzella, simboli del maschile e del femminile, accecato dall’odio uccide il giovane Da-ud, vedendo in lui nel delirio il ritorno dell’odiato Paride.
Dopo alterne vicende Menealo accetta di bere il filtro del ricordo, nella speranza sia un veleno che metta fine alle sue angosce, ma la ninfa Aithra, vero deux ex machina della vicenda, riesce a far prevalere nella coppia il valore della famiglia, riconduce a loro la figlioletta Ermione su un etereo e puro accompagnamento degli archi, induce nel terzetto della riconciliazione Paride al perdono e al trionfo finale dell’amore coniugale, in una virtù che non può definirsi assoluta, ma nella sua fragilità umanamente realizzata. Una conclusione drammaturgicamente ambigua, più connessa alla sagace sarcasmo di Hofmannstahl che alle intenzioni di Richard Strauss che avrebbe voluto per la conclusione un gioioso punto di riferimento di unità coniugale a sostegno di quella che considerava la crisi dell’unità borghese, specifica del tempo “moderno”.

Vincenzo Grisostomi Travaglini

22 Novembre 2018: Conference – Dinner at Rotary Roma EUR

IMG_20181123_0001

I wish to extend my warmest thanks to President Rocco Recce and his marvellous Prefect, Mrs. Francesca Staiti who organised a very pleasant evening with so many lovely people around the theme of “Women and Holiness in Cambodia”

Rotary 1
Receiving the Rotary Roma EUR flag and medal from President Rocco Recce

IMG_20181123_0005

Con Oli e France
In company of Prefect Francesca Staiti and Mr. Olivier Michon, Rotary du Médoc, France

 

46505761_10158046317630299_7313281161269084160_n
In company of Archeologist Lorenza Ilia Manfredi and Prefect Francesca Staiti

 

Pinuccia e me
With my beloved Dottoressa Pinuccia Pitti, President of Fondazione Marianna
Ritratto Ufficiale
Official Portrait by Italian photographer Fabrizio Zaccarello

My infinite gratitude for the kindness and the patience of photographer Fabrizio Zaccariello and his colleague, Gianmarco Costa

28th October 2018 : Sanda Pandza and Valentina Picca Bianchi created once again an enchanted evening in the Eternal City with fabulous “Butterfly Effect Emotional Gala Dinner”

0634
Ms. Sanda Pandza and Ms. Valentina Picca Bianchi, the two creators of this magic moment

The two fairies of the magic evenings of Rome came back on 28th October 2018 at MAXXI to bring us a magnificent gift in occasion of the Fall session of Sanda Pandza’s Wedding Planner Academy: The “Butterfly Effect Emotional Gala Dinner” was the occasion not only to give a pratical application of a week of intensive trainings and lessons, but also a way to gather the best professionals in the event organisation camp to create a splendid, innovative but always elegant event.

0159

This time, the accent was put on trasparency, lightness and fluidity.

First, the marvellous Welcome of Butterflies at the entrance with the sublime evergreen floral design of Great Andrea Patrizi.

0624
Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini and myself welcomed by Ms. Sanda Pandza, the Golden Goddess of the Evening

Then, the surprise of the “Emotional” dinner: tying a black silk ribbon in a fluid knot on your eyes, listening to your inner feelings and letting explode in your mouth the flavours cooked by Chef Fabio, under the protective look of gorgeous Valentina Picca Bianchi, dynamic director of Whitericevimenti.

0251

0319

Afterwards, the magnificent “Butterflies” will invite you from one table to another, to obey the elementary principles of liberty and love to gain happiness….

0351

The explosion of emotions happened after dinner, when Magus Ivan Visentin, Director of Offside Events, opened his enchanted Open Bar and made us drink love elixirs and potions until late in the night, with the charming ladies of the Evening who took the shape of colourful butterflies…

0743
Enjoying refined cocktails, made by handsome Ivan Visentin for the happiness of all “Lady-Butterflies” and their “cavaliers”

Then, the party began with fantastic musicians, enigmatic female creatures….

0404

0419

A magnetic and irresistible will to enjoy life in the heart of the night darkness suddenly occurred and we got the rhythm to dance the whole night through…thanks to Sanda’s magic, kindness and glamour as always.

Sanda, we love you ! Come back soon, with another celebration to make us think that we are the smartest people on Earth….but aren’t we ?

0614
The WPA 2018 Fall Promotion
0497
Thank you so much, Darling Sanda…. until next time !

My heartfelt gratitude to photographer Daniele Pierangeli and his assistant for the very nice pictures !

Event planning & Design: Sanda Pandza Events
Catering and design: Valentina Picca Bianchi
Chef: @fabio_materiaprima
Floral design: Andrea Patrizi
Light design & mapping: Tecnoservice 2000
Open Bar: OffSide Events
Music Design: Vasco Alessandrelli
Vocalist female: Oumy N’Diaye
Vocalist male: @joshuajackofficial
DJ: Leo Alessandrelli
Photo: Jay Studio – Wedding Photography
Video: @thomasdelorenzofilms
Arredi: ELE Light
Performance: Giulia Cencioni
.
Special thanks to: Antonella Lionetti
Location: LINEA e TYPO al Museo MAXXI

25° edizione del Festival Internazionale di Aspendos: TURANDOT, Vincenzo Grisostomi Travaglini firma il nuovo allestimento del capolavoro pucciniano

01 (2)

“Suggestioni anatoliche per la Cina Imperiale di Turandot: Aspendos, Vincenzo Grisostomi Travaglini firma il nuovo allestimento del capolavoro pucciniano”, articolo di Francesco Germinario nel numero di Ottobre 2018 di “L’Opera International Magazine”

02 (3)

03 (3)

Turkish translation:

Turandot’un Çin İmparatorluğu için Anadolu İlhamları
Francesco Germinario, L’Opera Dergisi
Traduzione – çeviri: Suna Ertekin
Aspendos: Vincenzo Travaglini Grisostomi, Puccini’nin başyapıtının yeniden sahneye koyuluşunu imzalıyor.

25. Uluslararsı Aspendos Festivali’nde büyük opera Turandot gösterişli yeni bir prodüksiyonla geri dönüyor.

Geçtiğimiz Ocak ayından itibaren aralarında Aspendos, İstanbul ve Efes’in de olduğu birçok festivaller düzenleyen Türkiye Devlet Opera ve Balesi Genel Müdürlüğüne uluslararası üne sahip opera şarkıcısı Murat Karahan atandı ve hemen Türkiye’deki müzikal/opera kültürüne yeni bir nabız katmak istedi.

Yeni yönetimin en anlamlı sonuçları arasında Turandot’un bu edisyonunu buluyoruz, bu eser tarihi “Antik Tiyatro”ya 18 yıl sonra geri döndü.

Tarihi Anadolu’nun Opera ve Balesi’nin en iyi kaynaklarının bir araya geldiği görkemli bir sahneleme, özellikle Ankara Operası, Orkestrası ve Korosuna Antalya Devlet Operası’nın korosunun koro şefleri Giampaolo Vassella ve Mahir Seyrek ile, Balenin ve Sinem Seçil Battal tarafından yönetilen çocuk korosunun katılımıyla gerçekleşti; eseri İstanbul ve İzmir’i de içeren Türkiye’nin çeşitli realitelerinin en iyi şan solistleri seslendirdiler. Dev bir organizasyon ve teknik ekip sayesinde gerçekleştirilen bu prodüksiyon Aspendos Festivalini haberlere çıkma şerefine eriştirdi. Çeşitli kurumların temsilcileri arasında Kültür ve Turizm Bakanı Mehmet Nuri Ersoy da vardı, temsil sonunda sahneye çıkarak sanatçılara çiçek verip tebriklerini sundu. Aspendos antik çağlardan kalan en iyi tiyatro sayılmaktadır, mimar Zenon tarafından Marcus Aurelius için M.S. 161 ve 180 yılları arasında inşa ettirilmiştir; antik tiyatro bu temsille “güçlü” bir şekilde yeniden gözler önüne çıktı diyebiliriz.

Rejisörlüğü, bugün olduğu gibi bu prodüksiyonla 2000 yılında da çok başarı kazanan Vincenzo Grisostomi Travaglini üstlendi. Orkestra Şefliğini maestro Alberto Veronesi yaptı.

Şan grubunda başlıca rolleri soprano Perihan Diyana Nayır Artan güçlü ve aynı zamanda şık bir Turandot olarak, tenor Murat Karahan güçlü, sağlam ve cömert tenor sesiyle Calaf olarak, “Nessun dorma”yı kaçırılmayacak “bis” ile seslendirdi; aynı rolü geçtiğimiz sezon Verona Arenası’nda büyük başarı ile seslendirmişti ve Aspendos greko-romen tiyatrosunda da zafer kazandı. Şancılar arasında, Festivalin bu açılışı için, Devlet Operası’nın çeşitli müdürlüklerinden öne çıkan en anlamlı sesler görevlendirildi, Seda Aracı Ayazlı’nın duygu dolu Liù rolü ve Teyfik Rodos’un şık Timur rolü beğeni kazandı. Canlı, sahneye katılım gösteren ve dikkat çeken üç bakan rollerinde Ping rolünü üstlenen Murat Duyan, Pang ve Pong rollerinde Tankut Eşber ve Serkan Taylan vardı. Şan grubunu İmparator Altum rolünde Lorenzo Mok Arranz, Nejat Beğde ve Serkan Sarıkaya tamamladı.

Özgür Usta’nın dekorları heybetliydi; Savaş Camgöz’ün değerli kumaşlarla ve özenle seçilen renklerle gerçekleştirdiği her türden aksesuarların kullanıldığı kostümleri çok güzeldi, tarih ve fantazi arasında, Yunan trajedisi stilinde “oyulmuş” maskelerle masalımsı uzak Çin İmparatorluğu sahnede daha önce hiç bu kadar öne çıkmamıştı. Özellikle Armağan Davran’ın koreografileri özenle çalışılmıştı, Pu-Tin-Pao’nun hizmetkârları erkek balesinin enerjik dansından başka Uzak Doğu geleneğine göre düzenlenen ve finaldeki sofistike “çiçekli kızlar” dansı çok etkiliydi. Fuat Gök’ün ışık düzeni güzeldi. Kalabalık ve heyecanlı seyirci, tribünleri doldurarak iyi kalitenin her zaman kazanacağını kanıtladı.

XXVth Aspendos International Festival: An absolute triumph for Turandot of Giacomo Puccini

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018__361
Photo credits: Yusuf Emre Turan

On Tuesday 4th September 2018 was released a marvellous “Turandot” at XXVth Aspendos International Festival in Turkey.

Turandot Blog 1
Photo credits: Yusuf Emre Turan

Following the impulsion of the newly nominated Director General of Turkish Opera Theatres and Ballet, young and already famous Tenor Murat Karahan, “Turandot” has come back on Aspendos stage after eighteen years.

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018__506
“Nessun dorma” by Tenor Murat Karahan, Director General of the Opera Theatres of Turkey (Photo credits: Yusuf Emre Turan)

Last time, in 2000, Ankara’s Opera called Maestro Antonio Pirolli to be the conductor and Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini to assume the stage direction with the fantastic Nilgun Akkerman as Turandot and it was already a success.

WhatsApp Image 2018-08-27 at 23.35.41

This year, the choice of Maestro Alberto Veronesi as conductor, united with the return of Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini for the stage direction, indicates clearly the will of the Director General of the Turkish Opera to express with magnificent emphasis his taste for the genuine essence of art and music at its utmost level.

AV
Maestro Alberto Veronesi
pbrc
Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

In the grandiose settings of Aspendos Antique Theatre, the best singers of Turkey were called to give life to the ultimate characters of Giacomo Puccini. The brilliant cast included Perihan Diana Nayir Artan as Princess Turandot, Murat Karahan as Prince Calaf, Lorenzo Mok Arranz as Emperor Altom, Teyfik Rodos as Timur, Seda Araci Ayazli as Liu, Murat Duyan as Ping, Tankut Esber as Pang, Serkan Teylan as Pong, Nejad Begde as one Mandarin and Serkan Sarikaya in the role of the Prince of Persia.

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018__557
Photo credits: Yusuf Emre Turan

The lovely sets were signed by Ozgur Usta and the beautiful costumes by Savas Camgoz. To be noted the elegant choreography of Amagan Davran and the inspiring light designing of Fuat Gok.

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018__600
Photo credits: Yusuf Emre Turan

The combination between the brio and sensitivity of Maestro Veronesi together with the supreme harmony of the royal court, rendered in a rich and colourful manner by Maestro Grisostomi Travaglini has reached its climax in this particularly difficult opera of Puccini. The audience was definitely convinced and the long ovation at the end of the performance was just the confirmation of the enthusiasm, already expressed when Murat Karahan was warmly invited to sing “Nessun dorma” a second time !

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018__415
Photo credits: Yusuf Emre Turan

Last but not least, the incredible honour the artists were granted by His Excellency Mehmet Nuri Ersoy, Minister of Culture and Tourism of Turkey, when he went on stage to congratulate all of them with a bunch of white flowers in sign of gratitude for their art and work.

turandot_aspendos_temsil_04_09_2018_1__180
Final Curtain Call (Photo credits: Yusuf Emre Turan)

Many thanks to Official photographer Yusuf Emre Turan who did marvellous pictures of this enchanting evening.

Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia – 9 ottobre 1906 : Sua Altezza Reale il Principe Ferdinando di Savoia incontra Sua Maestà il Re Sisowath di Cambogia al Palazzo Reale di Phnom Penh

“Il Corriere di Saigon giunso ieri a Marsiglia, reca le seguenti notizie sull’arrivo della R. nave Calabria a Tou-Moc-Lo il 6 settembre scorso e sulle accoglienze fatte a S.A.R. il principe Ferdinando di Savoia, duca di Udine, imbarcato su detta nave:

Ferdinando_di_savoia

 

“Le autorità locali ricevettero allo sbarcatoio il Principe e lo accompagnarono dal Re del Cambodge. Alla sera, alla sede del Residente Superiore, fu dato un “punch” in onore del Principe, al quale assistevano gli ufficiali italiani e le autorità.

Re Sisowath

Vi furono quindi le danze al palazzo reale.

f071258edfe59e8f25905050a29e3d9f

Il Re Sisowath ha nominato il Principe di Udine grande ufficiale del Cambodge e il comandante della Calabria, il Marchese Enrico Marenco di Moriondo, comendatore.”

SONY DSC

Il giorno dopo, il Principe visitò la città, i monumenti ed il Palazzo”

RG1906_10_09_235_PM_Pagina_7

“Rodin et la Danse”, articolo di Sua Altezza il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong in “L’Opera- International Magazine”, Luglio-Agosto 2018

“Rodin et la Danse”, articolo di Sua Altezza il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong in “L’Opera- International Magazine”, Luglio-Agosto 2018 su Auguste Rodin, la sua passione tardiva per la danza e “Neang Vaddhana Devi”, ultima creazione di Sua Altezza Reale la Principessa Norodom Buppha Devi, Direttrice del Balletto Reale di Cambogia.

Da notare, le bellissime foto del fotografo svizzero Helmut Stampfli

IMG_20180719_0007

23rd-25th June 2018: 1st Opera singing international competition in Penne, Italy

20180623_154112.jpg
The Auditorium San Giovanni in Penne, Abruzzo, Italy

My mentor, in Opera matter, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini and my beloved fraternal friend, Maestro Gianni Maria Ferrini were invited by Maestro Michela De Amicis to participate in the jury of the 1st Opera singing international competition of Penne, which took place from 23rd to 25th June 2018 in this lovely little town of Abruzzo, near Pescara on the Adriatic Coast.

35891948_10157604647895299_8943228195063201792_n
Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, Maestro Michela de Amicis, Maestro Gianni Maria Ferrini and Maestro Piergiorgio Del Nunzio

The participants came from allover the world, from Mexico to Japan, China and Italy. In the meantime, other classical music competitions involved young talents from Russia and other countries, among which…. Cambodia !

20180624_122427
Posing with the six finalists of the competition

We were received by dynamic and cheerful Professor Lidia Dutillo, President of Le Muse Music School, who accompanied us to a lovely little cottage, Villa Emma, where the owners, Stefania and Giancarlo Delle Monache took care of us the way only Italians can do: with charm, discretion and warmth, and above all, an unforgettable breakfast, made of the utmost fresh products of the surrounding countryside.

20180625_183624
At Villa Emma, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong with Stefania and Giancarlo Delle Monache, the owners, Maestro Michela de Amicis and Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

On the first evening, Maestro Michela De Amicis, together with her two friends, Maestro Rosella Masciarelli and Maestro Angela Petaccia, brought us a marvellous gift: A concert with their six hands, entitled “Trio pianiste all’Opera”, three fantasies inspired by “Rigoletto”, “Traviata” and many Puccini’s Opera Arias. I was in heaven…. We ended up to have dinner together and as I was telling my admiration, Maestro Rosella Masciarelli held me their CD: such a special moment !

20180623_020850
From left to right: Professor Lidia Dutillo, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, Maestro Rosella Masciarelli, Maestro Angela Petaccia, Maestro Gianni Maria Ferrini. Seated: Maestro Michela de Amicis and His Higness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong

The jury of the Opera competition was presided by Maestro Leone Magiera, best friend of late world wide famous Luciano Pavarotti, and I had the occasion to meet with him and his very nice wife, Dottoressa Lidia La Marca as well as energetic and smiling Soprano Patrizia Orciani, accompanied by handsome tenor Carlo Baricelli. Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini and Maestro Gianni Maria Ferrini completed with their respective competences this pannel of the highest level. The singers were accompanied all along the competition by young and talented Maestro Piergiorgio Del Nunzio.

20180622_161205
The Opera jury: Maestro Carlo Baricelli, Maestro Patrizia Orciani, Maestro Leone Magiera, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, Maestro Gianni Maria Ferrini

The three Opera singers who robbed my heart (and were selected as well by the jury) were Mariana Valdés from Mexico, Mae Hayashi from Yokohama and Ruiyang Xu from China. Not only were they exceptional voices, with a variety of colours and sensual shades, but they are three marvellously beautiful ladies. We all fell under their charms !

36176189_10157613107545299_5306365930236805120_n
His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong with the adorable Mariana Valdés and the gorgeous Mae Hayashi, the two winners of the first Prize
36087546_10157610380155299_6327016628403830784_n
With beautiful Ruiyang Xu, the winner of the third Prize

At the final evening, I was granted the pleasure to meet with 17 year-old Cambodian violonist, Sokhema Di Croce, originally from Battambang and who was adopted by her Roman parents when she was only 11 months. I was raptured by the power of her interpretation and I hope to re-meet her very soon in Rome. Maestro Gianni Maria Ferrini already promised her to organise a concert at Ariadimusica, in which she will be able to show her great talents.

20180625_012243
From left to right: Mr. and Mrs. Di Croce, Maestro Gianni Maria Ferrini, Sokhema Di Croce, His Higness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong, Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

20180625_181415

20180624_193014

After the gala concert, we got together with the “Happy Few” and had a funny and relaxing dinner in a place called “il Chicco Verde” and finished with a delicious ice-cream at “La Regina”, property of Signora Irma where my friends, Maestro Sacha De Ritis and his student, Mattia Carugno explained to me some tricks to play their favourite instrument: the traverse flute.

35922344_10157612785405299_507734635547983872_o
Mattia Carugno, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong, Maestro Sacha De Ritis

16th June 2018: Second edition of “Vissi d’arte sulle ali del grifo”, a fund-raising Gala Evening at Castello Grifeo in Partanna, Sicily.

35651014_10216807266003706_8791035509238398976_o
Castello Grifeo in Partanna (Sicily)

On Saturday 16th June 2018, as promised two years ago, Prince Giuseppe Grifeo di Partanna decided to gather some friends once again in the Castle of his ancestors in Partanna, Sicily. Thanks to Dottore Domenico de Gennaro and the “Il MedioEvo” Association, the funds reunited in occasion of this Gala Dinner will be used to restore two wonderful masterpieces of Sicilian XVIIIth Century.

35682247_10216807963821151_5216098018461220864_o
An overview of the Gala Dinner on 16th June 2018 at Castello Grifeo in Partanna (Sicily)

 

35652779_10157598797105299_5780496131775528960_n
Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini and His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong, in a fraternal embrace with Prince Giuseppe Grifeo di Partanna

Before dinner, Prince Giuseppe Grifeo di Partanna invited Maestro Vincenzo Marrone d’Alberti, togetehr with his talented young student, Maesto Luca Lione to play romantic pieces of Chopin, Lizst and Brahms and my emotion was at its utmost level, when  I heard the notes of Ravel’s “Ma Mère l’Oye”, a surprise for Prince Grifeo (who particularly appreciates this piece of music) but also for me, as Ravel composed it right after attending the performance of the Royal Ballet of Cambodia at Pré Catelan in Summer 1906, following King Sisowath in state visit.

35761499_10216807699974555_5934622033919868928_o
Maestro Vincenzo Marrone d’Alberti and Maestro Luca Lione interpreting with grace and sentiment Maurice Ravel’s suite “Ma Mère l’Oye”.

The funds gathered two years ago served to restore a magnificent statue of San Giovanni Battista, a glory of Sicilian medieval wood sculpture tradition.

35789910_10216807267083733_7397603515457077248_n
Mayor Nicolà Catania and Doctor Domenico (Mimmo) de Gennaro revealing the beautiful newly restored statue of San Giovanni Battista

Many friends of Prince Giuseppe Grifeo di Partanna have participated with enthusiasm to this prestigious Gala evening and the celebration went on, until late into the summer night, among laughs and joyful jokes of a merry company, who promised to do it again very soon !

35665616_10216807333205386_4190463358639538176_o
The arrival of Doctor Domenico (Mimmo) de Gennaro and his charming wife, Doctor Rosalia Crescenti, our charming hosts on this auspicious day.
35634169_10216807320005056_8777811180379963392_o
Our dear friends, Mr. Rafaele Beninati and his gorgeous wife, Mrs. Giovanna Maria Ciolino, who prepared for the happy few of us the most incredibly delicious “pasta” with the world famous red shrimps of Mazara, the day before !
35645503_10216807321605096_7847918505591570432_o
Glamourous Agata Palazzo, in a splendid evening ensemble of bronze silk, together with Prince Giuseppe Grifeo di Partanna

35649046_10216810811492341_3141774250675798016_o

35728720_10157594183210299_1622307360716357632_n
Happy gathering at the end of the evening, around young promising Tenor Roberto de Gennaro Crescenti, Meastro Vincenzo Marrone d’Alberti, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong, Prince Giuseppe Grifeo di Partanna, Photographer Angelo Campus, Doctor Antonio Roberto Tartamella and talented young Maestro Luca Lione.

Needless to say that this enchanting evening is still alive in our hearts and we are looking forward to going back to this lovely area of the Beautiful Sicily.

All my gratitude and sincere thanks to our marvellous photographer, Mr. Angelo Campus.

 

 

 

 

“La forza della realtà”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Giugno 2018 su Billy Budd di Britten per la prima volta all’Opera di Roma.

“La forza della realtà”, articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini in “L’Opera International Magazine”, Giugno 2018 su Billy Budd di Britten.

32191079_10157484212175299_2379362133377810432_n

“Il poeta britannico Wystan Hugh Auden rimproverò Britten perché a suo avviso nel Billy Budd la tematica omosessuale, perno del complesso intreccio di sentimenti irrisolti e sospesi, non era espresso con maggiore determinatezza. Eppure, come ci dimostra l’attuale produzione in scena al Teatro dell’Opera di Roma, tutto vi è detto; implicito in una densa drammaturgia tratta dal postumo romanzo breve di Herman Melville rielaborato nel concetto da Edward Morgan Forster (l’autore di Maurice e di Passaggio in India) e nella teatralità da Eric Crozier, di attenta lettura nell’arcobaleno sonoro di Britten di dissolvenze incrociate, dialogo, scontro, negazione di una partitura densa, ora apparentemente soave o tormentata dove il sottinteso non è altro che un messaggio che aspetta di essere compreso. Al Teatro dell’Opera il Billy Budd, per la prima volta a Roma, è proposto nella versione definitiva in due atti, prologo ed epilogo del 1960, senza pregiudizi e al contrario aliena da troppo attuali compiacimenti.”

IMG_20180618_0004

IMG_20180618_0002

IMG_20180618_0003

L’Opera International Magazine, June 2018 : “Métamorphoses” or Neang Waddhana Devi, an article by Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

“Métamorphoses” or Neang Waddhana Devi, an article by Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, published in “L’Opera International Magazine”, June 2018, in Italian language on the last tournée of the Royal Ballet of Cambodia in Switzerland and France in May 2018.

To be noted the marvellous photos taken by Swiss photographer, Helmut Stampfli.

Opera_028_GIU_2018_Pagina_080

 

http://www.centralpalc.com/2018/06/lopera-giugno-2018/

 

26th May 2018: Royal Audience granted by His Majesty King Norodom Sihamoni and Her Majesty Queen-Mother Norodom Monineath Sihanouk to Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini and His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong

On Saturday 26th May 2018, in Phnom Penh,  His Majesty Preah Karuna Preah Bat Samdech Preah Boromneath King Norodom Sihamoni  and Her Majesty Queen-Mother Norodom Monineath Sihanouk granted me and Marquis Vincenzo Grisostomi Travaglini the honour of a Royal Audience in Khemarin Palace at 11.00 a.m.

DSC_4607-001

DSC_4605-001

Their Majesties had honoured us with beautiful Royal gifts, silver hand-made traditional plate and box, the re-published Book of the Music of His Majesty King Norodom Sihanouk and the DVD on the Preah Sihanouk Museum.

DSC_4604

DSC_4603

We had then the honour to raise to Their Majesties’ High attention the reporting about our last activities in the field of opera: “L’elisir d’amore” in Manila last October and “Cavalleria rusticana” in Phnom Penh next September.

DSC_4623-002

Before leaving, Their Majesties renewed Their best wishes for the success of Our projects and our souls felt deeply blessed by the Royal esteem and affection both Sovereigns granted us with.

DSC_4629

 

http://www.norodomsihanouk.info/activity/view_id1789.html

“I Giardini delle Apsara” : Presentazione del primo viaggio in Oriente de La Marca Verde al Circolo Cittadino di Ascoli Piceno il 4 Maggio 2018

Invito circolo x mail

Venerdì 4 maggio 2018, al Circolo Cittadino di Ascoli Piceno è avvenuta la presentazione del primo dei viaggi internazionali a cura dell’Associazione La Marca Verde, che ci porterà nel gennaio 2019 in Cambogia, nell’antico regno dei Khmer e delle sue Apsara, ninfe celesti, divinità della musica e della danza che risiedono da oltre un millennio nei sontuosi templi di Angkor, la più vasta aerea sacra del mondo, tra giardini, foreste e dove la natura si fonde in un tutt’uno con l’ingegno dell’uomo.

monument at wat phnom landmark temple in Phnom Penh Cambodia

L’itinerario avrà inizio a Phnom Penh, l’attuale capitale del Regno con visite a Palazzo Reale, alla Pagoda d’Argento e i suoi incantevoli giardini e a Wat Phnom, dove la tradizione vuole che nel XIII sec. sia nata la città: l’antico tempio sulla vetta di una collina verdeggiante. Molte altre visite, senza dimenticare una serata dedicata alla danza, una forma d’arte sacra in Cambogia e di cui la massima espressione è il Balletto Reale.  Bellezze del passato e meraviglie del futuro ed anche un’immersione nell’artigianato di un Paese dalle antiche memorie, quali il trattamento della seta tra le più pregiate, del marmo e del legno.

Ta Prohm

Il viaggio proseguirà  nelle antiche capitali dell’Impero nell’area archeologica di Angkor presso Siem Reap, dove a testimonianza di un glorioso passato sono tutt’oggi presenti oltre duecento templi, nel cuore di una giungla che nei secoli ha avvolto gli edifici molti dei quali, dopo un attento restauro, sono tornati all’originario splendore. Attorniati da un paesaggio favolistico di verde e di acqua si potranno ammirare i celebri canali d’irrigazione, progettati da un’ingegneria a tutt’oggi insuperata.

Ballo dei petali di fiori

A seguito della presentazione del viaggio, una degustazione di prodotti tipici della mia terra,  con un menù che prevede il Nataing: piatto della tradizione Reale a base di macinato di maiale e latte di cocco; Insalata di pollo alla menta: piatto tradizionale della vita quotidiana in Cambogia con pollo, foglie d’insalata, cetrioli, carote, menta e coriandolo; Spezzatino di manzo o vitella alla Khmer: tipico della regione di Phnom Penh, con citronella, galanga e limone keffir; Banane flambée alla maniera di Re Sihanouk: banana, Rum, zucchero e … un bicchiere di vino, Rosso Piceno, ben Marchigiano !

31901912_10157465196000299_467327527392641024_n
Rossolando lo spezzatino di vitello al Kroeung Khmer
IMG_9661
Insalata di pollo alla citronella, Nataing al coriandolo e riso ( Photo credits: Domenico Oddi )
IMG_9698
Gli ospiti alla scoperta di sapori esotici dalla lontana Cambogia ( Photo credits: Domenico Oddi )

Ringrazio con affetto il Presidente de La Marca Verde, la Principessa Stefania Pignatelli Gladstone, il Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini, il Circolo Cittadino di Ascoli Piceno , con una particolare gratitudine al mio caro Amico Peppe Ceccarelli, i Chef Gianluca Mannocchi e Alessio Panìco per aver reso possibile una serata cosi armoniosa, alla scoperta della Cambogia e delle sue meraviglie.

IMG_9663
La Principessa Stefania Pignatelli Gladstone, Presidente de La Marca Verde con il suo caro cugino, il Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini ( Photo credits: Domenico Oddi )

Vorrei ringraziare caloraosamente il Presidente Ferruccio Squarcia per l’impeccabile accoglienza da parte del Circolo Cittadino di Ascoli Piceno, in linea con la migliore ospitalità che caratterizza il territorio delle Marche, sempre generosa ed elegante. I nostri Paesi sono lontani, eppure così vicini nella condivisione di valori, nel rispetto delle tradizioni e nella visione di un futuro dai più ampi orizzonti. Mi auguro con il mio intervento non solo di aver promosso una lodevole iniziativa de La Marca Verde, di cui mi pregio di essere socio, ma di aver aperto una finestra di conoscenza sul Regno di Cambogia, così come non manco occasione di lodare la Terra dei Piceni, dove mi sento accolto come in una seconda patria.

31882975_10157465196170299_2564649333219655680_n
Il Nataing è pronto ! In compagnia dei miei nuovi amici Chef, Gianluca Mannocchi e Alessio Panico

 

Vorrei, in fine, porgere i miei sentiti ringraziamenti al nostro grande fotografo, Domenico Oddi , che, grazie al suo talento, ha immortalato questo momento importante con sensibilità e gusto.

 

IMG_9560
Stanco ma felice ! ( Photo credits: Domenico Oddi )

Vorrei, in fine, porgere i miei sentiti ringraziamenti al nostro grande fotografo, Domenico Oddi , che, grazie al suo talento, ha immortalato questo momento importante con sensibilità e gusto.

 

Historic photo: French President François Mitterrand and Italian President Francesco Cossiga welcomed by Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini at the Opera of Rome on 14th December 1990.

French President François Mitterrand and Italian President Francesco Cossiga welcomed for a Gala Evening at the Opera of Rome by Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini on 14th December 1990.

This photo was taken by Rino Barillari, the King of Paparazzi and published in Italian newspaper “Il Messaggero” on 15th December 1990.

 

VGT MItterrand Cossiga 151290 Opera di Roma

8th April 2018: Sanda Pandza’s Gala Dinner “Think equal, be different!” or how to put together Beauty, Elegance and Glamour with charm and kindness !

30594601_1595160297267233_7321120631930486784_o
WP ACADEMY – “Noi non siamo i migliori o meglio degli altri perché l’umiltà è alla base del nostro pensiero. Di sicuro diamo il meglio di noi stessi in tutto quello che facciamo perché amiamo condividere la passione e l’amore per il nostro lavoro con chi la pensa come noi e con chi crede in noi.
L’uguaglianza, la lealtà e l’onestà è il motore che ci spinge verso la ricerca di quella bellezza che non deve tramontare mai: la ricchezza dei rapporti umani perché solo nei rapporti con gli altri che si ottengono i risultati migliori.”

In occasion of the end of the Spring session of the Wedding Planner Academy, Sanda Pandza, THE fairyevent maker based in Rome had the smashing idea to organise a somptuous gala dinner at Villa Aurelia on the Gianicolo, gathering all the best providers in terms of catering, floral design, entertainment, photographer, etc…

LAT_0043
In company of Sanda Pandza, la Maga dei matrimoni di lusso e di gusto

After four days of intensive courses dealing with the various topics around the theme “How to become the ideal wedding planner”, Sanda invited all her eighteen students (including me and my delicious colleague, Cristina Procaccini from Borgo Seghetti Panichi in Castel di Lama, Ascoli Piceno) to actively participate in the “making of” of this magic evening. We were asked to be obedient and kind towards the Banqueting almighty “Signora Valentina” who taught us how to dress up a table, measuring the distance between plates, glasses, forks and knives, taking into account the magnificent flower compositions of Maestro Andrea Patrizi.

LAT_0435
Sanda Pandza, Andrea Patrizi e Valentina Picca Bianchi

Then we watched with most attention the setting up of the light designing features by Nico Celano and the creations of two “Open Bars” of great Ivan Visentin, who, after touring the world, especially Australia and South-East Asia, chose to follow his heart and stopped in the Eternal City where love and sucess were two good reasons for him to dwell in !

30515684_10157391599730299_5090715386081443840_n
With legendary Barman Ivan Visentin (OffSide Events)

In the meantime, Giuseppe Voci, Alessandro Iasevoli and Roberto Marchionne, photographers and videomakers from Latitude41 studio, together with charming Alessandro Zingone and young Paolo Furente were bursting into butterfly moves around the gorgeous ladies, who not only were wearing the marvellous wedding gowns created by Cinzia Ferri but also looking for the most beautiful smiles among the invitees of this very glamourous dinner.

LAT_0572
Creazioni di Cinzia Ferri

Last but not least, the entertainment chapter: we were absolutely enchanted by the Fadlun singing brothers and the young and beautiful Oumy N’Diaye who brought us their voices as a gift, a very pleasant “preludio” to the dancing party, which lasted late into the night.

LAT_0446
The Fadlun Brothers and DJ Leo Alessandrelli
30515878_133982434113972_1089184974913888617_n
During the Gala Dinner…
LAT_0591
Splendid Oumy N’Diaye
LAT_0308
Beautiful Sanda Pandza, posing next to the Imperial Table

THINK EQUAL. BE DIFFERENT:
Event Planner: Sanda Pandza Events
Venue: Villa Aurelia
Catering: Whitericevimenti Banqueting & Luxury Events
Floral design: Andrea Patrizi Nunzia Stefania de Iuliis
Light design: Nico Celano
Open Bar: OffSide Events
Dinner music: Benny Baruch Fadlun
DJ: Leo Alessandrelli
Vocalist: Oumy N’Diaye
Bridal Designer: Cinzia Ferri
Readings: Barbara BicomeBi Folchitto
Photo: Giuseppe Voci Alessandro Iasevoli ZingOne At The Wedding
Video: Roberto Marchionne Paolo Furente
Dance: Giulia Cencioni
Assistant: Viviana Battaglione
Make up: Raffaele Fabbricatore Martina Russo
Hair: Daniele Doria
Rental: Preludio Noleggio
Flowers: Meijer Roses

https://www.buonaseraroma.it/web2016/it/blog/adriano-benedetto/roma-villa-aurelia-sanda-pandza-luxury-events-ha-presentato-la-serata-gala

 

“La Sonnambula” di Vincenzo Bellini all’Opera di Roma, Febbraio 2018

L’Opera International Magazine N°25
Marzo 2018
“I traumi infantili della piccola Amina:
Roma: Jessica Pratt, protagonista della Sonnambula”
Articolo del Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

L'Opera Marzo 2018

La Sonnambula 1

La Sonnambula 2

pbrc
Il Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

“La Traviata” al Teatro dell’Opera di Roma, 28 Febbraio 2018 : il Soprano Maria Grazia Schiavo, imparagonabile Violetta !

Nella cultura francese, “La dame aux camélias” di Alexandre Dumas ci trasporta ai nostri anni di liceo, quando nelle turpitudine dell’adolescenza, la professoressa di letteratura ci leggeva della lenta agonia di questa Signora che, dopo esser stata la “Demi-Mondaine” più apprezzata di Parigi, trova vicina a morte la luce immacolata di una redenzione in un mare di sangue, conseguenza della tubercolosi. Poi, arriva Verdi e per la sua Traviata non si parla più della fanciulla che usava la propria bellezza per attrarre favori e denari di uomini benestanti, ma di una delle opere più amate al mondo, nonostante il tema stridente le norme morali della società occidentale, moralista e giudeocristiana.

DC
La Dame aux Camélias. (Tchistovsky Lev)

Ovviamente, molte delle mie amiche, anche le più cattoliche e moralmente rigide, mi hanno confessato di adorare La Traviata e mi sono interessato come tutti al destino tragico di Violetta e di Alfredo Germont.

Roma, 28 Febbraio 2018. Parlando con il Maestro Antonio Pergolizzi, ho saputo che una delle mie dive preferite, il soprano Maria Grazia Schiavo, cantava il ruolo di Violetta all’Opera di Roma. Dopo due giorni di ghiaccio e di neve siberiana, il calore di Verdi e della sua musica sarebbe stato la mia consolazione. Salvato al termine della recita da un’inattesa tempesta di neve dal mio carissimo amico, il tenore, Conte Giuseppe Tedeschi (…ma di questa buriana notturna non potevo immaginare quando sono arrivato al Teatro).

MGS 2
Il Soprano Maria Grazia Schiavo e secondo dalla destra, il mio caro Amico, il tenore, Conte Giuseppe Tedeschi © Yasuko Kageyama / TOR

 

Fortunatamente, con la complicità di una cara Amica, in compagnia del carissimo Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini, il mio mentore in materia di lirica, sono riuscito ad avere un palco di platea, giusto sopra la fossa dell’orchestra, sul lato sinistro. All’inizio di un preludio elegantemente diretto dal Maestro Pietro Rizzo, il sipario si apre su l’interno dell’ “Hôtel Particulier” di Violetta a Parigi. Una “silhouette” femminile avanza scendendo da un ampio scalone, le candele si ravvivano e Lei comincia a cantare…. o dovrei dire a “incantare”; è Lei: Maria Grazia Schiavo.

MGS 1
“Follie, Follie….” © Yasuko Kageyama / TOR

Bellissima, in un vestito della metà dell’ottocento nero con delle camelie viola nello chignon, il Soprano ci trasporta nella casa voluttuosa, dove Lei stessa si “affida al piacere”. Non solo Maria Grazia ci invita a seguirla in veste di Violetta, ma ognuno di noi si sente un Alfredo Germont, perdutamente innamorato e inesorabilmente attratto verso una tragica fine che vorremmo non imminente. La magia della musica apre il giardino dei nostri ricordi e il famoso Brindisi lascia le nostre anime nell’inganno del tempo di un sorriso, nell’illusione dell’attimo ricreato per mano dell’artista. Maria Grazia rende con perfezione le diverse sfumature della Donna in preda alla gioia, al dubbio, alla disperazione e alla salvezza mistica. Lei sola sa dare a Violetta questa freschezza di una finta innocenza, mentre supplica Germont-padre di accoglierla come una figlia; poi, splendente in un abito scarlatto, riceve con dignitosa fermezza la ferita dei soldi lanciati in faccia dal suo amante furibondo; alfine, nel letto monumentale con baldacchino azzurro, vestita di bianco, avanza verso la morte, fiduciosa e forte per aver ritrovato l’Amore, dopo aver intonato un “Addio” che mi fa tremare della sua malinconica e straziante melodia … e tutt’ora, mentre scrivo queste righe, umile omaggio a una grande Artista della Lirica.

Addio, del passato bei sogni ridenti,

Le rose del volto già son pallenti;

L’amore d’Alfredo pur esso mi manca,

Conforto, sostegno dell’anima stanca

Ah, della traviata sorridi al desio;

A lei, deh, perdona; tu accoglila, o Dio,

Or tutto finì.

Le gioie, i dolori tra poco avran fine,

La tomba ai mortali di tutto è confine!

26814457_10157090522585299_7077783535532336093_n
Giugno 2017, Teatro dell’Opera, Roma: Dopo la recita, ho l’onore di incontrare Maria Grazia Schiavo, quando cantava il ruolo della Contessa de Folleville: Incantevole !

The Royal House of Cambodia : the three pages on His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong

“The Royal House of Cambodia” is the last book written by His Excellency Julio A. Jeldres, in which three pages are dedicated to the biography of His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong.

The book was officially launched on 20th December 2017 at the Royal Palace in Phnom Penh.

20180122_121502

Libro Genealogia Khmer_Pagina_3

Libro Genealogia Khmer_Pagina_2

Libro Genealogia Khmer_Pagina_7

Libro Genealogia Khmer_Pagina_4-bis

Libro Genealogia Khmer_Pagina_5

Libro Genealogia Khmer_Pagina_6

Wedding of His Highness Prince Sisowath Samyl Monipong and of Her Highness Princess Norodom Daravadey, 8th January 1967, Royal Palace, Phnom Penh

This article was published in “Kambuja” of February 1967.

Many thanks to His Excellency Julio Jeldres who sent me this precious archive from his own collection.

 

Kambuja February 1967 1

Kambuja February 1967 2DVD0004

Prince Monireth Fleurs d'arequier
His Royal Highness Prince Samdech Krom Preah Reacheameatola Vongsa Phimouk Chea Barom Reach Noussarak Sisowath Monireth pouring the pure flower of the arec as a symbol of fidelity.

 

Thursday, 30th November 2017: Courtesy call to His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy together with Mrs. Pinuccia Pitti and Mrs. Milena von Rex of Marianna Foundation for Human Rights

On Thursday, 30th November 2017, at 4.00 PM, His Highness Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong paid a courtesy call to His Excellency Monsieur Christian Masset, Ambassador of France to Italy, together with Mrs. Pinuccia Pitti, President and Founder of the Marianna Foundation for Human Rights and her Counsellor, Countess Milena von Rex. During the conversation were exchanged views on the development of the Marianna Foundation. Mrs. Pitti invited the French Ambassador to participate to the next annual event on 31st January 2018, which will be the occasion to dedicate a lifetime achievement award to a French Personality, recently deceased.

20171130_175222
From left to right: Mrs. Pinuccia Pitti, Mrs. Milena von Rex, Ambassador Christian Masset and Prince Sisowath Ravivaddhana Monipong

 

To discover the work of the Marianna Foundation:

http://www.fondazionemarianna.org/

Montenegro e Cambogia: Un felice incontro tra Case Reali, lontane geograficamente, ma vicine nella condivisione di valori.

Un felice incontro tra Case Reali, lontane geograficamente, ma vicine nella condivisione di valori. Sua Altezza Reale il Principe Nikola Petrović-Njegoš di Montenegro a cui l’ufficialità di promuovere all’estero l’identità, la cultura e le tradizioni del proprio Paese e Sua Altezza il Principe Sisowath Ravivaddhana Monipong nella sua qualità di Ambasciatore della Real Casa di Cambogia a cui sono state affidate analoghe finalità.
Nel corso della serata, dopo i rispettivi saluti di benvenuto, sono stati affrontati temi particolarmente sensibili quali il messaggio ecumenico del Santo Padre, l’auspicio del rafforzamento di un’amicizia fraterna tra i popoli slavi e in particolare dell’ex Jugoslavia e lo sviluppo di un sentimento collettivo per la protezione dell’ambiente e la solidarietà ecologica per un futuro comune nel rispetto dei diritti umani; argomenti di particolare concretezza per lo sviluppo di una coscienza collettiva e di vicinanza tra le diverse genti.
20171119_202118
L’incontro è avvenuto il 19 novembre 2017 al Grand Hotel de la Minerve a Roma, presente la Dottoressa Nalini Errate, il Conte Giuseppe Tedeschi, Rappresentante Ufficiale della Dinastia dei Petrović-Njegoš e il Nobile Alessio Butti, Consigliere Diplomatico del Principe Nikola. Con loro, ospite d’onore, Sua Eccellenza Miodrag Vlahovic, Ambasciatore del Montenegro presso la Santa Sede, Monsignor Jean-Marie Gervais, Prefetto coadiutore del Capitolo Vaticano, nonché Presidente dell’Associazione culturale Tota Pulchra, la Nobildonna Maria Ratkova, Mezzo soprano, Fabio Cassani Pironti, Conte di Giraldeli, il Marchese Vincenzo Grisostomi Travaglini e il Dottore Maurizio Napoli della FINNAT.

“L’elisir d’amore” of Gaetano Donizetti in Manila: the memories of the setting up of an Opera in the Philippines with Maestro Vincenzo Grisostomi Travaglini

The project for a new production of an opera in the Philippines is in itself an adventure.
A challenge into the unknown in a country, which is far, not only geographically but also
culturally. Among lessons learnt out of numerous travels abroad, there is one prevailing
principle: never give a universal meaning to what was already experienced, but one should remain conscious that some precise emotions should be translated not into words, but above all, into thoughts. This is how all began, with an assessment trip to the populous capital city of the Philippines, in Manila.
20170930_070703
Ravi (who kindly hosts me on his Blog) and I were thus involved in a long, but quite usual, trip towards new constructive adventures. Ravi was born in south-east Asia, in Cambodia and in spite of his rational convictions due to his French roots, he still owns the egnimatic turn of mind, typical of Orient. He, a member of the Khmer Royal Family, was the one who pushed me in the enthusiasm of this new challenge, for a major involvement in South-East Asia and in memory of his grandfather, Prince Norodom Monissara, who led the cambodian diplomatic representation in Manila from 1963
to 1965. It is with pride that we wore the precious Barong, the traditional formal philippine shirt, a gift of Mrs. Tantoco.
20171007_220742
As far as I was concerned, in order to proceed with method, I had to convince myself once again that Asia is huge continent and that the Philippines were far away from industrious Japan, where I had so many work satisfactions, from borderless China from Beijing to Shanghai or even from creative Cambodia. The Philippines was a specific reality, as each territory owns its proper identity.
Our reference spot in Manila was the CCP, Cultural Center of the Philippines, built in the 1960s under President Ferdinand Marcos, counselled in the cultural field by his wife, Imelda Marcos. I have always been fascinated by the involvement of Orient in musical culture, especially the italian one: One more reason to reflect on how such far countries with so different traditions could receive the message of our classical composers with sensibility. In Manilla, in the last decades, some very famous soloists sang on the CCP stage, from Luciano Pavarotti to Montserrat Caballé. Legendary Palcido Domingo did an unforgettable “Turandot” with Eva Marton, under the direction of Giampaolo Lomi, who was essentially known in the field of cinema and who has been, thanks to his tightly-knit relationship with the Philippines, the main promoter of our participation to this initiative. He was the one to receive the proposal of Mrs. Tantoco, President of the
Philippines-Italia Association, to set up an opera to celebrate the 70th anniversary of bilateral relations between the two nations.
20171008_192347
After the official backgrounds arose the numerous emotions: the tumultuous arrival after a long and tiring trip, the tangling roads in a tropical heat, scarcely mitigated by a supposedly refreshing breeze; and, above all, the curiosity of this immense CCP building, headquarter of a lively activity, with unexpected theatre spaces. An efficient stage staff, with absolute and heartfelt collaboration. One evening, Mrs. Tantoco invited us to a concert of the PPO, Philippine Philarmonic Orchestra, which benefited from the teachings of Maestro Franco Ferrara in the mid 1960s, after his stay in Japan. To put it in a nutshell, a fascinating reality was opening itself to our eyes, inviting us to build up a project, which should have an Italian signature !
L'elisir_d_amore_Manila 06 Francesco Vultaggio
The idea was to involve friends, esteemed professionals, such as Maurizio Varamo of the Opera of Rome for the sets and Otello Camponeschi for the costumes; both fellows, always available, began to work at once to provide me with sketches, renderings and models. The choice of the opera was made by Mrs. Tantoco who preferred “L’elisir d’amore” of Gaetano Donizetti, “melodramma giocoso” which had been never staged in the Philippines. Eugène Scribe chose to virtually set the action in Spain, in Asturias province, but it is well known that the “librettista” Felice Romani and above all, Donizetti himself, wanted the opera to take place in Lombardy.  We were here in the Pacific Ocean and to give a special expression to the action, I chose to set it in the Roman countryside with its pinetrees, in the 19th century, mostly inspired by the designs of Bartolomeo Pinelli.
L'elisir_d_amore_Manila 01
The set maker was Mio Infante: From Florence, where he was staying, he came to Rome to be initiated to the treasures of the Eternal City, in occasion of a visit to the workshops of via dei Cerchi, led by Maurizio Varamo with eloquence and many stories, all testifying with wit of the secrets of the Italian School of Opera set designing.
For the costumes, Bonsai Cielo was called and her collaboration gave birth to a beautiful interpretation of the original designs with the bright colours and materials of Philippine traditions.
20171007_142627
Such a new and ambitious project demanded concrete supports and the encounter with Executive Producer Nestor O. Jardin was fundamental. Nes, as we all call him friendly, is such a rich personality, who, from the beginning, welcomed us with professionality and sharpness, even when our requests became so complex and overflowing, understanding the targets and the necessity to have the right means to achieve them. With him, Professor Raul Sunico, a great musician, fanous for his prestigious teachings, full of wiseness.
L'elisir_d_amore_Manila 07 Elena Monti, Byeong In Park , David Astorga
To complete the whole creative team, we were missing the key person, the magus who would be able to render the marvels of lights on stage: the challenge was accepted by Giovanni Pirandello, the great-grandson of the Nobel Prize fro Literature: a concentrate of professionality to be proud of !
20171007_101418
Last but not least, the whole cast of singers was to be chosen with the utmost care, in order to give the right connotations to the voices. The Philippines has asked for a significant italian participation but to materialise the actual spirit of collaboration, we needed definitely to give space to the local artistic excellency expressions.
In Manila, together with Ruggero Barbieri, the conductor chosen by Mrs. Tantoco for his solid reputation in the city for several years, we heard many young singers, most of whom were students of soprano Rachelle Gerodias-Park. The ideal that we were longing for and achieved was to have Rachelle herself bringing her special participation as
Giannetta, who perfectly knows how to “cantare all’italiana”, thanks to the teachings of famous diva Mirella Freni. Together with her, for the role of Belcore, Corean Baritone Byeong-In Park, who happened to be Rachelle’s husband, with his solid voice and reliable stage presence. For Adina, the choice was indicated by the Philippine sponsors who noted Elena Monti in Manila in a concert last year which was quite a success thanks to the art of this young and almost charming soprano.
L'elisir_d_amore_Manila 30, Il coro
We were still missing tenor and “buffo”. This was an admirable opportunity to open up towards young talents of lyrical art and our absolute reference in finding them was Mrs. Giovanna Lomazzi, vice-president of As.Li.Co. She was coming back from Sant Cruz de Tenerife, after listening to Costa Rican tenor, David Astorga, who won immediately
the first prize of the Salice d’Oro: who else could be a be